DEREK HAAS.
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IO TI FAR DEL MALE.
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Titolo originale: The Silver Bear. 2008.
Traduzione di: Alfredo Colitto.
2010. EDIZIONI PIEMME, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Si fa chiamare Columbus. Non  il suo vero nome, ma quello che gli ha dato il suo mediatore il giorno in cui lo ha introdotto in un nuovo mondo fatto di clienti, ingaggi, denaro e sangue.  successo dieci anni prima, e il mondo  quello dei killer professionisti.
Il suo vero nome non lo conosce nessuno. Tutto ci che conta  che non ha mai sbagliato un colpo, sembra nato per uccidere. Lo ha dimostrato a tutti fin dall'inizio, la volta in cui lo avevano incaricato di uccidere un giudice, ribadendo le sue doti a ogni nuovo ingaggio con l'aiuto della sua Glock o di un coltello. Quando, per, gli viene commissionato l'omicidio di Abe Mann, il candidato democratico alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti, Columbus capisce che qualcosa non quadra.
Nonostante non abbia mai conosciuto i propri genitori, ha scoperto molte cose su di loro nel corso degli anni. Sa che sua madre era una prostituta di colore, morta in circostanze poco chiare, e che suo padre  un uomo di spicco della scena politica. E ora conosce anche la data della sua morte, dato che proprio lui  stato incaricato di farlo fuori. Columbus, per la prima volta, ha paura di ci che lo aspetta. Non che provi rimorso all'idea di sparare all'uomo che gli ha rovinato la vita, ma come ogni killer esperto sa che le coincidenze non esistono. Quando
poi rischia di prendersi una pallottola in testa mentre spia il suo bersaglio capisce che i suoi sospetti sono fondati. Da cacciatore  diventato preda.  arrivato il momento di scomparire senza lasciare traccia.
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L'AUTORE.
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Derek Haas (30 giugno 1970)  uno sceneggiatore statunitense.
Lavora in coppia con Michael Brandt, compagno di banco presso la Baylor University, ove entrambi si sono laureati.
Al contrario di Brandt, Derek ha debuttato nel cinema agli inizi degli anni 2000 scrivendo insieme a lui Invincible, un film per la televisione di scarso successo.
La fama arriva nel 2007, quando sempre accoppiato con Brandt, lavora a Quel treno per Yuma, film che gli apre la strada per le grandi produzioni. L'anno successivo viene infatti contattato per scrivere Wanted, un film d'azione con Angelina Jolie che replica il successo di 3:10 to Yuma.
Io ti far del male  il suo primo romanzo. Vive a Los Angeles.
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IO TI FAR DEL MALE.
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Capitolo 1.
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L'ultimo giorno del pi crudele dei mesi, e giustamente piove. Non una pioggia primaverile di rinascita e nuova vita, non per me, almeno. Morte. Nella mia vita, sempre morte.
Sono giovane. Se mi vedeste per strada, potreste pensare: Che giovanotto distinto e simpatico. Scommetto che  un pubblicitario, o forse si occupa di contabilit.
Scommetto che  sposato e sta gettando le basi per formare una bella famigliola. Scommetto che i suoi genitori lo hanno allevato bene.
Ma vi sbagliereste. Io sono vecchio, in molti modi.
Ho visto e fatto cose che vi farebbero correre a stringervi al petto i vostri bambini, con il fiato grosso, ripetendo: Va tutto bene, non preoccupatevi, va tutto bene.
Sono un uomo cattivo. Non ho amici. Parlo con donne o bambini solo per il tempo strettamente necessario.
Mi vesto per confondermi tra la folla, come un camaleonte che scurisce la pelle contro il tronco di una quercia. Porto i capelli corti, nascondo gli occhi dietro occhiali scuri, indosso vestiti che inducono a sbadigliare chi mi incrocia per strada. Non attiro l'attenzione in nessun modo.
Vivo cos da sempre, o almeno cos mi sembra. So che in realt si tratta solo di dieci anni, ma ho dimenticato tutto ci che  successo prima di quel giorno. A parte il dolore. Gioia e dolore tendono a lasciare nella memoria impronte che non svaniscono, impressioni sensoriali, invece di immagini che tornano a galla all'improvviso.
Io ho provato pochissima gioia e molto dolore. La settimana scorsa ho letto un sondaggio secondo il quale il novanta per cento delle persone sopra i sessanta sceglierebbe di tornare adolescente, se potesse. Se quelle persone avessero vissuto un solo giorno della mia vita da ragazzo, nessuno alzerebbe la mano.
Il passato non mi interessa, anche se  sempre l, appena sotto la superficie, come le vaghe forme di animali pericolosi che si avvertono in profondit quando nuoti nell'oceano. Io amo il presente. Controllo il presente. Nel presente sono il padrone del mio destino. Se voglio, posso toccare una persona o lasciarmi toccare da lei, ma solo nel presente. Il libero arbitrio  un dono del presente.
 l'unico tempo in cui posso scegliere di essere pi astuto di Dio. Invece il futuro, il fato, appartengono a Dio. Se cerchi di fregare Dio pianificando il tuo futuro, avrai una grande delusione. Il futuro gli appartiene, e Lui ama i finali alla O. Henry.
Il presente  pieno di pioggia e vento, e mi affretto a chiudermi la porta alle spalle dopo essere entrato in un capannone industriale simile a tanti altri, lungo il fiume Charles.  stato un aprile freddo, e secondo molti questo significa che avremo un'estate lunga e calda, ma io non faccio previsioni. Il magazzino  umido, e odora di muffa, segatura fresca e paura.
Alla gente non piace incontrarmi. Anche coloro che la societ considera pericolosi si sentono a disagio davanti a me. Hanno udito storie accadute a Singapore, Providence, Brooklyn. O a Washington, Baltimora, Miami. O anche a Londra, Bonn e Dallas. Non vogliono dire qualcosa che possa spiacermi, cos scelgono le parole con cura. La paura  un'emozione estranea, per quel tipo di persone. Non amano il modo in cui affonda nello stomaco. Perci si liberano di me appena possono, senza stare a negoziare troppo.
Qui devo incontrare un nero di nome Archibald Grant. Il suo vero nome  Cotton, ma non gli piaceva perch lo faceva sembrare un negro da film. Cos si  trasferito a Boston e ora si fa chiamare Archibald. Crede che gli dia un tono aristocratico, e gli piace come suona in bocca alle puttane, in un falsetto morbido: Archibald, vieni a stenderti vicino a me. Non sa che io conosco il suo vero nome. Ho imparato che  meglio conoscere ogni particolare delle persone che devo incontrare.
Dimostrare di sapere qualcosa che l'altro credeva sepolto per sempre, pu causare un attimo di sorpresa. La maggior parte delle volte, un attimo  tutto ci che mi serve.
Percorro un corridoio e davanti a un'ampia porta mi fermano due neri enormi, ciascuno con il collo grande come le mie cosce. Mi guardano, valutandomi.  evidente che si aspettavano una persona diversa, dopo tutto quello che avranno sentito dire di me.
Ci sono abituato. A quello sguardo che sembra dire: Datemi dieci minuti da solo con lui in una stanza, e vediamo se regge. Ma io non ho un ego da difendere, e preferisco evitare le sfide.
Prego? dice quello a destra, muovendosi giusto quel tanto da lasciarmi intravedere la pistola.
Dite ad Archibald che  arrivato Columbus.
Annuisce ed entra nell'ufficio, mentre l'altro mi studia con occhi bovini. D un colpo di tosse e dice: Sei davvero Columbus?. Il tono  incredulo, di sfida.
Lo ignoro. Non cambio posizione, non muovo neppure un muscolo della faccia, nulla. Sono nel presente.  il mio tempo, e io lo possiedo.
Lui non sa come reagire. Non  abituato a essere ignorato, grosso com'. Ma una vocina interna gli dice che tutte le storie che ha sentito forse sono vere, che forse questo Columbus  davvero il bastardo pericoloso di cui parlava Archibald proprio ieri. Forse  meglio lasciar svanire la sfida, come un segnale radio che diventa sempre pi debole man mano che un'auto si allontana sulla statale.
Fa una faccia sollevata quando la porta si apre e io vengo invitato a entrare.
Archibald  seduto dietro una scrivania in legno. Una lampadina nuda appesa a un filo ondeggia come un pendolo sopra la sua testa. Non  un uomo imponente, al contrario di quelli di cui si circonda. Basso, ben vestito, con un fuoco negli occhi non molto diverso da quello della sigaretta che gli pende da un angolo della bocca.  un uomo abituato a ottenere quello che vuole.
Si alza in piedi e ci stringiamo la mano, una stretta leggera, non impegnativa. Mi offre l'unica altra sedia presente nella stanza e ci sediamo allo stesso tempo.
Io sono soltanto un mediatore, in questa storia dice all'improvviso, in modo da darmi la giusta prospettiva fin dall'inizio.
Capisco.
E un incarico da portare a termine tra otto settimane, come aveva chiesto lei.
Dove?
Fuori Los Angeles.  l che si trover il bersaglio, al momento in cui lei dovr ucciderlo.
Archibald si fa indietro sulla sedia girevole e poggia le mani sulla pancia. E un uomo d'affari che parla di affari. Gli piace questo ruolo. Gli fa pensare agli uomini d'affari negli uffici di Atlanta, dove lui entrava per ritirare la spazzatura e sistemare un nuovo sacchetto di plastica nera nel cestino vuoto.
Annuisco appena. Archibald ruota sulla sedia e apre uno sportello dello schedario abbinato alla scrivania.
Ne estrae una cartella, la spinge verso di me attraverso il tavolo e aspetta.
Tutto ci che ha chiesto  l dentro. Pu controllare.
So dove trovarla, nel caso manchi qualcosa.
Affermazioni come questa possono metterti nei guai, perch  possibile interpretarle in molti modi. Forse  un commento neutro, forse  una battuta, o forse un po' di tutti e due. Ma in questi ambienti quasi sempre  una minaccia, e a nessuno piace essere minacciato.
Lui mi fissa, con un'espressione indecisa tra il sorriso e l'offesa, ma qualunque cosa cerchi sul mio viso, non la trova. Non ha altra scelta che ridere, per far capire alle guardie del corpo che non si tratta di una mancanza di rispetto.
Ah, ah. Una risata solo parziale. Buona questa. Be' comunque c' tutto.
Prendo la valigetta e mi alzo in piedi. Stavolta lui non tende la mano.
Vado verso la porta, valigetta in mano, ma la sua voce mi ferma. Non riesce a evitarlo, la curiosit ha vinto sulla prudenza. Forse non ci rivedremo pi, e deve sapere.
Ha davvero fatto fuori Corlazzi su quella barca?
Vi sorprenderebbe sapere quante volte mi fanno questa domanda. Corlazzi era un boss di Chicago responsabile di lotte sanguinose durante gli anni Sessanta e Settanta. Un uomo che aveva ridefinito il ruolo della mafia, quando le droghe avevano sostituito gli alcolici. Aveva visto il futuro in anticipo, ed era riuscito a ritagliarsi un ruolo di grande rilievo.
Era odiato e temuto, e la sua paranoia sconfinava nella follia. Per assicurarsi un regno duraturo, si era ritirato su un enorme yacht ormeggiato al centro del lago Michigan. La barca era piena di uomini armati e l'unico collegamento con la terraferma era un motoscafo pilotato da suo figlio Nicolas. Sei anni fa, Corlazzi  stato trovato morto con una pallottola nel cuore, senza che nessuno avesse sentito lo sparo. La stanza in cui si trovava era chiusa a chiave, con un drappello di guardie fuori dalla porta.
Ora, non sono obbligato a rispondere a questa domanda.
Posso andarmene e lasciarli tutti e tre a chiedersi come un tipo anonimo come me possa aver compiuto tutte le imprese attribuite al nome Columbus.  una tattica che uso spesso, davanti a domande del genere.
Ma oggi, l'ultimo giorno del pi crudele dei mesi, la penso in modo diverso. Ho sei occhi puntati su di me, e una reputazione pu vivere per anni sulla testimonianza di tre neri in un magazzino alla periferia di Boston.
Ruoto su me stesso, e nel tempo di mezzo respiro, ho una pistola in mano e premo il grilletto, in un unico movimento. La sigaretta schizza via dalle labbra di Archibald, ruotando nell'aria come il bastone di un giocoliere.
Il proiettile si pianta in un mattone sopra lo schedario mentre la gravit conduce la sigaretta ad atterrare con la grazia di un elicottero sul pavimento di cemento. Quando i sei occhi guardano in su, io sono gi scomparso.
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Capitolo 2.
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Raffiche di vento mi pungono un lato della faccia, mentre
apro il portone dell'edificio in cui abito. Quando la
sentir raccontare, questa storia avr assunto proporzioni
sovrumane. Nella stanza ci saranno stati dieci uomini
invece di tre, tutti con le pistole puntate su di me. Archibald
mi avr insultato, dicendo: Ecco la tua valigetta,
stronzo o qualcosa di simile. Io avr scansato i proiettili,
falciato sette uomini e camminato sulle acque, prima
di far schizzare la sigaretta dalla bocca di Archibald. Il
passaparola della malavita  molto meglio di qualsiasi pubblicit.
Il mio appartamento non riflette l'ammontare del
mio conto in banca. Duecentoquaranta metri quadrati,
poche decorazioni e solo i mobili e gli elettrodomestici
necessari per una permanenza di una settimana, il
tempo massimo che trascorro in questa casa. Non ho la
donna delle pulizie, non sono abbonato a un quotidiano
e non ho neppure la cassetta della posta. Il padrone
di casa non mi ha mai visto in faccia, ma una volta all'anno
riceve in contanti il doppio dell'affitto. In cambio, evita le domande.
Poso la valigetta sul mio unico tavolo, la apro e tiro
fuori il contenuto. Banconote da venti, cento per ogni
mazzo, cinquecento mazzi in totale. Questo  l'anticipo,
ricever il triplo a lavoro finito. Sotto i soldi c' una
busta gialla. Il denaro non esercita nessuna attrazione
su di me. Sono immune al suo canto di sirena come se
avessi preso un vaccino. La busta, al contrario,  la mia droga.
Infilo un dito sotto la chiusura e la apro, tirandone
fuori alcuni fogli con grande attenzione, come se fossero
preziosi e molto fragili. E questo ci che mi toglie il
respiro, mi fa mancare il cuore, mi stringe lo stomaco.
Questo  ci che mi spinge sempre a cercare un altro
contratto, malgrado ci che costa alla mia coscienza.
Questo: il primo sguardo alla persona che uccider.
Venti fogli, due raccoglitori pieni di foto, un programma
da seguire, un itinerario e una patente di guida di
Washington, D.C. Assaporo il primo sguardo a queste
cose come un affamato assapora l'odore di una bistecca.
L'obiettivo occuper le mie prossime otto settimane, e
queste carte, anche se lui non lo sa, rappresentano le
prime righe del suo certificato di morte. La busta  davanti
a me, i fogli sparsi accanto ai soldi sul tavolo, la fine
della vita di quest'uomo ormai scontata, certa come il
sorgere del sole.
Rapidamente, prendo il primo foglio e alla luce che
entra dalla finestra poso lo sguardo sul nome scritto in
grande in cima alla pagina.
Un pugno invisibile mi colpisce, togliendomi il fiato.
Come pu essere? Qualcuno lo sapeva? Hanno scoperto
il mio passato e preparato tutto come una burla
ai miei danni? No...  impensabile. Nessuno conosce la
mia identit. Niente impronte digitali, niente biglietto
da visita, mai una traccia della mia esistenza lasciata per
sbaglio sulla scena di un crimine. Non sopravvive nulla
che possa collegare Columbus a quel neonato strappato
dalle autorit alle braccia della madre per affidarlo alla tutela dello stato.
Abe Mann. Questo  il nome scritto in cima al foglio.
Pu trattarsi di una semplice coincidenza? Difficile.
L'esperienza mi ha insegnato che le coincidenze sono un
artificio dei romanzi, ma hanno poca autorit nel mondo
reale. Apro il raccoglitore e i miei occhi assorbono
una foto dopo l'altra. Nessun errore: si tratta dello stesso
Abe Mann che attualmente  Speaker of the House of
Representatives degli Stati Uniti d'America. Lo stesso
Abe Mann che rappresenta il settimo distretto dello stato
di New York, lo stesso Abe Mann che presto inizier
la campagna per farsi candidare dal suo partito alla
presidenza della nazione. Ma non  stato questo a farmi
restare senza fiato. Ho gi ucciso uomini potenti e sono
felice di avere la possibilit di farlo ancora. Il fatto  che
Abe Mann non  solo questo.
Ventinove anni fa, era un parlamentare neoeletto,
con una bella moglie, una bella casa e una bella reputazione.
Frequentava le sedute del Congresso pi di
qualunque altro deputato. Partecipava a tre comitati e
veniva invitato a partecipare ad altri tre. Era considerato
una stella nascente del suo partito, invitato spesso
anche in televisione, durante i programmi politici della
domenica. E gli piacevano le puttane.
Abe era un uomo imponente. Un metro e novanta,
ex membro della squadra di basket dell'universit di
Syracuse. Spos la figlia di un amministratore, una donna
rigida e frigida. Smise di amarla ancora prima che
finisse la luna di miele. E non appena tornarono dalle
Bermuda and per la prima volta con una prostituta.
Trascorreva i giorni feriali in ufficio in qualit di rappresentante
distrettuale. I fine settimana li trascorreva
dappertutto meno che a casa. Per cinque anni dorm
raramente nel suo letto, e sua moglie teneva la bocca
chiusa, temendo che altrimenti la loro vita intima sarebbe
finita sul notiziario delle cinque, tra la politica estera
e le previsioni del tempo.
Una volta approdato a Washington, Abe scopr un
nuovo livello di prostituzione. A New York le puttane
d'alto bordo non mancavano, beninteso, ma non erano
nulla in confronto alle donne che si occupavano dei leader
della nazione. Non ebbe neppure bisogno di fare
qualche domanda discreta. Fu avvicinato ancora prima
del giuramento, la prima notte del suo primo viaggio
nella capitale, dopo le elezioni. Un senatore, un uomo
che aveva visto fino ad allora solo in televisione, lo chiam
nella sua stanza d'albergo e gli chiese se avesse voglia
di partecipare a un festino. Che notte, quella notte. La
posta era alta, le donne giovani, belle ed estremamente
disponibili. Prov un nuovo livello di estasi.
Quello stesso anno, dopo il suo trasferimento definitivo
a Washington, divenne un cliente fisso di una
prostituta nera dal corpo scultoreo di nome Amanda B.
Nonostante le resistenze della donna, la costrinse a scopare
senza preservativo, spinto da una fame crescente
di emozioni sempre pi forti. Per sei mesi, la scop in
posti sempre pi pubblici, in posizioni sempre pi pericolose,
con una ferocia animale crescente. Aveva bisogno
di dosi sempre maggiori per soddisfare i suoi appetiti.
Quando lei rest incinta, il suo mondo gli croll intorno.
And da lei in lacrime, chiedendo perdono. La
donna fino a quel momento non lo aveva temuto, ma
quel cambiamento significava che era pi pericoloso di
quanto credesse. Sapeva cosa sarebbe successo: dopo le
lacrime, l'autoflagellazione, dopo i perch proprio a
me? e tutto il resto, il suo rimorso interno si sarebbe
rivolto all'esterno. Avrebbe dovuto affrontare le proprie
debolezze, e quello che avrebbe visto non gli sarebbe
piaciuto. Quindi avrebbe distrutto ci che lo faceva
sentire cos male. Anche quando il suo stato mentale
era alterato dalla cocaina, Amanda B. sapeva benissimo
tutto questo.
Ma le piaceva sentire il bambino che cresceva dentro
di lei, gonfiandole la pancia, muovendosi. Lei!
Amanda B. alias LaWanda Dickerson di East Providence,
Rhode Island, alias detenuta 43254 dell'istituto
correzionale Slawson Home for Girls. Lei poteva creare
la vita proprio come l'altera moglie di un congressista,
o come una casalinga annoiata in una grande casa
con un grande parco accanto a un grande lago. Poteva
farlo, proprio come loro.
Allora decise di nascondersi. Sapeva che lui sarebbe
venuto a cercarla, ma non l'avrebbe trovata. Aveva un
amico, a East Providence, un tizio che si era innamorato
di lei quando aveva quattordici anni e che ogni tanto
le telefonava ancora. Lui l'avrebbe ospitata, l'avrebbe
nascosta dalle ricerche del congressista. Se solo fosse
riuscita ad arrivare nello stato di Rhode Island...
Ma non ci riusc. Invece, fin all'ospedale. Con il
naso sanguinante, i polmoni che rischiavano di esplodere
e il cuore che le trapanava il petto. La polizia la
trov durante una retata, incinta di sette mesi, nel seminterrato
di un edificio abbandonato. Aveva un laccio
di gomma intorno al bicipite e una siringa infilata nel
braccio. Fu ricoverata in ospedale sotto il nome di Jane
Doe n. 13. Il giorno dopo entr in travaglio e diede alla
luce un maschio di due chili. I servizi sociali glielo sottrassero
dopo che lo aveva tenuto tra le braccia per
meno di un minuto.
Abe Mann la vide per l'ultima volta due mesi pi
tardi. Ormai aveva capito gli errori commessi e aveva
dedicato di nuovo la vita alla nazione, alla moglie legittima
e a Dio, perci quando LaWanda and a trovarlo
la fece scortare fuori dalle guardie del corpo, mentre lei
urlava con pi veemenza che mai. Dieci giorni dopo fu
trovata morta in un vicolo dietro un distributore di
benzina, con un coltello piantato nel collo. Il detective
incaricato dell'indagine dichiar che si trattava di una
ferita autoinflitta, anche se il coroner non aveva trovato
prove certe a sostegno di quella tesi.
Ho impiegato due anni e mezzo a mettere insieme
tutto questo. Non ho mai voluto sapere nulla del mio
passato fino all'et adulta. Non credevo che sarei sopravvissuto
abbastanza a lungo perch questo facesse
una differenza. Poi, dopo aver ucciso l'ottavo bersaglio
in tre anni e aver raggiunto un elevato livello di professionalit,
ho cominciato a chiedermi chi ero.
Da dove venivo? Chi erano i miei genitori? Il passato
ha allungato la sua enorme zampa nera colpendomi
in piena faccia.
Cos ho iniziato a scavare, con tutta la pazienza e la
prudenza necessarie, cominciando a ricomporre il puzzle
dall'esterno e avanzando lentamente verso il centro.
Un articolo di giornale, un referto ospedaliero, un rapporto
della polizia, finch il quadro ha preso forma ed
 stato completato. A quel punto, ho deciso di abbandonare
il mio passato una volta per tutte. Il mio territorio
sarebbe stato il presente, e solo il presente. Ogni
volta che avevo provato a fare amicizia con il passato,
ero stato rifiutato. Non ci avrei provato pi. Avrei seppellito
mia madre cos in profondit da non poterla pi
ritrovare. E avrei fatto lo stesso anche con mio padre,
il congressista Abe Mann.
Mio padre. La prossima persona che dovr uccidere.
A Los Angeles, tra otto settimane.
 una coincidenza, o qualcuno ha scoperto il mio
passato e ha ricomposto il puzzle, proprio come ho fatto
io? Nel mio campo,  molto pericoloso rischiare di
dare la risposta sbagliata.
Devo reagire il pi in fretta possibile, perch se poi
questo si riveler davvero un incarico come un altro,
dovr compensare ogni minuto perduto.
Anch'io ho un intermediario. Non ho amici n parenti,
ma Pooley  per me un po' di tutte e due le cose, anche
se entrambi preferiamo l'etichetta meno impegnativa di
soci in affari. Getto un'altra occhiata ai documenti,
rimetto il tutto nella valigetta ed esco di casa.
Un hotel a solo un isolato di distanza mi consente un
facile accesso ai taxi ogni volta che ne ho bisogno. Mentre
la pioggia diminuisce di intensit, il tassista cerca di
attaccare discorso, ma io mi limito a fissare fuori dal
finestrino. Gli edifici scivolano via come se fossero su
un nastro trasportatore, uno dopo l'altro, uno uguale
all'altro. Frustrato, il tassista accende una sigaretta e la
radio. Un gioco a premi, un programma sugli affari,
una diretta sportiva dallo stadio di Fenway Park.
Arriviamo a Downey Street in Soho, e scendo a un
angolo qualsiasi, senza fare nulla che possa indurre il
tassista a ricordarsi di me. Gli lascio la mancia e mi allontano
in fretta. Domani non sar pi in grado di distinguere
tra me e un altro cliente.
Prendo due caff in bicchieri di polistirolo in un negozio
greco, e mi dirigo verso il loft sopra la panetteria
del quartiere. Pooley apre il portone prima ancora che
possa suonare il campanello. Deve essere dietro la sua
scrivania.
Mi hai portato il caff? chiede, sorpreso, mentre gli
allungo il bicchiere e mi lascio cadere sull'unica altra sedia
della stanza. Sei davvero un bastardo molto gentile.
Gi, mi sto rammollendo.
Poso la valigetta sulla scrivania e la spingo verso di
lui.
Te l'ha data Archibald?
S.
Problemi?
No. Ma voglio sapere per chi lavora.
Pooley fa una faccia sorpresa. Il nostro  un campo
in cui  meglio non porsi certe domande. Meno sai, meno
persone conosci, pi alte sono le tue possibilit di
sopravvivere. I mediatori sono molto comuni, sono anzi
quasi una necessit per questo tipo di affari. Servono a
proteggerci gli uni dagli altri. Tutti lo capiscono e lo
rispettano. Se fai troppe domande, finisci morto o menomato
in modo permanente. Ma quelle sette lettere in
cima al primo foglio hanno cambiato le regole.
Cosa? chiede Pooley, credendo di non aver sentito
bene. Non posso biasimarlo per questo.
Voglio sapere chi ha contattato Archibald per fare
da mediatore in questo incarico.
Columbus balbetta lui. Parli sul serio?
Assolutamente sul serio.
Pooley e io ci conosciamo da quasi vent'anni. Questa
violazione dell'etichetta lo mette a disagio, glielo
leggo in faccia. Pooley non  mai stato bravo a nascondere
le emozioni.
Cristo, Columbus. Perch mi chiedi una cosa del
genere?
Apri la valigetta dico.
Lui la guarda con sospetto, come se potesse morderlo.
Poi guarda di nuovo me. Annuisco senza cambiare
espressione. Lui la gira verso di s e fa scattare le serrature.
Dentro la busta lo incito.
Pooley la prende, la apre come ho fatto io prima, e
quando vede il nome in cima al foglio diventa rosso in
faccia.
Mi stai prendendo per il culo.
Come ho detto, Pooley per me  come un fratello,
quindi  l'unico a conoscere la verit su di me. Quando
io avevo tredici anni e lui undici, siamo stati affidati
alla stessa famiglia. Per me era la sesta, per lui la terza.
Io ero gi in grado di resistere a qualsiasi cosa, lui era
ancora piccolo. Inoltre nell'ultima casa dove era stato
l'avevano trattato un po' troppo bene. Stava con una
vecchia, e la cosa peggiore che lei lo costringeva a fare
era lavare le lenzuola quando faceva la cacca a letto.
Non  un compito facile per un bambino di nove anni,
ma non era nulla in confronto a quello che dovette
sopportare presso la famiglia Cox, dopo la morte della
vecchia.
Pete Cox era professore di inglese in una delle scuole
pi esclusive di Boston. Era anche diacono della sua
chiesa, cliente abituale del barbiere all'angolo e attore
dilettante in un teatro del quartiere. Quattro anni prima
del nostro arrivo, sua moglie aveva avuto un incidente
che l'aveva lasciata con gravi danni cerebrali. Il
conducente del pick-up Nissan su cui si trovava aveva
perso il controllo dell'auto cappottando undici volte
prima di fermarsi in un campo fuori Framingham. Il
conducente non era suo marito. L'ultima persona che li
aveva visti era un impiegato del Marriott Courtyard
Suites, quando avevano lasciato la stanza... Insieme.
La donna era stata sistemata in un letto nello studio
al primo piano in casa del marito. Era sempre sotto terapia,
non parlava, si nutriva attraverso un tubo e andava
avanti cos. I medici erano convinti che con le attenzioni
giuste potesse vivere altri cinquant'anni. Il suo
corpo era a posto. Ma aveva battuto la testa contro la
maniglia della portiera, fratturandosi il cranio, e il cervello
non funzionava pi.
Pete aveva deciso di prendere bambini in affido perch
non avrebbe mai potuto averne dei suoi. I colleghi
lo consideravano stoico e coraggioso. Tutti lo avrebbero
giustificato se dopo aver scoperto le circostanze in
cui era avvenuto l'incidente avesse divorziato. Ma Pete
credeva che le condizioni della moglie fossero una conseguenza
del proprio peccato. Occupandosi di lei, mostrando
a Dio che poteva sopportare quel fardello, si
era convinto che non fosse una cosa grave se il suo peccato
continuava. Cresceva. E peggiorava.
Pete amava fare del male ai bambini. Lo faceva ogni
tanto fin da quando aveva diciotto anni. Fare del male
poteva significare una quantit di cose, e Pete le
aveva provate tutte. Quando stava ancora imparando i
segreti del suo hobby si era quasi fatto beccare, una
volta, dopo aver tagliato un capezzolo a un bambino di
otto anni che vendeva porta a porta abbonamenti a una
rivista. Lo aveva raggiunto nel vicolo dietro l'appartamento
di suo cugino (pura fortuna che fosse andato a
trovarlo proprio in quel momento!) invitandolo a mostrargli
la brochure della rivista. Poi con la promessa di
diciassette abbonamenti, sufficienti a fargli vincere un
Walkman Sony, l'aveva convinto a togliersi la camicia
dietro un cassonetto della spazzatura. Quando gli aveva
tagliato via il capezzolo, il bambino aveva urlato in un
modo cos forte, cos viscerale, cos animalesco, che
l'aveva eccitato tantissimo. Ma tante persone si erano
affacciate alle finestre ed era dovuto fuggire come un
razzo. Riusc a cavarsela e mai nessuno venne a cercarlo.
Si ripromise di stare pi attento la prossima volta.
E la successiva. E tutte le altre volte.
Quando noi andammo a stare da lui, aveva gi fatto
del male a centinaia di bambini in tutta la nazione. Aveva
sperato che sua moglie lo salvasse, e per un periodo
dopo il matrimonio era riuscito a controllare i suoi impulsi
sadici. Ma  molto difficile vincere una dipendenza
in modo permanente. Resta nascosta negli angoli bui
della mente, acquistando forza, in attesa, finch pu
scatenarsi di nuovo, con la stessa fame di prima. Una
settimana prima che sua moglie avesse l'incidente, Pete
aveva fatto qualcosa di orribile a un bambino di nove
anni. Come poteva non incolpare se stesso per ci che
era accaduto a lei? Nella Bibbia le conseguenze dei peccati
sono spiegate in modo molto preciso, e secondo Pete
l'infedelt della moglie e il suo cervello danneggiato
erano conseguenze del male da lui commesso. Perci
decise di occuparsi di lei, e quattro anni dopo si offr di
prendere dei bambini in affidamento.
Non voglio scioccarvi con tutte le atrocit che Pooley
e io dovemmo sopportare nei due anni che passammo
da lui. Ma perch possiate comprendere il rapporto
che ci lega, vi dir dell'ultima notte, prima che
entrambi fossimo spediti a terminare la nostra adolescenza
in un carcere minorile.
Avevo quindici anni, ed ero riuscito a trovare modi
per irrobustirmi, nonostante i tentativi di Cox per tenerci
in uno stato emaciato. Quando lui andava al lavoro,
facevo le flessioni mettendo insieme due sedie. Per
le trazioni alla sbarra usavo la barra dell'armadio, spostando
i vestiti e tirandomi su, prima dieci volte, poi
venti, poi centinaia di volte. Come panca per gli addominali
usavo il divano, mi esercitavo negli scatti di corsa
in corridoio e per irrobustire le gambe facevo flessioni
con lo scaffale dei libri sulle spalle.
E prima che Pete tornasse a casa rimettevo tutto a
posto. Avevo provato a coinvolgere anche Pooley in
quegli esercizi, ma lui era troppo debole. Avrebbe voluto
provarci, lo capivo, ma ormai Pete Cox gli aveva
preso cos tanto, che la sua mente non gli lasciava vedere
la luce alla fine del tunnel.
Quell'ultimo giorno Pete aveva lasciato la scuola in
anticipo. Non si sentiva bene, e il preside gli aveva detto
di tornarsene a casa a riposare. Per questo entr in
casa non alle quattro, come al solito, ma alle due e un
quarto. E mi trov circondato da libri sparsi sul pavimento,
con la libreria sulla schiena, intento a fare flessioni
sulle gambe.
Ma che cazzo...? fu tutto quello che disse. Poi strinse
gli occhi e si diresse verso di me.
Gettai a terra la libreria e cercai una via di fuga, ma
non ce n'erano. Prima che riuscissi a muovermi lui mi
fu addosso. Mi sollev da terra (pesavo meno di cinquanta
chili) e mi gett di testa contro il muro. Sfondai
lo strato di intonaco, sbattendo contro una trave di legno.
Nonostante il colpo, mi scostai scuotendomi la
polvere dai capelli, ma lui mi blocc in una morsa. Sul
suo viso lottavano la rabbia e l'estasi. Mi strinse fino a
impedirmi di respirare. Gli occhi mi si riempirono di
lacrime. Credo che volesse uccidermi. Stavo diventando
troppo grande per essere dominato e ora sapeva che
stavo cercando di irrobustirmi per resistergli. Uccidermi
era pi sicuro. Tanto gli restava sempre un altro ragazzino
da torturare.
Da sopra le scale, arriv la voce di Pooley. Lascialo
andare, brutto stronzo!
Questo distrasse Cox abbastanza da indurlo a lasciarmi
cadere a terra. Era abituato a udire un linguaggio
del genere da me, ma non dal piccolo Pooley. Entrambi
guardammo in alto allo stesso tempo.
La porta della stanza della signora Cox era aperta.
Il lucchetto che di solito la teneva chiusa era stato forzato
e Pooley era sulla soglia, tremante, zuppo di sudore,
con una scheggia di vetro in mano. Grosse gocce
di sangue cadevano da quel pezzo di vetro sul pavimento.
La faccia di Pete sub una drammatica metamorfosi.
Pass dalla rabbia alla confusione e alla trepidazione,
come se qualcuno avesse spinto un interruttore. Cosa
hai fatto? fu tutto quello che riusc a dire. Le ginocchia
gli tremavano visibilmente.
Pooley non rispose. Se ne stava l, tremante, mentre
sangue e sudore si mescolavano sulla moquette ai suoi
piedi.
Cosa hai fatto? Stavolta il tono di Pete era disperato.
Pooley non rispose.
Pete si lanci sulle scale e fu al piano di sopra in cinque
rapidi passi. Io lo seguii, pronto a difendere Pooley.
Ma lui pensava ad altro. Arriv di corsa fino alla stanza
della moglie, guard dentro con timore, come se
dentro ci fosse una mano pronta ad afferrarlo all'improvviso,
poi entr e si accasci sul pavimento.
Dalla porta aperta cominciarono ad arrivare grida e
lamenti. Io mi avvicinai a Pooley. Vieni dissi.
Lui continu a fissare il vuoto.
Dobbiamo andare via di qui. Il tono urgente lo
scosse e mi guard.
Dovevo farlo disse debolmente.
Lo so risposi.
Gli posai una mano sul braccio e lui lasci cadere
la scheggia sul sangue ai suoi piedi. Cadde di lato, con
le gocce rosse che rovinavano la purezza del vetro. Ci
avviammo gi dalle scale. Sollevai la libreria e la gettai
contro la finestra del soggiorno, sapendo che di sicuro
Pete aveva richiuso a chiave la porta di casa, quando era
entrato.
Uscimmo dalla finestra e assaporammo l'aria libera
per la prima volta in pi di un anno. In quel momento
un grido si lev dal piano di sopra: Mi dispiace! Mi
dispiace tanto!.
In tutti quei mesi Pooley se ne era stato zitto, fingendo
rassegnazione. Invece osservava, studiava, comprendeva
le motivazioni di Pete. Prendeva le botte in silenzio
e lasciava che le prendessi anch'io, ma intanto osservava.
E aspettava.
Due volte aveva origliato mentre Pete confessava i
suoi misfatti davanti agli occhi spenti della moglie. Due
volte l'aveva udito chiedere perdono, solo per comportarsi
in modo ancora pi selvaggio due ore dopo. Cos
aveva capito che Pete aveva bisogno di lei, per continuare
a fare con noi quello che voleva. Aveva bisogno
di qualcuno che non lo giudicasse, lo ascoltasse passivamente
e lo lasciasse confessarsi e perdonarsi, in modo
da poter peccare di nuovo. Mentre io mi allenavo di
nascosto per irrobustirmi, Pooley aveva rotto uno specchio
nel bagno di servizio, aveva affilato una scheggia
sulla testiera del letto, e aveva continuato ad aspettare.
Quel giorno, quando Pete Cox mi aveva sorpreso nel
mezzo del mio allenamento, Pooley aveva capito che
non poteva pi aspettare.
La polizia ci ferm poco dopo. Fummo arrestati con
l'accusa di aver ucciso la signora Cox, e le mie descrizioni
di ci che Pete ci faceva trovarono orecchie sorde.
Io ero gi stato arrestato per reati minori, e Pooley non
parlava. Per molto tempo non parl pi con gli adulti.
Potevo capirlo, e a ogni modo mi aveva salvato la vita.
Non fui sorpreso quando fummo condannati. Ma a
causa di ci che avevo detto sul nostro trattamento e di
qualcosa che Pete si lasci sfuggire davanti al giudice
(un commento criptico sul fatto che solo le punizioni
dolorose potevano insegnare la disciplina), la condanna
fu meno severa e ci mandarono in un carcere minorile fino al compimento della maggiore et.
Pooley  il primo assassino che ho conosciuto. Quando
ho deciso di cominciare a fare il killer professionista
(o meglio, quando la vita lo ha deciso al mio posto),
era naturale che fosse lui il mio mediatore, anche se non  stato il primo.
...
.
...
Capitolo 3.
...
.
...
Pooley  d'accordo con me: il fatto che il prossimo
obiettivo sia mio padre  una coincidenza troppo strana,
che merita un'indagine. Poich io devo partire senza
ulteriori ritardi, sar lui a scavare. Lo chiamer tra
una settimana per sapere cosa ha scoperto.
La mia regola  otto settimane. Non accetto lavori da
eseguire in un tempo minore, neppure se il committente
cerca di tentarmi aumentando l'offerta in denaro.
Ovviamente potrei pianificare e portare a termine un
lavoro in meno tempo, ma l'omicidio richiede una preparazione
psicologica. Trascurarla pu risultare debilitante,
a lungo termine.
Apro di nuovo il fascicolo e stavolta ne studio il contenuto
in modo spassionato. Lui si sposter in pullman,
un tour attraverso tutta la nazione che culminer con
la convention del Partito democratico a Los Angeles.
L'itinerario prevede tappe in tutti i maggiori mercati
televisivi intorno agli stati chiave, e una spolverata di
piccole citt di provincia, in modo che nessuno possa
sentirsi snobbato. Quasi cinquemila chilometri e un milione
di strette di mano in otto settimane. Io prender
la stessa strada e andr ad aspettarlo nel Midwest. Da
l lo seguir fino in California.
Il mattino dopo trovo sotto casa una macchina a noleggio,
senza moduli da riempire n istruzioni da ricevere.
Le chiavi sono sul tappetino sotto il volante.  una
berlina beige, indistinguibile da milioni di auto simili
sparse per le strade d'America. Con solo una piccola
borsa da viaggio sul sedile posteriore e una valigia pi
grande nel bagagliaio, mi dirigo a ovest, lasciandomi il sole alle spalle.
Quando mi fermo per pranzare in un locale al lato
della strada chiamato Sue's no. 2, mi si avvicina una
prostituta. Mi ero seduto in fondo proprio per evitare
contatti con la gente del posto, ma a lei del posto che
ho scelto non potrebbe fregargliene di meno. Mi ha individuato non appena ho spinto la porta.
Indossa una gonna molto sopra il ginocchio e un top
che le lascia la pancia scoperta. I capelli sono biondi
con radici rosso scuro, e le pendono intorno alla testa
come una ragnatela. Ha il naso storto, ma la bocca
molto graziosa, con denti perfetti. Gli occhi sono acuti e intelligenti.
Ciao, mon frre dice, sedendosi di fronte a me. Non
pu pesare pi di cinquanta chili, n avere pi di diciassette anni.
Non dico nulla e lei continua, imperturbabile. Sai,
sono stata scaricata in questo buco di culo, e ho bisogno
di andarmene. Le parole si infilano tra gli schiocchi di
una gomma da masticare color porpora, che odora di
uva lasciata troppo a lungo sulla pianta. Perci ti offro
qualche favore in cambio di un passaggio.
Un passaggio per dove?
Dove stai andando va bene.
E quali favori?
Resta a bocca aperta e mi guarda come fossi un marziano.
In quel momento arriva la cameriera. La ragazza
aspetta che abbia ordinato, poi a un tratto le chiedo se ha fame.
Una fame da lupo, amico.
La cameriera prende anche il suo ordine. Bistecca,
uova, patate e pancetta, se ne sono rimaste un po' dalla
colazione. Ah, e succo d'arancia e latte. Gli occhi della
ragazza adesso sono allegri. Un po' di sereno in mezzo
alle nuvole. Di solito non parlo con la gente, ma questa
non  una settimana normale e quegli occhi allegri mi
muovono qualcosa dentro. Qualcosa che non credevo ci fosse.
Come sei arrivata qui?
Ah con un coglione che voleva compagnia mentre
andava a Boston. Voleva che gli facessi qualche sega durante
il viaggio. Muove la mano per sottolineare il tipo
di prestazione. Ho fatto come mi aveva chiesto, ma
quando ci siamo fermati qui per mangiare qualcosa ha
tagliato la corda appena sono scesa dalla macchina.
Dice tutto questo con lo stesso tono che avrebbe se stesse
raccontando com' andata la giornata a scuola. E mi
ha lasciata pure senza soldi, il bastardo. Ormai non ci sono pi persone oneste.
Quanti anni hai?
Non me lo ricordo pi.
Giurerei che ne ha diciassette. Qual  l'ultima et
che ti ricordi?
Non parliamo di me. Parliamo di...
 interrotta dall'arrivo dei piatti. Mangiamo in silenzio,
io perch lo preferisco, lei perch si getta il cibo in
bocca a una velocit pazzesca. Le cucchiaiate volano
come se la mano fosse mossa da un motore al massimo
della potenza.  contenta e disinibita come un maiale
al truogolo. Divora ogni cosa, e quando le offro met
del mio piatto lo prende subito.
Lascio sul tavolo di che pagare il conto, e lei chiede:
Allora, per quel passaggio?.
Tu cosa credi?
Sorride con quei bellissimi denti d'avorio, e si infila
un dito in bocca. Credo di avere una buona possibilit
di venire con te.
Dorme sul sedile accanto a me, e io sono incazzato
nero. Per aver abbassato la guardia, per aver commesso
un peccato imperdonabile, per aver ignorato ogni istinto
professionale e averle permesso di salire a bordo. Posso
sempre ucciderla. Svoltare in una strada secondaria,
fermarmi accanto a un terreno incolto e bang, bang. Il
corpo non sar ritrovato per settimane. Non credo che
qualcuno la cercher. Ma il fatto , porca puttana, che
al ristorante ci hanno visti insieme. La cameriera, il vecchio
in grembiule alla cassa, la coppia in un separ dall'altra
parte del locale. L'hanno vista dirigersi verso di
me, poi ci hanno visti uscire insieme e salire su una berlina
beige. La gente  meno distratta di quello che sembra.
Cristo, ma cosa mi sta succedendo?
Sfortuna. Il nome in cima a quel foglio era un annuncio
di sfortuna, e ora l'aver preso a bordo questa puttana
giovanissima  sfortuna nera. Un nero che mi fa venire
la nausea. Forse sto cominciando a perdere il controllo.
Allora, dov' che andiamo? Sbatte le palpebre, ancora
assonnata, e mette i piedi nudi sul cruscotto.
Philadelphia.
Davvero? Vengo proprio da l.
Cio ci sei nata?
Nooo! Ride, come se la domanda fosse divertente.
Sono nata in una topaia fuori da Pittsburgh, in un posto
che non avrai mai sentito nominare. Ma poco tempo fa
ero a Philly.
 l che... lavori?
Reprime un'altra risata, emettendo senza imbarazzo
una specie di grugnito. Gi, lavoro. Sono una ragazza
che lavora, io. Ci pensa su, poi chiede, come lottando
con il peso della domanda: Cosa ne pensi?.
Del tuo lavoro?
S. Sono curiosa. Sembri un tipo normale. Cosa
pensa un tipo normale di una ragazza che lavora?
Penso che non deve essere un modo facile di guadagnarsi
da vivere.
In questo hai ragione, amico. Hai proprio ragione.
Perch lo fai, allora?
Non lo so. Posso dirti una cosa. Non sono quasi mai
abbastanza lucida per fermarmi a pensarci. A proposito,
hai del liquore? Si volta a guardare sul sedile posteriore,
ma quando allunga la mano verso la mia borsa
da viaggio, le afferro il polso e la costringo a voltarsi in
avanti.
Ahi! Merda, mi hai fatto male! Volevo solo vedere
se hai qualcosa da bere.
Non ce l'ho.
Va bene, non c' bisogno di fare lo stronzo succhiacazzi.
La stessa bocca che pronuncia parole come topaia
e lucida pu sputare anche veleno. La sua  una
prova, per vedere fin dove pu spingersi. Il modo in
cui l'ho tirata via dalla borsa significa che la picchier?
Mi ha eccitato il modo in cui ha pronunciato l'insulto,
prendendo il fiato e poi martellando sulla seconda parte
della parola? Succhiacazzi! Proseguiamo in silenzio.
Capisco che preferirebbe chiacchierare piuttosto che
starsene l imbronciata, ma vuole che sia io a fare la
prima mossa.
Dopo un paio di minuti si arrende. Volevo solo vedere
se hai qualcosa da bere ripete.
Non ce l'ho.
Decide di lasciar cadere l'argomento. Ti piace la
musica?
Mi piace il silenzio.
Questa frase sembra ottenere un risultato. Per un
altro paio di minuti l'unico rumore nella macchina 
quello del suo respiro nasale, dentro e fuori, dentro e
fuori, come uno spiffero attraverso una finestra rotta.
Devo pisciare dice all'improvviso, indicando un'uscita
poco pi avanti con l'insegna della Texaco che emerge
dagli alberi.
Metto la freccia e svolto. Mentre ci avviciniamo alla
stazione di servizio noto l vicino una strada sterrata che
porta verso il nulla. Forse posso farcela, con un po' pi
di tempo. Se riesco a trovare un punto con la terra soffice,
posso nascondere il corpo e passeranno mesi, forse
persino anni, prima che qualcuno la trovi. Ma  pieno
giorno e non conosco questa strada. Un contadino potrebbe
passare in qualsiasi momento.
Quando riesco a respingere la tentazione, siamo gi
nell'area di servizio. Lei apre la portiera, scende e va a
chiedere al benzinaio dov' il bagno. Lui le d una chiave
appesa a un grosso blocco di legno e le indica il retro
della costruzione. La segue con lo sguardo finch non
sparisce dietro l'angolo. Poi si accorge che l'ho visto e
distoglie subito gli occhi.
Cosa sto facendo? Dovrei ripartire a razzo e dimenticare
di aver mai incontrato questa ragazzina, non so
perch non riesco a farlo. Cos'hanno la sua bocca e i
suoi denti? Cosa ci vedo?
Spengo il motore ed entro nel negozietto annesso
alla stazione di servizio. L'impiegato mi squadra dalla
testa ai piedi, poi spinge sotto il bancone il fascicolo che
stava guardando. Da un muro di lattine che arriva fino
al soffitto prelevo una confezione da sei di Budweiser.
Per essere un uomo le cui mosse sono sempre studiate
per attirare la minore quantit possibile di attenzione,
qui, nella Pennsylvania rurale, ne ho gi attratta parecchia
solo parcheggiando l'auto e lasciando che la ragazza
chiedesse la chiave del bagno. L'occhiata sospettosa
dell'impiegato quando sono entrato non era dovuta alla
preoccupazione che cercassi di fregare qualcosa dal
negozio. Voleva capire che tipo d'uomo poteva caricare
a bordo una ragazza come quella. E se qualcuno glielo chiede, si ricorder di me, del mio aspetto.
 cos che succede. In questo tipo di gioco non puoi
mai cedere alla tentazione, anche se si tratta solo di una
conversazione superficiale con un altro essere umano.
Basta cedere anche una volta sola, e le tessere del domino
cominciano a cadere l'una sopra l'altra, finch una
cortina nera copre tutto il pavimento.
Pago le birre. L'impiegato mi d il resto senza guardarmi
negli occhi e torna a leggere il suo fascicolo ancora
prima che io sia uscito dal negozio. Forse il mio errore
non  cos grave. Forse posso cavarmela: parlare con
la ragazza, gettare un'occhiata al suo mondo e a quello
che pensa di fare della sua vita. Scoprire in che punto
ha preso la strada sbagliata, svoltando a sinistra invece
che a destra, e si  persa, scoprendo che la sua mappa
era piena di inesattezze. Forse per una volta posso imparare
qualcosa su qualcun altro. Qualcuno che vive
come viveva mia madre, senza secondi fini.
Mi rimetto al volante e appoggio le birre sul sedile
accanto, cos lei le vedr subito appena torna.  semplice,
in fondo: le ho pagato da mangiare, ora le compro
una confezione di birre, e sulle sue labbra riapparir
quel sorriso. Si sieder tutta contenta, e non dovr
pi dire parole come pisciare e succhiacazzi e potremo
avere una conversazione normale, come persone
normali.
Esiste un momento nel tempo, un lampo, un attimo
prima di renderti conto di quanto sei stato idiota. Non
c' una spiegazione scientifica, ma ti viene un brivido
dietro il collo, come se qualcuno ti ci avesse posato sopra
un cubetto di ghiaccio. I peli dietro la testa si drizzano
come per effetto di una scossa elettrica. Un calore
improvviso ti invade il corpo e tutti i tuoi muscoli si
contraggono allo stesso tempo. Succede in un istante,
quando la tua mente non ha ancora ben compreso l'impulso
del corpo.  quello che provo io quando getto
un'occhiata al sedile posteriore.
La borsa da viaggio. Quando ha allungato la mano
per prenderla, io ho reagito con violenza. Perci ha
pensato che dentro ci fosse qualcosa di valore. E deve
averla presa mentre ero nel negozio.
Scendo a precipizio dall'auto e corro verso il bagno,
sapendo per istinto che gli occhi dell'impiegato sono fissi
su di me. Niente. Solo una chiave nella serratura di un
cesso sudicio e nessuna traccia di lei o della borsa. Dietro
la stazione di servizio una macchia di alberi, una strada
di campagna verso il nulla. Pandora  fuggita dal vaso.
Senza perdere un secondo, corro nel bosco. Non so
neppure come cazzo si chiama, per gridare il suo nome.
Cos me ne sto in silenzio. Devo improvvisare qualcosa
per rintracciarla in fretta. Quanto tempo resister
l'impiegato prima di chiamare la polizia, dichiarando
che alla sua stazione Texaco sta succedendo qualcosa di
strano? Ha visto la ragazza. Ha visto me. Lei  andata
sul retro e poi io le sono corso dietro. Ho richiuso almeno
la portiera? Non ne sono certo. Cristo santo, come
ho potuto lasciarmi andare cos?
Ho cinque minuti, al massimo dieci, prima che l'uomo
al bancone venga a vedere se ci siamo chiusi in bagno
insieme. Poi cosa? Altri cinque minuti, prima che
chiami la polizia? Sono fottuto. Questo  quanto.
Alberi dappertutto. Finalmente, in una radura, la vedo
che sta per entrare in un'altra macchia. Anche lei mi
vede e noto il panico sul suo viso. Forse ha visto cosa
c' nella borsa e si  spaventata. Ma non l'ha abbandonata.
La porta a tracolla, gialla contro la gonna nera.
Chiudo la distanza in un attimo. La paura la rallenta,
si volta, inciampa nel ceppo di una quercia caduta.
Mentre le mie scarpe schiacciano le foglie morte, alza
le mani, stesa sulla schiena, cercando di spingermi via
ancora prima che le sia addosso.
Poi le schiaccio il collo con un piede. La sua faccia
finisce nel fango, i suoi bei denti si sporcano di terra.
No, per favore. Non volevo, non pensavo... Non
volevo farlo... Non volevo...
Lotta con tutta la forza che ha, le braccia contro il
mio stinco, pugni contro le mie gambe, gli occhi pieni
di panico disperato.
Io sposto tutto il peso sul piede, finch sento le ossa
del suo collo spezzarsi come legna secca.
La foresta  silenziosa, in quel modo particolare che
ha la natura di ammutolire quando una creatura viene
uccisa. Non una creatura innocente, stavolta. Se non
fosse stata cos stupida, cos sconsiderata, adesso sarebbe
viva e staremmo chiacchierando allegramente, diretti
a Philadelphia. Ci saremmo conosciuti un po', avremmo
parlato delle cose normali di cui parla la gente normale,
e lei avrebbe sorriso sorseggiando una birra. Invece
ora la sua bocca  aperta, piena di foglie e terriccio.
O forse il silenzio della foresta  un'illusione. Forse il
ronzio che ho nelle orecchie  cos forte da soffocare
tutti gli altri rumori. Ho il fiato grosso, e una goccia di
sudore mi  scesa dalla fronte fino alla punta del naso.
Ma il silenzio  implacabile, spesso come panna montata.
Sotto la mia scarpa, la ragazza  immobile. Tutta la
sua energia  andata sprecata, proprio come la sua vita.
Avr bisogno di un po' di fortuna. Me la carico sulle
spalle come un soldato ferito e torno in fretta verso il
negozio. Un po' di fortuna, un po' di fortuna.  tutto ci
che chiedo. Avanzo a passi decisi, dentro e fuori dagli
alberi. Il retro del negozio diventa sempre pi grande tra
le fronde. Lei  leggera, pesa poco pi di uno zaino.
Dieci metri, cinque, e nessun segno dell'impiegato. Resta
dietro il tuo bancone, amico. Continua a guardare il
tuo registro, occupati dell'inventario, e presto ti sarai dimenticato
di noi. Solo due clienti come tanti.
Esco dalla macchia proprio dietro il bagno. Il blocco
di legno pende ancora dalla serratura. Entro, afferro
la chiave e chiudo la porta. Ci sono quasi. Fortuna,
resta con me.
Il bagno puzza in modo orribile, i muri sono coperti
da un mosaico di macchie. Non mi ci vuole molto prima
di cedere alla nausea. La puzza, l'agitazione, l'umiliazione
di aver dovuto uccidere in modo cos selvaggio, il
corpo della ragazza poggiato contro il lavandino, la sua
faccia rivolta verso di me, con i denti scoperti come imitando
un sorriso, allo stesso tempo accusatorio, canzonatorio
e disperato. Mi piego in due e vomito fino a sentire
il battito del cuore che mi riempie le orecchie.
Lui bussa mentre sto vomitando per la seconda volta.
Tutto bene, l dentro?
La fortuna  una cosa strana. Apro la porta ed esco
con la ragazza tra le braccia. Ha un tubo per l'acqua?
dico. I suoi occhi si spostano verso il bagno alle mie spalle. Arriccia il naso.
Oh, merda.
Mi dispiace. Si  sentita male e ha vomitato dappertutto.
Liscio i capelli della ragazza con la mano libera.
Lui non ci guarda neppure, scuotendo la testa. Non
si preoccupi, ci penso io dice, rassegnato, ed entra a
vedere come  ridotto il suo bagno.
Non aspetto che si giri a guardarci una seconda
volta. Prima che abbia attaccato il tubo di gomma ho
gi fatto il giro dell'edificio e sono salito in macchina.
La borsa da viaggio e il cadavere della puttana riposano sul sedile posteriore.
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
Mi lavo meglio che posso in un punto di ristoro sulla
statale. Ho seppellito il corpo in una macchia fitta,
scavando con una chiave inglese e aiutandomi con le
mani nude. E stata un'operazione pasticciata, perch
non avevo il tempo di fare le cose per bene e seppellirla
abbastanza in profondit, in modo che non fosse
scoperta per decenni. Ma non sono preoccupato. Anche
se il proprietario del terreno o un escursionista di
passaggio dovessero trovare il cadavere, ho comunque
preso le mie precauzioni per rendere difficile identificarlo.
Sono ancora sporco di terra quando entro nel cortile
di mattoni del Rittenhouse Hotel. Mi registro in fretta,
attraverso l'atrio e salgo nella mia stanza portandomi i
bagagli da solo, dopo aver rifiutato l'aiuto di facchini
insistenti. Chiudermi la porta alle spalle, entrare nella
doccia, lavarmi via lo sporco e l'odore di questa pessima
giornata.  tutto quello che voglio.
La stanza  enorme, con un'ampia finestra che d su
Rittenhouse Square e sulla citt. Qui dentro ci sono pi
mobili di quanti io ne abbia posseduti in tutta la vita.
Non sceglierei di vivere in questo modo, ma  qui che
Abe Mann far tappa, e ho bisogno di dimenticare chi
sono ed entrare nelle giuste condizioni mentali.
Per dare la caccia a un essere umano non basta pianificare
tutto da lontano. Un assassino deve comprendere
la sua preda, invaderne la mente come un esercito
invade un territorio nemico. Deve vivere, dormire, mangiare,
respirare, nello stesso modo del suo bersaglio. Finch
diventano una cosa sola. Per uccidere un uomo, io
devo diventare quell'uomo, in modo da poter sopravvivere
in quanto me stesso dopo la sua morte.
L'acqua  una benedizione, mi purifica come un battesimo.
Rilassa, rilassa, rilassa tutto, e questa giornata
sar come il sapone che sparisce nello scarico della vasca.
Finita e dimenticata.
Invece no. La ragazza mi aspetta dietro le palpebre
appena chiudo gli occhi, come una bambina che gioca
a nascondino. Ho ucciso tante persone senza pensarci
due volte, senza un fremito di rimorso. Ma questa ragazza
continua a tormentarmi come un prurito in un
braccio ingessato.
Proprio cos dice. Tu e io siamo intrappolati insieme.
Gratta, gratta pure.
Scuoto forte la testa, spruzzando acqua dai capelli
contro la tenda della doccia. Ma non apro gli occhi. Mi
piace guardarla. Sorrido tra me e me. E per la prima
volta penso che il mio passato mi abbia raggiunto. La
vita sta spazzando via tutte le mie difese. Credevo che,
se avessi corso abbastanza in fretta, se mi fossi scrollato
di dosso il passato come avevo fatto con la libreria
di Pete Cox, non sarebbe riuscito a raggiungermi. Invece
 qui, in questa doccia, incazzato e potente, e si 
portato dietro anche la follia.
Parlami di tua madre dice la ragazza, cos vicina al
mio viso che sento l'odore di terra nella sua bocca.
Che diavolo stai dicendo? mormoro, senza capire
se ho parlato solo nella mia mente oppure ho davvero
usato la voce.
Voglio capire dice lei, galleggiando davanti ai miei
occhi chiusi. Dimmi della tua ragazza. Parlami di Jake.
Poi l'acqua diventa bollente, mi scotta la pelle e l'incantesimo
 spezzato. Faccio un salto indietro e aspetto
che il getto si raffreddi un po'. Finalmente torna tiepido.
Mi sciacquo in fretta, mi asciugo e crollo sul letto. Chiudo
gli occhi, in cerca della ragazza morta.
Ho avuto una ragazza, una volta. Tanto tempo fa,
solo per pochi mesi. Aveva i capelli biondi lunghi fino
alle spalle e un labrador color cioccolato di nome Bandit.
I suoi occhi erano allegri e brillanti, resi pi grandi
da spessi occhiali con la montatura nera. Viveva in un
monolocale sopra una libreria, a Cambridge. Era intelligente,
simpatica, agile e viva. Si chiamava Jake.
Ci incontrammo quando uscii dal carcere minorile,
il Waxham Juvenile Corrections, poco prima che una
stretta di mano tra me e un grassone di nome Vespucci
sigillasse l'inizio di un nuovo periodo della mia vita.
La conoscenza con quell'italiano scuro di pelle mise
fine a tutto per sempre, ma per un breve periodo prima
di quel momento mi sentii per la prima e unica volta
un ragazzo normale. Solo per quei pochi mesi, credetti
davvero di potercela fare, di poter diventare un uomo
nuovo, come padre Steve, il cappellano di Waxham,
ripeteva sempre.
Siete arrivati qui come ragazzi sporchi, degradati.
Ma potete uscire trasformati in uomini nuovi. L'acqua
benedetta del perdono vi purificher, vi render nuovi,
ma solo se vi bagnerete nel lago del pentimento. Io
volevo credergli, volevo credere a ogni parola. Ero stato
un ragazzo sporco e degradato per tutta la vita, non
conoscevo mia madre e mio padre, e desideravo essere
un uomo nuovo come un viaggiatore nel deserto
desidera un sorso d'acqua. Per una volta, volevo essere
un uomo nuovo che beveva un bicchiere d'acqua
pulita.
Appena uscito dall'istituto di correzione, andai a Boston,
dove padre Steve mi aveva trovato lavoro presso
suo fratello: caricare casse di birra sui camion. Il fratello non aveva ricevuto un telegramma da Dio e si era
dedicato a fare il distributore di birra. Tuttavia i due
erano molto simili, e il fratello di padre Steve aiutava
gli uomini nuovi a rimettersi in piedi, ad avvicinarsi
a quel bicchiere d'acqua fresca. Anche se per riuscirci
dovevano passare attraverso centinaia di casse di birra.
Due settimane dopo aver cominciato, ricevetti la prima
busta paga della mia vita. Io, orfano, bambino in
affido, ragazzo uscito dal riformatorio, avevo in mano
un assegno a mio nome di quattrocentosettantadue dollari.
Scrissi a Pooley quella sera stessa. Eravamo stati
condannati a restare dentro fino al compimento dei diciotto
anni, e poich io ero pi anziano di lui ero uscito
un paio di anni prima. Ricevere una lettera era una
delle poche gioie che un ragazzo di Waxham poteva
avere, perci gli scrivevo tutti i giorni. Pooley doveva
sapere che ce l'avevo fatta, cos avrebbe avuto anche lui
qualcosa su cui fantasticare, nel buio di quella fottuta
gabbia per topi. Doveva sapere che avevo ricevuto una
busta paga, che avrei aperto un conto in banca, che lo
aspettavo non appena anche lui fosse stato rilasciato.
Proprio mentre andavo in banca a incassare l'assegno
incontrai Jake. Non sapevo come aprire un conto
corrente, ma il fratello di padre Steve mi aveva spiegato
che era-facile, e che l'impiegato di turno sarebbe stato
ben contento di aiutarmi. Indossavo una camicia pulita
e un paio di pantaloni appena un po' sporchi. Mi
sentivo bene.
Lei mi afferr per una spalla e mi costrinse a voltarmi,
dicendo: Louis?.
Il mio istinto mi spingeva a reagire, a proteggermi.
Raramente mi lasciavo toccare. Ma per qualche strana
ragione, malgrado la forza della sua stretta non mi sentivo
minacciato.
Oh, scusami disse subito. Mi dispiace, credevo
fossi mio fratello.
Mi sorpresi a sorridere. Rise anche lei. La sua risata
era reale, aperta, contagiosa. Mi dispiace ripet ancora
una volta, prendendo fiato. Poi tese la mano. Visto
di lato, somigli esattamente a mio fratello. Io mi chiamo
Jake.
Jake?
Jacqueline, in realt. Ma Jake mi piace di pi.
Annuii, con un sorriso da un orecchio all'altro e le
strinsi la mano. Dio, com'era morbida. Anche a me.
Strinse gli occhi, sempre sorridendo, e mi squadr
quasi con affetto. Giuro, quando ti ho visto ho pensato
che Lou fosse venuto in citt.
Davvero?
 stato strano. Stavo andando a prendere un caff,
e bam! Lou mi passa proprio accanto.
Invece ero io.
Gi. Di lato, gli somigli sputato. Cribbio, questo significa
qualcosa.
Il modo in cui disse qualcosa, sollevandosi appena
sulle punte dei piedi, mi fece sciogliere come cera al
sole.
Ti va di venire con me a prendere quel caff?
Per fortuna riuscii a trovare la voce. Certo che mi va.
Non avevo mai preso un caff in vita mia.
Per una settimana ci incontrammo tutti i giorni allo
stagno delle rane, osservando i turisti che si toglievano
le scarpe ed entravano nell'acqua bassa. Jake parlava
molto, e mi piaceva come la sua voce roca mi solleticava
le orecchie. Dio, se sapeva parlare. Avrei dato qualsiasi
cosa per restare l per sempre, la mia testa sulle sue
gambe, a guardare i turisti passarci accanto.
La mia filosofia  questa: non dobbiamo nulla alla
nostra famiglia, ai genitori, solo per il fatto che ci hanno
messi al mondo e ci hanno dato un tetto. Il punto  un
altro. Ti piacciono? Desideri passare del tempo con loro,
prendere un caff con loro, cenare con loro? Se la
risposta  no, cos sia. Perch devi sprecare il tempo
con loro se non ti piace starci insieme? Ci che la societ
giudica appropriato  contrario alle verit pi basilari.
La vita  preziosa, fuggente, frammentaria. Oggi 
qui, e un attimo dopo, zap,  finita prima che tu te ne
renda conto. Un giorno sei una bambina che chiede,
per favore, di ricevere il forno della Barbie in regalo per
Natale, e un minuto dopo hai ventun'anni e non trovi
nulla in comune con le persone che chiami mamma e
pap. Non ti capiscono,  come se parlassi in una lingua
straniera. Allora perch dovrebbe importartene di loro?
Io fissavo dal basso il suo mento che si muoveva su e
gi mentre parlava. Pi che le parole, era la voce che mi
catturava, mi avvolgeva come in un abbraccio. Una coppia
ci pass accanto, mano nella mano, e ci sorrise. Io
pensai: Mio Dio, quella coppia siamo noi. Noi siamo
loro. Per la prima volta nella mia vita mi sentii amato.
Vespucci apparve all'improvviso. Non ci furono eventi
portentosi a segnalare il suo arrivo, niente cumuli di
nuvole nere all'orizzonte. Come ho detto, andava tutto
per il meglio. Da mesi ormai caricavo casse di birra sui
pallet, le avvolgevo nel cellophane e le sollevavo sul cassone
del camion. Era un lavoro duro ma soddisfacente,
del tipo che ti stanca e ti fa sentire bene allo stesso
tempo. Ero bravo a farlo, le mie braccia erano diventate
forti nel soggiorno di Pete Cox e nella palestra di Waxham.
Funzionava cos: un ragazzo veniva assegnato a un camion
e lo riempiva di casse di birra. Poi arrivava un
altro camion, veniva caricato e ripartiva. Non c'era un
ordine specifico di arrivi e partenze, e a ciascuno di noi
capitava di lavorare con quasi tutti gli autisti nel corso
di una settimana. L'aspirazione dei ragazzi delle spedizioni
era quella di essere promossi autisti di camion, il
che significava uno stipendio maggiore e almeno una
parte della giornata da trascorrere al coperto. Ogni
volta che si liberava un posto, il fratello di padre Steve
promuoveva uno di noi basandosi sulla raccomandazione
dell'autista. Questo significava che tutti gli spedizionieri
si facevano un gran culo per tutti gli autisti,
nella speranza di una raccomandazione. Era un buon sistema.
Uno dei camionisti si chiamava Hap Blowenfeld, e
tutti noi lo guardavamo con ammirazione, come altri
guardano le star del cinema o del football. Aveva capelli perfetti, un bel sorriso, denti bianchissimi e braccia
enormi. Poteva caricare un camion pi rapidamente di
chiunque altro, se voleva, e ogni giorno regalava una
confezione da sei di Coca-Cola al ragazzo di turno. Il
giorno che ti toccava aiutare Hap era come vincere alla
lotteria. Se per caso ti toccava due volte in una settimana,
eri lo spedizioniere pi invidiato in assoluto.
Qual  la tua storia, Buck? mi chiese un giorno,
quando gi lavoravo l da un paio di mesi. Stavamo caricando
della Budweiser, e faceva un gran caldo. Avevamo
parlato poco fino ad allora, concentrati sul lavoro. Io ero
un tipo taciturno, e la domanda mi colse in contropiede.
Non c' nessuna storia borbottai.
Lui mi guard con un accenno di sorriso, un braccio
poggiato su una cassa di birra. Ti rivelo un segreto:
anch'io ho passato del tempo al riformatorio.
Non dissi nulla.
Proprio cos continu lui, riprendendo a sollevare
le casse. Cinque anni in un posto chiamato Skyline
Hall, a Sacramento. Per aver strangolato un ragazzo.
Sono cresciuto sulla West Coast, ad Arcadia, fuori Los
Angeles. Nella mia scuola erano quasi tutti messicani.
Bene, uno di quei mangiafagioli aveva rubato il portafoglio
di mio padre, e non mi era piaciuto affatto. Non
sapevo di averlo ucciso, finch qualcuno mi ha staccato
le mani dalla sua gola. Si asciug il sudore con il
dorso della mano. Avevo tredici anni. Credevo che sarei
andato all'universit e sarei entrato nella squadra di
football.
Non seppi cosa dire, e per un po' riprendemmo a
caricare le casse sui pallet e i pallet sul camion. Cominciavo
a pensare di essermi immaginato tutto, quando lui
ruppe il silenzio di nuovo.
Allora, qual  la tua storia? Non c' bisogno di indorare
la pillola.
Non volevo mentire a uno come Hap, cos gli raccontai
tutto, come se gli stessi mostrando una mappa. Cominciai
dal mio arrivo in casa Cox e finii con l'uscita da
Waxham. Poi all'improvviso il racconto era finito, il
carico era completo e Hap e io eravamo appoggiati al
paraurti posteriore, sorseggiando Coca-Cola con la cannuccia.
Non l'hai ucciso? chiese Hap, mordendosi il labbro.
Scossi la testa.
Ma avresti voluto farlo.
S.
Mi sarebbe piaciuto avere tra le mani quel figlio di
puttana. Si guard le mani, come se si vedesse mentre
stringeva la gola di Pete Cox tra le dita massicce, finch
il collo cedeva. Mi guard di traverso. Credi che
saresti stato capace di farlo fuori?
Se ne avessi avuto l'occasione, l'avrei fatto.
Hap sorrise. Ne sono certo. Ci scommetto, che l'avresti
fatto.
Pochi minuti dopo ripart e io mi dedicai al camion successivo,
con una leggera sensazione di disagio nel petto.
Una settimana dopo avevo gi dimenticato la conversazione
con Hap, quando una limousine Cadillac mi si
accost mentre camminavo sulla via di casa. Un finestrino
fum si abbass e un viso tondo e olivastro mi
fiss. Pensai che quell'uomo mi avesse scambiato per
un altro, come era successo a Jake. Tese la mano grassa
fuori dal finestrino.
Vespucci disse.
Gli strinsi la mano, non sapendo cos'altro fare.
Poi dietro di lui apparve un'altra faccia, con un ghigno
e una strizzata d'occhio. Sali, Buck disse Hap,
mentre si apriva la portiera.
L'auto era la pi grande che avessi mai visto, l'interno
era vasto come il cassone di un camion vuoto. Mi sedetti
di fronte a Hap e all'italiano. Loro mi studiarono
come cercando di leggere un libro. Non avevo idea di
cosa sperassero di trovare. A Waxham avevo imparato
a sopprimere le emozioni, rendendo il mio viso vuoto
come un foglio di carta bianca. Per un lungo momento
restammo in silenzio, misurandoci a vicenda.
Sei orfano? chiese Vespucci, con forte accento italiano.
S.
S cosa, ragazzo? intervenne Hap, in tono urgente.
Sissignore mi corressi.
Bene, molto bene, ragazzo. Come ti chiami?
Glielo dissi, e rise. Da oggi avrai un altro nome. E
un nuovo lavoro.
Non capivo di cosa stesse parlando.
Dovrei lavorare per lei?
Esatto. Cominci oggi stesso.
Guardai Hap, che annu e sorrise, come se mi avesse
fatto un grande favore.
L'auto si ferm accanto a una fabbrica abbandonata,
in una parte della citt dove non ero mai stato. L'edificio
era grande come un intero isolato, e una volta doveva
essere stato pieno di operai, vita e sudore. Adesso
invece era vuoto e dimenticato come un vecchio in una
casa di riposo. Le finestre ai piani superiori erano sfondate,
e gli uccelli entravano e uscivano liberamente.
Sulla facciata era scritto, in lettere nere un po' sbiadite,
COLUMBUS TEXTILES.
Ma prima, una prova disse Vespucci. Per capire
che tipo di... possibilit... potresti avere. Indugi sulla
parola possibilit, come assaporandola.
All'interno, i pochi mobili lasciati indietro quando la
compagnia si era trasferita erano pieni di polvere. Si
trattava di una fabbrica tessile, quindi cerano telai e
macchine da cucire abbandonati. La sala principale era
enorme, come una cattedrale, e al centro, su un tavolino
pulito che doveva essere stato trascinato l di recente,
c'era una pistola.
Di che si tratta? chiesi, cercando la risposta nei
volti degli uomini che mi avevano portato l. Se una risposta
c'era nelle loro facce, non avevo abbastanza esperienza
per poterla capire.
In quel momento si apr una porta dalla parte opposta
della sala. Si avvicinarono tre uomini. Sentivo i passi
risuonare sul pavimento di cemento, ma nella penombra
non distinguevo le facce. Uno di loro tuttavia aveva
una camminata stranamente familiare, qualcosa che lo
identificava come un'impronta digitale.
Cosa succede, Hap?
Poi una voce che avevo cercato per anni di dimenticare
mi colp lo stomaco come un pugno. Gi disse
Pete Cox, il terzo uomo in mezzo agli altri due. Che
cazzo succede? Questi due mi hanno promesso qualcosa
che mi sarebbe... piaciuto vedere.
I suoi occhi incrociarono i miei, e per un attimo fu
pi sorpreso di me. Pronunci il mio nome, lo ripet,
in tono assente, come se si fosse appena svegliato da un
sogno. Poi si volt verso i due che lo fiancheggiavano,
i quali avevano occhi duri come il cemento. Cos' questa
storia? disse, debolmente.
 un test rispose Vespucci, in un ringhio basso.
Un che?
Un test per il ragazzo che ti piaceva tanto maltrattare,
bastardo.
Lo sguardo di Cox si pos sulla pistola sopra il tavolino,
e cominci a indietreggiare. I suoi piedi si mossero
quasi involontariamente. Ma i due ai suoi fianchi lo
bloccarono afferrandolo per i gomiti.
Ehi disse lui. Un attimo, ma che diavolo...? Insomma,
che storia ? Lui vi ha detto che ha ucciso mia
moglie? La voce era acuta, stridula.
Hap sput per terra. Mi ha detto tutto ci che avevo
bisogno di sapere.
Io ancora non riuscivo a dire una parola. Quell'incontro
con il mio passato mi aveva scioccato. Davanti
a me c'era il signor Cox, l'uomo che aveva scavato un
abisso nella mia infanzia. E l'unica cosa che ci divideva
era una pistola.
Vespucci parl. Tra dieci secondi, io e i miei uomini
usciremo da questo posto, chiudendo la porta a chiave.
Da qualche parte qui dentro ci sono i proiettili di quella
pistola. Apriremo la porta domani mattina e uno solo
di voi ne uscir. Altrimenti vi uccido io entrambi. Solo
uno deve sopravvivere.
Guardai Cox con quello che doveva essere uno sguardo
omicida, e riuscii quasi a sentire la sua paura, mentre
cercava una via di fuga.
State scherzando. Io non potrei... Prima che finisse
la frase, Vespucci e i suoi uomini girarono sui tacchi e si
diressero verso le uscite. Noi restammo in silenzio, mentre
due porte sbattevano e venivano chiuse a chiave.
Nessuno dei due mosse un muscolo. Ci limitammo a
fissarci.
Poi, quando il peso del silenzio minacciava di schiacciarci,
Cox scatt verso la pistola. Io lo abbrancai prima
che riuscisse ad afferrarla. Cademmo sul tavolino, rovesciandolo,
e l'arma scivol sul pavimento.
Lui cerc di infilarmi le dita negli occhi. Era pi
grosso di me, e mi imped di recuperare l'equilibrio,
continuando a graffiarmi la faccia. Io cominciai a prenderlo
a pugni nelle costole e sui reni, una, due, tre volte,
e ancora e ancora. Lui aveva il vantaggio del peso, ma
a Waxham io avevo imparato parecchio. Lo colpii sotto
una costola, togliendogli il fiato, e cadde di lato.
Saltai in piedi, gli occhi pesanti per la pressione, e
barcollando mi diressi verso la pistola. Lui si alz e disse,
ancora con il fiato corto. Che te ne fai, senza i...
Ma prima che finisse la frase, lo colpii in faccia con la
canna, cos forte che gli si riemp la bocca di sangue e
cadde sul pavimento. Prov a rialzarsi, e lo colpii di
nuovo, con tutta la forza, e stavolta rest gi. Dalla sua
gola uscivano gemiti che si perdevano in quello stanzone vuoto.
Affanculo i proiettili. L vicino c'era una macchina da
cucire vecchia e arrugginita. Doveva pesare una trentina
di chili, ma mi sembr una piuma. Me la caricai sulle
spalle e tornai verso Cox, che piangeva sul pavimento.
Alz gli occhi a guardarmi. Le labbra, le gengive, i
denti, erano pieni di sangue. Per... perch lo fai? singhiozz.
Per Pooley risposi. E gli gettai la macchina da cucire sul cranio.
Seduto nella mia stanza a Philadelphia, osservo Abe
Mann che spiega la sua visione politica in tv. Immagino
che per settimane lo sentir ripetere sempre le stesse
cose.  dalla parte delle famiglie che lavorano, vuole
abbassare le tasse e ridurre i privilegi fiscali dei ricchi.
Sostiene il diritto della donna a scegliere, vuole un esercito
pi forte e pi posti di lavoro in America, in modo
che nessuno sia costretto ad andare all'estero.
Ha una voce roca, profonda, viscerale.  una delle
ragioni del suo successo. Sa bene come parlare, anche
se non crede in quello che dice. E usa un gesto nuovo:
palmo aperto, dita distese, per sottolineare le parole
chiave del suo discorso.  una variazione del pollice
verso l'alto o dell'indice piegato. Gli conferisce autorit,
sembra un predicatore sul pulpito. Mi scopro a ripetere
il suo gesto, osservandolo senza ascoltarlo.
Il telefono squilla. E Pooley.
Cosa hai scoperto?
Poco, finora. Archibald Grant  scomparso. Nessuno
lo vede da giorni.
Chi mi ha assoldato si  liberato del mediatore.
Sembra proprio di s.
La mia mente vola. Cosa farai ora?
Pooley lascia andare un lungo sospiro. Scaver pi
a fondo, cercando una pista che da Grant conduca a
qualcun altro.
Sei sicuro che sia una buona idea?
Ehi, non puoi essere sempre tu a fare il lavoro divertente.
Sorrido. Sta' attento.
Puoi starne certo.
Sono di nuovo sulla strada e nel mio elemento, il presente.
Sono diretto in Ohio, uno degli stati chiave. Abe
Mann ci passer tre giorni: Cleveland, Dayton, Cincinnati.
I voti di questo stato hanno cambiato i risultati di
un'elezione, in passato, quindi blandirlo  necessario.
Cerco di immaginare cosa prova Abe Mann a questo
punto della sua campagna. Stanchezza? Irritazione? Oppure
si sente rinnovato, come mi sento io adesso? Ci
che  successo ieri  alle mie spalle. Eccomi di nuovo
nel presente.
A Cleveland, mangio in un ristorante che si chiama
Augustine's. E un posto di lusso, ma cerca di sembrare
meglio di quello che , come una donna che si mette
troppo fondotinta per coprire una pelle rovinata.
Il cibo  insipido, senza gusto. Una giovane coppia al
tavolo accanto parla delle elezioni. Senza bisogno di
voltare la testa, ascolto ogni parola che dicono. Cio,
che dice lei, perch  la donna a dominare la conversazione.
Mi considero liberale da un punto di vista sociale,
e conservatrice dal punto di vista economico. Winston
Churchill ha detto: Chi  giovane e conservatore 
senza cuore. Ma chi  vecchio e democratico non ha
soldi. L'uomo di fronte a lei ridacchia. Parlando seriamente,
secondo me paghiamo troppe tasse, e per
cosa? Per aumentare gli sprechi di Washington?
Quindi voterai per i repubblicani? chiede l'uomo.
Sono ancora indecisa. Voglio sentire cosa diranno i
candidati alle loro convention, e poi...
La voce continua a blaterare in un ronzio confortevole.
Mi viene da pensare che questa donna deve avere
pi o meno l'et di Jake. So che non devo voltarmi, so
che non devo assolutamente incrociare il suo sguardo,
ma qualcosa nella sua voce mi scivola addosso come
acqua calda. Estendo l'indice e faccio cadere una forchetta.
Entrambi ci chiniamo a raccoglierla, e per un secondo
ci guardiamo in faccia. Non so cosa trova in me, ma in lei vedo ci che avrebbe potuto essere.
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
Il mio primo lavoro per Vespucci fu uccidere una donna.
Lui mi aspettava nel mio appartamento, una domenica
pomeriggio dopo che ero stato a passeggiare al porto
con Jake. Il suo viso era grave, serio.
Sai cos' un mediatore, Columbus? Mi chiamava
cos dal giorno in cui aveva aperto la porta di quella fabbrica
abbandonata dove avevo ammazzato Pete Cox.
No, signore. Sono certo che lei d a questa parola
un significato diverso dal normale.
Io sono un mediatore. Capisci?
Lo guardai con quella che deve essere stata un'espressione vuota.
Lavoro con alcune persone per omicidi a contratto.
Mi danno il nome di un obiettivo. Il mio compito 
scoprire tutto quello che posso su quella persona, e poi
passare il lavoro a uno dei miei professionisti. Il professionista
non incontra mai direttamente il cliente.  questo il mio lavoro. Capisci?
Credo di s.
Bene, Columbus. Impari in fretta.
E io sarei uno dei suoi professionisti?
Lui rise piano. Non ancora, no. Sei... come dire...
un sostituto, come in teatro. Il tuo compito  imparare
la parte ed essere pronto a coprire un ruolo quando 
necessario. Sarai pagato solo se uccidi il bersaglio. E
una volta ricevuto il primo pagamento disse, con un
ampio sorriso sul volto bruno immagino che potrai
essere definito un professionista.
Andai in cucina e presi una scatola di cracker da una
mensola. Ma invece di aprirla me la rigirai tra le mani,
come un maiale allo spiedo. E se non fossi interessato
a essere uno dei suoi professionisti?
Lui si schiar la voce, coprendosi la bocca con una
mano, e il sorriso scomparve. Dio ti ha dato il libero
arbitrio, e io non intendo togliertelo. Tuttavia, ti ho
guardato negli occhi, Columbus. Ho visto un'infanzia
da orfano. Ti ho visto stringere i pugni. Tu sei un killer.
... la tua natura. Non  stato ci che hai fatto in quella
fabbrica abbandonata a renderti tale. Lo eri da molto
prima di gettare quella macchina da cucire sulla testa
di un uomo. Io ti ho solo aiutato a scoprire chi sei.
Posai la scatola sul piano di lavoro della cucina. Avevo
un ronzio nelle orecchie, e non so se era per paura
o per il fatto che l'italiano aveva detto la verit.
Hap ha visto qualcosa in te. Ha visto questa qualit.
Per... istinto. Dopo una conversazione con te, ha
capito che avresti potuto fare questo lavoro.
Hap lavora per lei, allora?
Molte persone lavorano per me. Mi studi per un
attimo. Ho la sensazione... la sensazione che ti avrei
trovato ugualmente. Ce un... come dire... destino? Un
destino che ci porta a incrociare le nostre strade in modi
che non capiamo. Si interruppe, agitando la mano
come se si fosse avviato per una strada buia e volesse
invertire la direzione. Mi consegn una busta gialla,
pesante e rigida. Leggi questo materiale disse. Poi
parleremo. Forse domani.
Dopo queste parole, si mise il cappello e si diresse
verso la porta.
Passai ore a riflettere sul contenuto della busta. Ero
euforico, come qualcuno a cui fosse stato rivelato un
segreto pericoloso ma interessante. Sulla prima pagina,
in alto, c'era un nome scritto in grosse lettere nere:
Michael Folio. Seguiva un indirizzo: 1022 South Holt
Avenue. Una descrizione fisica: altezza 1,88, peso 91
chili, corporatura media, capelli color sabbia, occhiali
con montatura in metallo, niente tatuaggi o voglie.
C'era anche dell'altro: Michael ha un tic facciale
che gli fa arricciare il labbro superiore a desta. Niente
parenti, a parte una sorella che vive in British Columbia,
Carol Dougherty, sposata con un idraulico di nome
Frank Dougherty. Carol ha due figli di otto e dieci anni,
Carla e Shawn. Michael non li vede e non parla con loro
da oltre sette anni.
Nella pagina successiva c'era una descrizione del
lavoro di Michael: E avvocato presso lo studio legale
Douglas e Thackery. Il suo ufficio  al quinto e ultimo
piano di un complesso di uffici noto come The Meadows.
La ditta ha venticinque impiegati. Nomi: Carol
Santree, receptionist... eccetera. La terza pagina forniva
una mappa dell'ufficio con il nome dell'impiegato
che sedeva a ciascuna scrivania. Nella quarta pagina
c'era una cronologia precisa di dove Michael era stato
negli ultimi trenta giorni: Ore 8,00, il bersaglio esce di
casa, e prende a ovest sulla Holt. Si ferma allo Starbucks
tra Holt e Landover. Ore 8,15, esce da Starbucks
e continua verso ovest, seguendo la Holt fino a raggiungere
la statale 765, poi prende a nord.
La descrizione continuava per una trentina di pagine.
Cominciai a capire la quantit di tempo e di energia
necessaria per compilare quel rapporto. Perch avevo
bisogno di sapere che nel suo ufficio c'era un impiegato
di grado inferiore di nome Sam Goodwin? O che
Michael pranzava spesso da solo all'Olive Garden? Che
per andare in lavanderia prendeva una scorciatoia passando
per Romero Street? La risposta era ovvia. Cos il
killer a cui era stato assegnato l'omicidio di Michael
Folio, in questo caso io, sarebbe stato in grado di progettare
l'attacco e la fuga. Sapendo che quando finiva di
mangiare all'Olive Garden quasi sempre prima di uscire
passava in bagno, avrei potuto tendergli un agguato
nella toilette degli uomini. Sapendo che non parla con i
nipoti da sette anni, avrei potuto fingere di essere un
amico della sorella e incontrarlo per caso mentre
andava in lavanderia. Carpire la sua fiducia e farmi invitare
a casa sua. Le possibilit erano infinite, ma solo perch
avevo tra le mani quel fascicolo cos elaborato.
Fu allora che gli omicidi cominciarono a diventare
la mia droga. Lessi ogni singola riga, poi rilessi parecchie
volte tutto il fascicolo, finch imparai a memoria
la vita di Michael Folio. Poi mi misi ad aspettare con
ansia che squillasse il telefono, senza riuscire a pensare
a nient'altro.
Stavamo pranzando quando lo vidi. Jake aveva ordinato
insalata e grissini e stava gi mangiando, mentre io
aspettavo la mia pasta.
Mi piacerebbe che venissi a casa dai miei per le vacanze
disse lei, guardandomi di sotto in su.
Credevo che non volessi rivedere i tuoi.
Lo credevo anch'io. Ma  la mia famiglia, e per
qualche motivo inesplicabile sento che voglio andare da
loro per le vacanze. Forse quelle scemenze sociologiche
che ho studiato durante il primo anno all'universit non
sono del tutto campate in aria. Comunque se non vuoi
venire non sei obbligato.
Perch non dovrei voler venire?
Lei sorrise. Non lo so. Immaginavo che forse non
volessi venire...
Non hai ancora capito che tipo sono, eh?
Ogni volta che penso di averlo capito, mi cambi le
carte in tavola.
Riprese a mangiare. Io guardai verso la porta e lo
vidi. Michael Folio. Il nome in quella busta. L'uomo
che sarebbe morto non appena Vespucci mi avesse dato
il via libera. Attese che il maitre lo notasse, conducendolo
a un tavolo tra il bagno e il posto dove eravamo
seduti Jake e io. Avevo scelto quel tavolo proprio per
potermi sedere con le spalle al muro, in modo da avere
sotto controllo l'intero ristorante.
Jake ricominci a parlare, ma non l'ascoltavo pi.
Guardavo Michael Folio. Non pi una foto ma un essere
umano vivo e vegeto. Si sedette e cominci a leggere il menu.
Jake si volt per vedere cosa aveva catturato la mia
attenzione. Forse credeva che stessi guardando una donna,
ma quando vide che era un uomo in giacca e cravatta, chiese: Lo conosci?.
Scossi la testa. Cosa?
Quell'uomo. Lo stavi guardando come se lo conoscessi.
Davvero? risi. No, mi stavo solo chiedendo che fine ha fatto la mia pasta.
Lei accett la spiegazione e riprese a parlare della
sua famiglia. Arriv anche il mio piatto e cominciai ad
arrotolare gli spaghetti intorno alla forchetta, cercando
di concentrarmi, ma ogni due secondi tornavo a fissare
quel morto-vivo seduto da solo al centro del ristorante.
Alla fine dissi a Jake che dovevo andare in bagno, e
ne approfittai per passare accanto al suo tavolo. Lui era
immerso nella lettura di Sports Illustrated e non ci fece caso.
In bagno mi fissai nello specchio, cercando di controllare
l'agitazione. Era una sensazione nuova, elettrica, come
un temporale in arrivo. Mi gettai dell'acqua sul viso, e
stavo sfregandomi gli occhi quando la porta si apr.
Mi aspettavo quasi di vedere Michael Folio. Mi ero
alzato per andare in bagno pochi secondi prima che la
cameriera gli portasse il conto. Invece fu il corpo grasso
di Vespucci a entrare da quella porta. Mi guardava
come se volesse gettarmi fuori dalla finestra.
Che stai facendo? disse, pieno di rabbia ma a bassa voce.
Nulla. Io...
Tu non dovevi fare nulla finch non ti fosse arrivato
il mio ordine. Quello che stai facendo qui non  nulla!
Stavo preparandomi, nel caso mi avesse chiamato.
Preparandoti? Non dire stronzate.
Parlo sul serio.
Chi  la ragazza?
Cosa?  solo una che conosco.
Ti piace?
 solo una ragazza, signor Vespucci.
Ne parliamo dopo. Ora paga il conto e andate via.
Sapevo che era meglio non discutere. Annuii, uscii dal
bagno scivolandogli accanto e tornai in sala. Folio era
gi uscito. Jake mi rivolse uno sguardo preoccupato.
Qualcosa non va?
Non mi sento bene.
Oh, mi dispiace. Dici che  stata la pasta?
Non lo so. Vorrei uscire.
Lei si alz immediatamente. Vai alla macchina, al
conto ci penso io.
Mi accompagn a casa mentre fingevo di avere mal
di stomaco. Non era tutta finzione, mi bastava pensare
alla faccia irosa di Vespucci, al lampo nei suoi occhi
quando era entrato in bagno. Jake mi lasci sulla porta
di casa e dovetti insistere per convincerla a non entrare
con me. Dissi che avevo bisogno di stare da solo finch
non mi fossi rimesso. Lei accett con riluttanza, e
da dietro le tende vidi che passarono diversi minuti
prima che la sua auto si staccasse dal marciapiede.
Vespucci non venne quella sera e neppure la sera
dopo. Parlai con Jake al telefono, dicendole che era solo
un po' di influenza intestinale. Sarei stato bene presto,
ma nel frattempo desideravo stare da solo. Lei voleva
prendersi cura di me e la intristiva il fatto che rifiutassi
il suo aiuto. Credo che cominciasse a chiedersi come
sarebbe andata a finire tra noi.
Tenevo la radio accesa tutto il giorno, un rumore di
fondo per tenermi compagnia mentre aspettavo. Per
questo dapprima non feci caso alla notizia che un avvocato
era stato ucciso mentre era seduto alla sua scrivania,
al quinto piano del Meadows Office Complex,
nella zona nord della citt. Le parole del giornalista
erano solo un ronzio nella mia mente, finch udii il
nome Michael Folio. Balzai in piedi e corsi ad aumentare
il volume della radio. Il reporter stava spiegando la
meccanica dell'omicidio. La polizia sembrava pensare
che il cecchino avesse sparato dal tetto di un palazzo
vicino, colpendo l'avvocato dietro l'orecchio destro,
mentre era intento a leggere un rapporto. La sua assistente
aveva udito il rumore di vetri rotti ed era corsa
in ufficio, trovandolo a faccia in gi sulla scrivania,
immerso in una pozza di sangue. La notizia si concludeva l.
Proprio in quel momento la porta di casa si apr ed
entr Vespucci. Indic la radio. Hai sentito?
Annuii.
Chi era la ragazza?
Una con cui esco.
Devi liberartene.
Perch?
Non chiedere perch. Lo sai da solo, senza bisogno
che te lo dica io.
Lasci cadere un'altra busta sul piano della cucina e
si sedette su uno degli sgabelli alti.
Signor Vespucci, quello che faccio nel mio tempo
libero sono affari miei. Non mi importa se...
Lui mi interruppe. Credi di essere il primo che
cerca di diventare un professionista in questo campo?
No, io non...
Ci sono due motivi per cui ti ho scelto. Il primo 
che non hai padre n madre. Il secondo  che non hai
padre n madre. Capisci ora?
Restai immobile a pensarci su.
Le relazioni personali sono una debolezza. In questo
lavoro, non puoi permetterti debolezze. Altrimenti
saranno scoperte e usate contro di te.
Da chi?
Da chi? sbuff. Dimentico che sei un ragazzino.
Adesso sei entrato nel campo degli omicidi a contratto.
Dovrai uccidere uomini, donne, persino bambini, a
volte. Ti farai dei nemici. Nemici nella polizia, nemici
nelle famiglie delle persone che ucciderai, nemici tra gli
assassini tuoi rivali. S, proprio cos. Io non sono l'unico
mediatore in questo paese, e neppure in questa citt. Ce
ne sono altri, che faranno tutto il possibile per impedirti
di continuare a fargli concorrenza. Loro troveranno
questa ragazza e la sfrutteranno. Te lo posso giurare.
 la prima ragazza che...
Che si  innamorata di te? Che ha fatto l'amore con
te? Bah. Ascolta, Columbus, lei  solo un peso per te
un peso schiacciante che ti toglie il fiato. Devi mandarla
via. Dille che non vuoi pi vederla. Non posso darti
un consiglio migliore.
Ho capito.
Allora siamo d'accordo?
Ho detto che ho capito.
Lo dissi con passione, e lui mi fiss a lungo, valutandomi,
cercando di leggermi nel pensiero. Distolsi lo
sguardo e presi la busta.
Questa cos'?
Il tuo prossimo obiettivo.
Stavolta avr una possibilit di agire?
Vespucci si alz in piedi. Non dipende da me.
E da chi?
Da Dio, immagino. Studia il contenuto della busta.
Si avvi verso la porta. E dimentica quella ragazza, Columbus.
Non attese la mia risposta e usc.
Il nome in cima alla prima pagina era Edgar Schmidt,
un detective della polizia. Non ricevetti la telefonata
che mi ordinava di ucciderlo, ma tre settimane pi tardi
lessi della sua morte sul Globe. La terza busta che
ricevetti conteneva il nome di Wilson Montgomery, un
installatore di tubi che trafficava con la mafia. Mor una
settimana dopo, non seppi mai in che modo. La quarta
busta era dedicata a Seamus O'Dooley, proprietario
di un night-club. Gli spararono nel vicolo dietro il suo locale.
Studiai tutti i fascicoli con grande intensit, anche se
non ricevetti mai la chiamata. Ogni telefonata che non
ricevevo serviva solo a farmi concentrare di pi sul fascicolo successivo.
Ma nonostante quello che mi aveva detto Vespucci,
non dimenticai Jake. Desideravo compiacerlo, ma non
potevo gettare via l'unica parte della mia vita che avesse
mai significato qualcosa. Cos quando arrivarono le
vacanze Jake e io partimmo per il New Hampshire con la sua utilitaria Honda.
I suoi ci vennero incontro sulla porta. Jim, suo padre,
mi strinse la mano con calore, accompagnandoci in
casa. Nel camino acceso lingue di fiamma lambivano gli
alari. La casa era rustica, come tante in quelle zone rurali.
Era arredata con mobili in legno stile Western. Un
divano di pelle marrone occupava la maggior parte del
soggiorno, e la casa nel suo complesso emanava un calore
simile a quello del caminetto. Era una vera casa,
qualcosa di cui non avevo mai fatto l'esperienza.
Molly, la madre di Jake, mi fiss con un ampio sorriso
e disse: Be', non startene l impalato. Jim, prendi
il suo bagaglio. Ti metteremo nella stanza di Louis.
Di notte  un po' fredda, ma aggiungeremo un paio di
coperte in pi e starai comodo come una marmotta.
Sembrava che una volta aperta la bocca non riuscisse
pi a fermarsi. Jake sorrise e alz gli occhi al cielo
quando Molly distolse lo sguardo, come per dire: Ti avevo avvisato....
In tavola c'era abbastanza cibo da nutrire una dozzina
di persone: pesche avvolte in sottili fette di prosciutto
crudo, insalata calda di pere e indivia, prosciutto al
forno in crosta di miele e zucchero integrale, fagioli e tre
torte in attesa su un tavolino a lato: di zucca, di limetta e al latte.
Jake ci ha detto che lavori per una compagnia di
distribuzione, giusto? chiese Jim, quando tutti i piatti furono pieni.
Esatto. E un inizio, finch non metter da parte
abbastanza soldi per pagarmi l'universit.
Oh? disse Molly. Era pi un commento che una domanda.
S, signora, non sono...
Jake part al salvataggio. Mamma...
Cosa? Non ho detto nulla.
Guardai Jake e lei annu, come per dirmi che non
avevo nulla da temere. Sono rimasto orfano nella culla,
e sono cresciuto in orfanotrofi, senza molto calore
umano. Perci se voglio andare all'universit, devo
pagarmela da solo. Non voglio avere nessun debito
con lo stato, quindi sto risparmiando sul mio conto in banca.
Jim gett un'occhiata severa alla moglie, poi si rivolse
a me. Mi sembra un atteggiamento ammirevole.
Poi cambi argomento. Bene, come ti  sembrata la
strada per Nashua? Jake ama fare il giro lungo, anche
se le dico da anni che con l'interstatale ci metterebbe
almeno venti minuti in meno.
Pap, cos mi metti in imbarazzo! strill Jake, contenta,
lanciandogli un tovagliolo.
La conversazione prese un tono mondano, sempre e
comunque dominata da Molly. Le sue frasi si susseguivano
senza punteggiatura. Non ero neppure certo che
respirasse. Ma mi piacque tantissimo quella serata. Il
cibo, la conversazione, la famiglia, e Jake che mi stringeva
la mano sotto il tavolo. Me la strinse tre volte in
successione, come a dire: Io ti amo. E io le credevo,
in un modo in cui non avevo mai creduto nulla. Cominciavo
a pensare che Jake e io, trent'anni dopo, saremmo
stati come i suoi genitori, parlando con nostro figlio
e la sua ragazza durante una cena proprio come quella.
Lasciai la luce accesa accanto al letto per leggere l'ultimo
fascicolo consegnatomi da Vespucci prima della
mia partenza. L'avevo trovato sulle scale dopo essere
andato a correre e non l'avevo invitato in casa. Non so
perch l'avevo fatto, e non so se gli importasse qualcosa.
Aveva atteso un secondo, studiando il mio viso, e
quando non gli avevo chiesto se voleva entrare, si era
voltato e se n'era andato. Immagino sapesse che vedevo
ancora Jake, e che quel fine settimana sarei stato
fuori citt, ma non aprii bocca per confermare o negare
nulla. Se voleva trasformarmi in un killer al suo servizio
mi stava bene, ma non volevo rinunciare a Jake.
Avrei preferito non parlarne pi.
Il nome in cima al fascicolo era Janet Stephens, giudice
presso il tribunale del Quinto Distretto di Boston.
Non era sposata ma aveva un'amante donna, un avvocato
di nome Mary Gibbons. Viveva in una villetta a
schiera a Back Bay, dalle parti di Beacon Street, con un
piccolo corgi di nome Dusty. Il tribunale era in centro,
oltre il parco pubblico, una ventina di minuti a piedi da casa sua.
La foto mostrava una donna di mezza et con la fronte
alta e la pelle color cacao. Il padre era nero e la madre
bianca, e lei aveva preso quel bel colore che spesso
hanno i figli di razze miste. Gli occhi erano di un verde
intenso e i capelli scendevano fino al mento in spessi
riccioli scuri. Il naso troppo grande rovinava un viso
per altri versi molto bello. Si teneva in forma: palestra
cinque volte a settimana con un personal trainer, esercizi
con i pesi e allenamento per il cuore. La palestra era
a met strada tra la casa e l'ufficio.
Non avevo la pi pallida idea del perch dovevo
ucciderla. Forse aveva mandato in galera la persona
sbagliata, o forse non doveva presiedere un processo
importante. Forse l'omicidio non aveva nulla a che fare
con il suo lavoro. Vespucci mi teneva all'oscuro di tutto,
cos era pi facile tenere a bada la curiosit. Meno
sapevamo del motivo, meno eravamo tentati di saperne
di pi sul cliente. Era solo un incarico, un omicidio
impersonale, un'operazione di routine.
Ero immerso in un sogno senza sogni, quando la voce
di Jim penetr l'oscurit. Disse qualcosa riguardo a
un telefono, e ci misi qualche secondo a rendermi conto
che era sulla soglia con un cordless in mano.
Mi scusi...? chiesi, cercando di scuotere via il sonno.
Ce una telefonata per te. Un uomo. Ha detto che era urgente.
Svegliarmi in quel letto, in quella stanza, a quell'ora,
era cos strano che non compresi bene cosa stava succedendo.
Mi sedetti sul letto. Jim si avvicin e mi consegn
il cordless, poi usc dalla stanza per lasciarmi un po' di privacy.
Pronto? dissi, ancora cercando di abituare gli occhi al buio.
Hai il via libera disse la voce di Vespucci.
Mi aveva trovato. Sapeva esattamente cosa facevo e
aveva persino ottenuto il numero dei genitori di Jake.
Il mediatore, il cui lavoro era scoprire tutto ci che poteva
su un bersaglio, aveva scoperto tutto anche su di
me. Quei pensieri mi squarciarono la mente in un istante,
prima che l'italiano parlasse di nuovo. Ventiquattr'ore.
Poi chiuse la comunicazione.
Hai il via libera. Ventiquattrore. Sei parole con un
significato che andava dal mio letto fino a una villetta a
schiera dietro Beacon Street. Mi alzai, improvvisamente
sveglio come se qualcuno mi avesse fatto annusare
dei sali, e cominciai a vestirmi.
Quando uscii dalla stanza con la borsa da viaggio,
Jim stava versando del caff in due grandi tazze.
Mi dispiace che il telefono l'abbia svegliata dissi.
Mi pass una tazza. Soffro d'insonnia disse, bevendo
un sorso dalla sua. Di solito mi alzo alle quattro.
Cos ho tempo per pensare.
Che ora  adesso? Il caff era ottimo.
Le quattro disse con un luccichio negli occhi. Devi scappare?
S. E successo qualcosa al lavoro, hanno bisogno di me per riempire un buco.
Non c' problema. Portati dietro la tazza.
Ma non potrei restituirla...
Non essere sciocco.
In quel momento la voce di Jake chiese: Cosa succede?.
Era bellissima, in una camicia da notte troppo grande,
con gli occhi pieni di sonno. Guardandola, feci molta
fatica a parlare.
Mi spiace... Ho avuto una chiamata d'emergenza.
sembra che al lavoro molti si siano dati malati, e hanno
bisogno di me. Deve essere l'influenza. Ma mi hanno
detto che se riesco a essere l per le sette la paga  doppia.
Non potevo rifiutare.
Jake sbadigli e guard il padre. C' ancora del caff?
In abbondanza.
Allora versamene una tazza mentre vado a vestirmi, per favore.
Non c' bisogno che venga anche tu. Posso chiamare
un taxi e farmi portare alla pi vicina agenzia di auto
a noleggio. Tanto paga la ditta.
Lei si avvicin e mi baci sulle labbra. Non essere
sciocco disse, proprio come suo padre. Ti porto io.
Papi, scusaci con mamma, okay?
Durante il viaggio parlammo di cose innocue, tipo
che impressione mi avevano fatto i suoi genitori, il
quartiere, la casa, il letto, la cena. Ero felice di non dovermi
concentrare su ci che dicevamo. I miei pensieri
erano tutti rivolti al fascicolo nella borsa.
Davanti a casa mia la baciai sulla guancia, mormorai
qualche parola di ringraziamento e corsi in casa senza
voltarmi. Il cuore batteva gi a mille. Mi avvicinai all'armadio
e scelsi un paio di pantaloni marroni e una camicia
bianca a maniche lunghe, sulla quale misi un blazer
blu scuro. La stessa roba che a Boston cinquantamila
altri uomini stavano indossando in quello stesso momento.
Nulla che saltasse all'occhio. C' un modo di
vestirsi, di camminare, di spostare lo sguardo, che le
persone non notano neppure se ti sono di fronte.  una
delle cose che si imparano a Waxham, e un altro motivo
per cui probabilmente Hap mi aveva raccomandato a Vespucci.
Aprii la valigetta che tenevo sotto il letto. Me l'aveva
data Vespucci il giorno che ero uscito da solo dalla
Columbus Textiles. Conteneva gli strumenti del mestiere:
una pistola Glock 17 semiautomatica, una scatola
da cinquanta proiettili 9 mm a punta cava, un coltello
seghettato con il manico terminante in una punta d'acciaio.
Un assortimento di false carte d'identit, carte di
credito, biglietti da visita. Se durante una missione fossi
stato ucciso, sarebbe stato difficile scoprire la mia vera
identit. Inoltre ero certo che Vespucci avrebbe preso
le sue precauzioni, probabilmente dando fuoco al mio appartamento.
Non avevo ancora ricevuto un fucile da cecchino.
Adesso lo so usare molto bene, tuttavia non  la mia
arma preferita. Secondo un vecchio adagio, pi riesci
ad avvicinarti al bersaglio, pi la tua abilit di assassino
 grande, ma questo adagio ha pi buchi di un setaccio.
Alcuni dei killer pi stupidi del mondo hanno premuto
il grilletto a mezzo metro di distanza dalla loro
preda, e alcuni tra i pi abili hanno colpito il bersaglio
da cinque isolati di distanza. Un killer che uccide da
vicino pu trovarsi a dover fuggire tra i passanti impauriti,
mentre un cecchino deve tenere conto del vento,
della luce solare, degli ostacoli e del fatto di poter essere
visto per caso. Ciascun sistema ha bisogno di esperienza.
Il trucco, lo sapevo anche allora che ero nuovo del
mestiere, stava nel trovarsi in una posizione che desse
il massimo comfort. Comfort nel localizzare il bersaglio,
comfort nell'ucciderlo e comfort nel lasciare la scena del crimine subito dopo.
Ero a una fermata dell'autobus in Beacon Street, e
leggevo The Globe come un qualsiasi pendolare annoiato.
Ogni tanto guardavo l'orologio e canterellavo
un motivetto a bocca chiusa. La porta della villetta a
schiera si apr e lei usc di casa. Indossava un vestito blu
scuro e scarpe da ginnastica bianche per la camminata fino in tribunale.
Appena entr nel parco pubblico piegai il giornale,
me lo infilai sotto il braccio e la seguii a una trentina di
metri di distanza. Ero certo che da qualche parte Vespucci
mi tenesse sotto controllo come l'occhio di Dio,
per vedere come il suo nuovo assassino avrebbe gestito il suo primo incarico.
Janet super una coppia di turisti intenti a guardare
le sculture delle anatre, poi svolt a sinistra lungo uno
dei sentieri che attraversavano il parco. Camminava
rapida, non tanto in fretta da sudare, ma abbastanza da
tenermi occupato. Sentivo aumentare il ritmo delle mie
pulsazioni, come un tamburo lontano. La sua schiena
restava dritta mentre faceva oscillare le braccia e sembrava
pi ampia di come era descritta nel fascicolo.
Abbastanza ampia da aprirsi in due, con la spina dorsale
spaccata, anche da trenta metri di distanza.
Rallent uscendo dal parco e arriv a un semaforo.
La mano rossa lampeggiante dall'altra parte della strada
la costrinse a fermarsi, e ne approfitt per chinarsi
ad allacciarsi una scarpa. Non mi rest altra scelta che
raggiungerla davanti alle strisce. C'erano diversi altri
pedoni in attesa del verde, perci ero tranquillo.
Eppure mi sembrava di avere addosso la luce di un
riflettore gigante. Guardai oltre l'uomo d'affari davanti
a me, concentrandomi sulla schiena di Janet Stephens,
che ora distava meno di un metro. Era ancora piegata
ad allacciarsi la scarpa, e il vestito ondeggiava leggermente.
Meno di un metro. La Glock mi pesava contro
le costole, nascosta dietro il blazer. Infilai la mano sotto
la giacca, come per grattarmi, e la spinsi contro la canna
fredda della pistola. Potevo farlo in quello stesso momento.
Tirare fuori la pistola, e...
Il semaforo pass al verde. Janet ripart a passo
svelto. Lasciai che gli altri mi superassero e restai indietro
fino a recuperare la distanza precedente. La mantenni
fin quando vidi Janet scomparire oltre i gradini del tribunale.
Vespucci mi stava osservando? Mi aveva visto esitare
e si era fatto un appunto mentale, o forse lo aveva
addirittura scritto in un block notes? Mi stava giudicando,
proprio in quell'istante? Columbus ha esitato,
sprecando un'opportunit. Bisogna eliminarlo appena possibile.
Spingendo via quei pensieri, proseguii fino a un negozio coreano, scuro come la tana di una marmotta.
Sugli scaffali c'era uno spesso strato di polvere. Presi
una scatola di pellicola trasparente, poi la feci cadere a
terra come se mi fosse sfuggita di mano. Veloce come
un lampo, tolsi la pistola dalla fondina e la infilai tra la
mensola pi bassa e il pavimento. Feci lo stesso con il
coltello. Entrambe le armi avrebbero avuto bisogno di
una bella ripulita pi tardi, quando le avrei recuperate,
ma almeno non dovevo preoccuparmi che la proprietaria
dietro il banco le trovasse per caso mentre spazzava.
Quel pavimento non vedeva una scopa da mesi. Finita
l'operazione, raccolsi la scatola come se non fosse successo
niente, la portai alla cassa e pagai. Poi uscii di nuovo alla luce del sole.
Per entrare nel tribunale bisognava passare attraverso
un metal detector con tre guardie e un cordone rosso
che impediva l'accesso da altri punti. Misi in un vassoio la pellicola appena acquistata e le chiavi di casa, e
passai oltre l'arco di metallo con gli occhi bassi. Non
guardai l'uomo che mi porse entrambe le cose dall'altra
parte, mi limitai a prenderle e mi diressi verso un
gruppo di ascensori davanti ai quali c'era della gente in
attesa. Sapevo che l'aula del giudice Janet Stephens era
al sesto piano. Sapevo inoltre che lei non prendeva mai
l'ascensore. Preferiva fare le scale a piedi, per tenersi in forma.
A un tratto, una voce sgarbata da un altoparlante
attravers l'atrio. Giuria popolare, presentarsi al sesto
piano. Giuria popolare, al sesto piano. In fondo al corridoio
sulla destra. Giuria popolare, sesto piano, in fondo al corridoio sulla destra.
Guardai la folla, incrociando sguardi vuoti di persone
che avrebbero preferito essere da qualsiasi altra parte
ma non l. Gente che poteva restarti accanto tutto il giorno senza neppure notarti.
La sala al sesto piano era enorme, e dentro ci saranno
state cinquecento persone. Bisognava compilare dei
moduli, consegnarli alla donna accanto alla porta e lei
avrebbe estratto i nomi che avrebbero partecipato a ciascun
processo. Io mi sedetti in fondo alla sala senza
riempire il modulo. Mi interessava solo restare anonimo
e tenere d'occhio l'orologio. Le undici e trenta. Sapevo
che quasi sempre a quell'ora Janet Stephens faceva una pausa.
L'aula del tribunale si svuot alle dodici e tre minuti.
Avevo dovuto trascorrere una mezz'ora cercando di
non farmi notare, ma non era stato difficile. Al sesto
piano c'erano tre aule e le persone entravano e uscivano
come roditori che cercavano di tenersi nell'ombra.
Nessuno voleva essere visto, nessuno guardava negli
occhi gli altri. Il corridoio rest silenzioso come un
museo. L'unico rumore era il ticchettio occasionale di
tacchi alti: mogli o fidanzate di qualche imputato che
si erano vestite al meglio per la giuria. Tutti parlavano
sottovoce, come se mostrare deferenza verso il luogo
potesse garantire loro un trattamento migliore. Non
appena si aprirono le porte dell'aula, giurati, avvocati,
stenografi, ufficiali giudiziari eccetera, si diressero tutti
verso gli ascensori, per la pausa pranzo di un'ora. Io
presi le scale e scesi rapidamente al quinto piano. Mi
fermai sul pianerottolo. Ora avevo bisogno solo di un po' di fortuna. Appena un po'.
Pochi minuti dopo sentii aprirsi la porta che dava
sulle scale al piano di sopra. Sapevo dal fascicolo che
Janet Stephens pranzava ogni giorno in una tavola calda
all'angolo nord-ovest del tribunale. Ordinava invariabilmente
verdure al vapore e riso integrale, e mangiava in
silenzio rileggendo le sue carte. Sapevo che preferiva
sempre le scale all'ascensore, anche per scendere. Sono
abitudini come queste, le routine quotidiane della gente
normale, che facilitano il lavoro di un assassino.
Udii richiudersi la porta e subito dopo il rumore morbido
di scarpe da tennis sui gradini. Il cuore mi batteva
come un tamburo indiano. Tum, tum, tum, tum. Lasciai
andare l'aria lentamente, per controllare il respiro, poi
cominciai a salire verso il sesto piano. Arrivammo sul
pianerottolo tra una rampa e l'altra allo stesso tempo.
Janet Stephens mi rivolse un sorriso anonimo, distogliendo
lo sguardo. Non aveva voglia di parlare con un poveraccio
che si era perso nella tromba delle scale, aveva
fretta di andare a pranzo. Io mi limitai a guardare verso
il pianerottolo successivo, passo tranquillo, faccia amichevole;
nulla di cui preoccuparsi, solo un tizio qualsiasi che saliva le scale.
Mi pass accanto mormorando un insincero buongiorno.
Nel mezzo secondo in cui uscii dal suo campo
visivo, avevo aperto la scatola e tirato fuori un pezzo di
pellicola trasparente. Con la velocit di un leone le saltai
addosso da dietro, avvolgendole la plastica intorno
alla faccia e tirando con forza, in modo da sollevarla da terra.
Lei rest sorpresa, disorientata dal fatto di non sentire
pi la terra sotto i piedi. Due secondi dopo le avevo
gi avvolto intorno alla testa cinque giri di pellicola e
approfittando di trovarmi un gradino sopra di lei continuavo
a tirarle il corpo verso l'alto, in modo che non
potesse recuperare l'equilibrio. Vedevo i suoi occhi spostarsi
freneticamente all'indietro, nel tentativo di trovare
la mia faccia, di dare un senso a ci che stava accadendo,
ma non riusc a vedermi. Agit le mani cercando
di colpirmi, mentre invece avrebbe dovuto cercare di
togliersi la plastica da naso e bocca. Ma non potevo biasimarla.
Un estraneo la stava soffocando nella tromba
delle scale del tribunale, a meno di venti metri dall'aula
in cui lei presiedeva processi da otto anni. Era logico
che cercasse di combattere. Quando finalmente smise
di lottare e le si appannarono gli occhi, risalii al sesto
piano e mi diressi con calma verso gli ascensori. Nel corridoio non c'era un'anima.
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
Sono un impostore e un bugiardo. Mi racconto di
avere riflessi condizionati, disciplina, la mente sotto
controllo. Mi dico che ho la capacit di restare nel
presente, il che mi separa dalle altre persone che
popolano la terra: io, solo io, posso chiudere fuori il
passato con la stessa facilit con cui si chiude un rubinetto.
Ma quella dannata prostituta alla stazione di benzina,
e poi questa donna che non somiglia neppure a
Jake, seduta al tavolo accanto nel ristorante Augustine's,
mi hanno fatto capire che sto solo cercando di
imbrogliare me stesso. Il rubinetto perde, e la perdita
ha causato un flusso di ricordi. Ma ora basta. Ho troppe
altre cose a cui pensare.
Sono di nuovo sulla strada, diretto a sud, verso Indianapolis
e Lexington. Sto lasciando gli stati blu, di tendenza
democratica, per andare negli stati rossi, di tendenza
repubblicana. So che il candidato Abe Mann passer
poco tempo del suo tour da queste parti. Vorr dirigersi
presto a ovest, verso altri stati chiave: Iowa, New Mexico,
Nevada, Washington, Oregon e finalmente California.
Ma anche in questi stati non prender neppure
un voto, perch sar morto.
Il mio modo di guidare  simile a quello con cui cammino
tra la folla: cerco di attrarre meno attenzione possibile.
Auto a noleggio beige, velocit di crociera appena
un chilometro sopra il limite, indicatore di direzione
tutte le volte che cambio corsia. Sto cominciando a rilassarmi,
a lasciare che la mente galleggi in un piacevole
nulla, quando con la coda dell'occhio vedo Pooley al volante
di un SUV, un Navigator nero. Ha il finestrino abbassato
e mentre mi passa accanto mi indica la prossima
uscita con un dito. Rallento, lo lascio passare avanti e lo
seguo fino a una stazione Shell sull'interstatale.
Ho strane notizie dice, appena siamo scesi entrambi.
Ha un aspetto stanco, come se dormisse male
da giorni, e le palpebre a mezz'asta.
Se ti sei dato la pena di raggiungermi, deve essere
qualcosa di grosso.
Archibald Grant, il mediatore scomparso...
S?
L'ho ritrovato in un carcere fuori da Providence.
 in galera?
Gi. Per questo ci ho messo tanto. E stato pizzicato
per favoreggiamento. Dovr scontare qualche anno
in un carcere federale, forse a Lompoc.
Merda.
Non preoccuparti, non ha detto nulla di te.
Sicuro?
Sicurissimo. Sa che lo uccideresti.
E ti ha detto...?
Non ha rivelato chi l'ha assunto per fare da mediatore
con te. Ha detto solo che si tratta di una persona
molto vicina al bersaglio.
Credi che sappia pi di quanto dice? Sul fatto che
il bersaglio sia mio padre?
Pooley scuote la testa. Non credo.  uno di quei
tipi convinti di essere molto furbi. Capisci cosa voglio
dire? Se lo sapesse, avrebbe fatto in modo di farmi capire
che sapeva. Per lui sarebbe un motivo d'orgoglio.
Annuisco. Quindi sappiamo solo che qualcuno vicino
a Mann lo vuole morto.
 qui che la cosa si fa strana. Questa persona non
ha assoldato un solo assassino.
Mi passa un lampo negli occhi, e Pooley se ne accorge.
Mi dispiace. Non lo sapevo e avrei dovuto saperlo,
 il mio compito. Quindi incazzati pure, ne hai
tutto il diritto. Non so come mi sia potuto sfuggire.
Chi altro si occupa dello stesso lavoro?
Grant non ha voluto dirmelo.
Non sei riuscito a farlo parlare?
Se non fosse stato dietro le sbarre, ci sarei riuscito
eccome. Ma eravamo divisi da un vetro antiproiettile
spesso trenta centimetri. Non avevo in mano nessuno
strumento di persuasione. Lui sembra convinto che tacere
significhi far bene il suo lavoro, e che tu non lo
ucciderai per questo.
Ha almeno accennato a chi era partito per primo?
No. Ha detto solo che il cliente voleva avere la certezza
del risultato, e malgrado la tua reputazione ha voluto
altri due killer.
Quindi siamo in tre? Cerco di mantenermi calmo,
ma mi viene fuori un tono acuto.
Pooley annuisce. S. E al cliente non interessa chi
porter a termine il lavoro. Ha detto solo che chi lo far
incasser il saldo del contratto.
Cristo.
Gi.
Ci sono due incognite di cui non sono responsabile,
e ne basta una sola per mandare tutto a puttane.
Lo so.
Ha detto a tutti e tre che il lavoro doveva essere eseguito
in California?
Merda, non gliel'ho chiesto. Torner a trovarlo...
No, lascia perdere. Piuttosto affrettati a scoprire chi
sono gli altri due.
Pooley strizza gli occhi contro il sole. Annuisce. Certo,
certo. Hai ragione, Columbus.
Quanto ci metterai?
Non lo so. Una settimana al massimo.
Bene. Troviamoci a Santa Fe tra una settimana. Voglio
i nomi, ma non devi dire nulla al telefono. Solo di
persona. Intesi?
Certo, Columbus.
Vorrebbe aggiungere qualcosa, ma vede nel mio sguardo
che non sono dell'umore giusto per ascoltare scuse.
Perci sale a bordo del suo Navigator e se ne va senza
darmi neppure un'occhiata nel retrovisore.
Sfortuna. Maledetta sfortuna, cazzo. Ho voglia di picchiare
la mano sul volante, ma vorrebbe dire aver perso
la calma, e questo a me non succede. Mai.
Vorrei andare dritto al carcere di Providence, corrompere
una guardia per entrare, piantare un coltello tra le
costole di Archibald Grant e dirgli che cos impara a
contattare tre killer per lo stesso lavoro invece di uno
solo. Ma lui ha fatto solo quello che il suo cliente gli ha
chiesto. Deve pensare che uno di noi probabilmente
toglier di mezzo gli altri due, prima o appena dopo
l'esecuzione dell'incarico, quindi a cose fatte avr solo
un killer irritato di cui preoccuparsi. E immagina che
una volta incassato il pagamento, quel killer accetter le
sue scuse per aver lasciato fuori qualche informazione.
So che dovrei mollare tutto, invertire la marcia alla
prima uscita dall'interstatale e chiedere a Pooley di trovarmi
un altro incarico, qualcosa che non abbia un sapore
cos personale. Ci sono troppi ostacoli, troppi segnali
negativi, in questa storia.
Ma per qualche motivo non posso resistere non ce
la faccio a mettere la freccia e a invertire il senso di marcia,
come se fossi attratto da una forza invisibile, da un magnete.
Voglio uccidere mio padre. Voglio essere io a farlo,
costi quel che costi. L'incarico ha solo accelerato qualcosa
di inevitabile. Noi due eravamo gi in rotta di collisione
ben prima che arrivasse questa proposta. Vespucci ha
detto che il fato conduce le strade delle persone a incrociarsi
in modi che noi non riusciamo a capire, ma non
 del tutto esatto. Questa strada io la capisco perfettamente.
Lo stesso Abe Mann me l'ha indicata molto
tempo fa, quando si  liberato di Amanda B. come se
fosse un animale che aveva investito per la strada. Io
sono il suo figlio bastardo, e nessun altro a parte me avr il piacere di ucciderlo.
Mi registro all'Omni Severin, nel centro di Indianapolis.
 uno di quei grandi alberghi di lusso che cercano di
mantenere il sapore storico senza rinunciare alla modernit,
e cos finiscono per essere solo anacronistici.
Mi lasci vedere cosa abbiamo per una settimana, signor Smith.
Certo, faccia pure.
Una stanza per non fumatori, letto king-size, giusto?
Esatto.
La receptionist sembra una studentessa che si mantiene
lavorando. Batte sulla tastiera e pochi secondi dopo
mi consegna una tessera magnetica.
Devo avvisarla che durante gli ultimi due giorni del
suo soggiorno qui, l'albergo ospiter Abe Mann, e le
cose potrebbero farsi un po' pi... Mi capisce, controlli,
servizi di sicurezza, eccetera.
Sul serio? chiedo, fingendomi piacevolmente sorpreso.
S. Indianapolis  una tappa del suo tour "Connecting
America", o come diavolo si chiama.
E alloggeremo sullo stesso piano?
No, non si preoccupi. Lui ha affittato tutto il quindicesimo
piano per s e il suo seguito.
Benissimo, grazie. Le sorrido. Che bella coincidenza,
trovarmi a Indianapolis proprio ora.
 la reazione che si aspettava. Ricambia il sorriso, mi indica
gli ascensori e mi spiega a che piano  la mia stanza.
Appena entrato, accendo il televisore ed eccolo qui,
onnipresente come una grande celebrit. In un anno di
elezioni, posso aspettarmi di vedere il candidato Abe
Mann ogni volta che faccio un giro sui canali che trasmettono
solo notiziari, a qualsiasi ora del giorno e della
notte. In questo servizio  davanti a un gruppo di
trenta operai metallurgici, in cui sono rappresentate
tutte le minoranze etniche. Gli operai sono in tuta e
casco di sicurezza. Anche Mann ha il casco in testa e
parla di un ponte per le famiglie di lavoratori, agitando
il palmo con quel gesto da predicatore, come se credesse
davvero a ci che viene fuori dalla sua bocca.
L'hotel ha una bella palestra, e decido di scaricare un
po' di energia su un tapis roulant. Sono l'unico a usarlo a quest'ora. C' un televisore anche qui, sintonizzato
su un canale sportivo con il volume al minimo, ma
lo ignoro, concentrandomi sul ritmo dei passi sul nastro.
Voglio farmi un'oretta di corsa, e poich corro sul posto,
il passato ha tutto il tempo per raggiungermi.
Non avevo deciso in modo consapevole di cambiare,
ed ero troppo miope per capire cosa mi stava succedendo.
 vero, avevo ucciso Pete Cox gettandogli
addosso una macchina da cucire, ma si trattava di una
persona che odiavo, e l'avevo ucciso con passione, con
emozione. Quando Vespucci aveva aperto la porta della
Columbus Textiles, la mattina dopo, io ne ero uscito
pulito, purificato, come da un battesimo.
Ma soffocare il giudice Janet Stephens con la pellicola
trasparente era stata una cosa molto diversa. Senza
emozione, senza passione, meccanica, e quindi imperfetta,
in un modo che non riuscivo ancora a capire. Mi
ero comportato nel modo giusto: avevo rispettato il
contratto, studiato il fascicolo, scoperto le debolezze, sfruttato le abitudini, e avevo avuto successo. Allora cosa c'era che non andava?
Incontrai Vespucci il giorno dopo in una caffetteria.
Hai un conto in banca? mi chiese, davanti a una tazzina di caff.
S.
Chiudilo. Mi pass un foglietto. Vai a questo indirizzo quando hai bisogno di soldi. Niente pi documenti, moduli, assegni. Faremo tutto in contanti.
Cosa c' a questo indirizzo?
Una banca per gente a cui non piacciono le banche. Hai gi un conto aperto. E dentro ci sono cinquantamila dollari che ieri non c'erano. Cercai di mascherare la sorpresa all'udire quella somma. Vespucci se ne accorse, ma non disse nulla. Sorseggiammo i nostri espresso in silenzio.
Quando ricever il prossimo incarico? dissi alla fine.
Quando sarai pronto.
Sono gi pronto.
No, Columbus. Hai bisogno di un mese per ritrovare... come posso dire... per ritrovare il filo.
Aprii la bocca per ribattere, ma la richiusi sotto il suo sguardo indagatore. Aveva ragione. Non ero pronto. Anche se non riuscivo a individuare ci che mi tratteneva.
Questa attivit che hai intrapreso, Columbus, paga bene ma costa anche qualcosa. Mi capisci? Ti prende qualcosa qui si tocc la testa con l'indice.  l'unica valuta con cui pagare  il tempo. Hai bisogno di un po' di tempo prima di poterlo fare di nuovo.
Annuii, sapendo che c'era dell'altro.
Non  abbastanza assolvere l'incarico e andarsene. Io credo...  difficile da capire... credo che tu debba entrare in contatto con la mente del tuo bersaglio, ecco...
Agit la mano come se le sue parole lo avessero deluso, non riuscendo a comunicare quello che voleva dire. Restai in attesa. Pochi secondi dopo, allarg le mani sul tavolo. Columbus, stavolta non ti ho dato abbastanza tempo perch si trattava di un test. Volevo vedere cosa avresti fatto. Di solito hai otto settimane prima di portare a termine un incarico.  un tempo da usare non solo per conoscere le abitudini del bersaglio, ma anche per entrare nella sua testa, diventare lui, o lei, capire i suoi motivi. Una volta creata questa connessione, e solo allora, hai il potere di spezzarla del tutto. Non chiedermi di spiegarti perch. So soltanto che  cos.
Dopo quelle parole, lasci una banconota sul tavolo, si alz e se ne and.
Jake si accorse che ero cambiato. Non capiva cosa c'era di diverso in me, perch mi ero incupito, e si sentiva frustrata.
Cosa ho fatto? mi chiese una sera a cena.
Non hai fatto nulla.
Da quando siamo tornati dal New Hampshire, sembri come... infastidito dalla mia presenza.
Non ha nulla a che fare con te, Jake.
Stronzate.
Cosa vuoi che ti dica? Lascia perdere. Sentivo montare la rabbia, come acqua bollente. Era la nostra prima lite, e stavo scoprendo che lei non si lasciava intimidire.
Lasciar perdere? Come posso farlo, se non mi dici neppure cosa dovrei lasciar perdere?
Cominciai a risponderle, ma mi interruppe. Mi sarei aspettata una cosa del genere da altri, ma non da te.
Dal giorno in cui ti ho conosciuto, siamo sempre stati sinceri l'uno con l'altra. Questo  il senso di avere una relazione, una relazione vera. Tu devi fidarti di me e io di te. Non funziona in nessun altro modo.
Aveva ragione, ma io avevo le mani legate. Hai ragione, mi dispiace.
Il suo sguardo si ammorbid, tuttavia non aveva intenzione
di lasciar cadere l'argomento. Ti stai scusando
per qualcosa che non so. Questo non  comunicare,  parlare con il muro.
Ho detto che mi dispiace, Jake. Sto cercando di capire alcune cose, ma devi credermi se ti dico che i miei problemi non hanno nulla a che fare con il nostro rapporto.
L'unica cosa... l'unica che mi aiuta ad andare avanti giorno per giorno,  quello che ce tra noi. So che non  una risposta soddisfacente, ma ho bisogno che l'accetti.
Te lo chiedo in ginocchio, se vuoi. Non ce la faccio a sopportare anche la tua amarezza... Non ce la faccio. Quando sar il momento, ti dir tutto.
Le sue difese si sciolsero. Lo prometti? chiese, debolmente.
Lo prometto.
Ti fidi davvero di me? Completamente?
Se l'unica di cui mi fidi su questo pianeta.
Ti amo.
Le risposi con le stesse due parole, e ci misi tutta l'anima.
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
L'incarico successivo fu un disastro.
Il nome in cima alla pagina era Richard Levine, un
gestore di lotterie clandestine. Vespucci aveva fatto il
suo dovere, ma stavolta il fascicolo aveva buchi enormi,
dovuti a un motivo specifico: il bersaglio sapeva che
qualcuno voleva ucciderlo.
Levine era alto un metro e cinquantotto, di corporatura
snella. Soffriva di emicrania e aveva un brutto carattere.
Aveva fatto fortuna con le lotterie tra i lavoratori
del porto di Boston, e pi cresceva il suo conto in
banca, pi aumentavano i suoi nemici. Levine aveva
preso delle precauzioni, sotto forma di cinque guardie
del corpo, ex poliziotti, dei veri duri. Abitava in una
grande casa dalle parti di Beacon Hill e non usciva
quasi pi, lasciando che fossero i suoi tirapiedi a tenere
la contabilit e a gestire incassi e pagamenti. In casa
sua erano ammessi solo un pugno di uomini, che lavoravano
per lui da pi di dieci anni. Nessuno di loro
cambiava mai attivit: l'unico modo di separarsi da Levine
era morire o scomparire.
Vespucci non aveva uno schema dell'interno della
casa. La pianta era misteriosamente scomparsa dall'ufficio
del catasto. Inoltre non poteva parlare con nessuno
degli uomini di Levine, per non metterli sull'avviso.
Cos avevo otto settimane e pochissime informazioni.
Ma fu l'ultima frase del fascicolo a preoccuparmi: Il
bersaglio sa che c' una taglia sulla sua testa.
Quel figlio di puttana sapeva che era stato assunto
un killer per ucciderlo, sapeva che in quello stesso momento
qualcuno stava infilando i proiettili nel caricatore
della pistola con cui voleva ammazzarlo.
Ci che dovevo fare, ci che Vespucci si aspettava da
me, era entrare nella mente del mio bersaglio, creare la
connessione cos da poterla poi spezzare. Ma come potevo
far fuori Levine se non potevo avvicinarmi a lui?
Cominciai a fare jogging lungo la strada di casa sua,
in maglietta del Boston College e calzoncini, identico a
tanti altri che tagliavano per le strade vicino al parco,
per aumentare lo sforzo della corsa.
La zona era piena di ville di lusso, e quella di Levine
in fondo alla strada era la pi lussuosa di tutte. Cancello,
ampio prato, due piani in stile Tudor. Dominava
le altre come una maestra davanti agli scolari. Non mi
fermai ad allacciarmi una scarpa per dare un'occhiata
pi approfondita. Era ancora troppo presto per attirare
l'attenzione.
Dal fascicolo di Vespucci estrassi un foglio con nomi
e facce degli scagnozzi di Levine, gli impiegati di basso
livello che si occupavano delle scommesse sportive.
C'era anche un bar di Little Italy, dove un paio di loro
passavano il tempo invece di andarsene a casa dalle
mogli. Non era molto, ma era un inizio.
Entrai da Antonio's, in Stuart Street. Era un locale
piccolo e poco illuminato, con un lungo bancone di
quercia che occupava tutta la parete in fondo. Cerano
un paio di bersagli da freccette, un jukebox, tre tavoli,
un televisore che trasmetteva una partita dei Sox e un
grasso irlandese che versava da bere a una folla eclettica
di clienti abituali, studenti e turisti.
I due allibratori di Levine erano seduti vicino al jukebox.
Bevevano birra e guardavano la partita. Cercai
di origliare ci che dicevano, ma parlavano solo dei
Boston Red Sox. A un tratto il battitore principale dei
Sox lanci al pitcher una palla debole che fin a terra.
Merda! esclamai. Questo mi costa mille dollari!
Non avevo bisogno di voltarmi per sapere che loro mi
avevano sentito. Ingollai ci che restava della mia birra,
e un attimo dopo udii sedie che strisciavano sul pavimento
di legno e passi pesanti che si avvicinavano. Due
paia d'occhi apparvero accanto a me, da entrambi i lati.
Hai scommesso sui Sox, ragazzo?
Mi voltai, accigliato, fissando il pi basso dei due,
che sapevo chiamarsi Ponts.
Gi. Merda. So che non bisogna mai scommettere
tutto quello che hai, ma stasera avevo la sensazione che...
Ponts sbuff. Ti capisco. Succede a tutti.
Cosa stai bevendo, ragazzo? intervenne l'altro, un
allibratore di nome Gorti.
Io? guardai la bottiglia. Budweiser.
Ponts fece un cenno al barista. Tre Bud, Seamus.
Non dovete disturbarvi...
Cristo, hai appena perso un testone. E il meno che
possa fare.
In un attimo le birre furono davanti a noi. Be', allora
grazie.
Con chi hai scommesso, ragazzo?
Scostai la bottiglia dalle labbra e guardai Ponts con
diffidenza.
Con chi cosa?
Chi  il tuo allibratore?
Ehi, siete due sbirri?
Loro scambiarono un'occhiata e si misero a ridere.
No, ragazzo, non siamo sbirri.
Siamo molto lontani dagli sbirri, te lo garantisco
aggiunse Gorti.
Bene, allora grazie per la birra. Ora devo...
Ponts non mi lasci finire la frase. Il motivo per cui
te lo chiedo  perch io e il mio amico, a proposito, io
mi chiamo Stu Ponts e lui  Ben Gorti, io e Ben, dicevo,
accettiamo scommesse proprio fuori da questo bar.
Su serio? feci una faccia sorpresa.
Gi. E tu invece, lasciami indovinare... usi ancora
l'allibratore di pap, gi a casa tua.
Sorrisi come se ci avesse preso in pieno.
Be', che ne dici di lasciar perdere il tuo vecchio e
giocare con noi?
Sentite, ora devo proprio...
Qual  la tua botta tipica?
Quanto scommetti, ragazzo? tradusse Gorti.
Di solito cinquecento. Ma quando ho la sensazione
giusta... di pi. Cercavo di avere l'aspetto di un pesce
che avesse appena inghiottito amo ed esca.
Ponts fece un ampio sorriso. Bene, allora la tua prima
scommessa di cinquecento dollari la offre la casa.
Inoltre ti lascio un credito di cinquemila. L'allibratore
di tuo padre ti tratta cos?
No, signore.
Chiamami Ponts.
Okay, Ponts.
Lui mi diede una pacca sulla spalla. Allora, su chi
ti senti di puntare questa settimana, per la partita di
Miami?
Esiste un diffuso malinteso sugli omicidi a contratto.
Spesso le persone vicine al bersaglio dicono di non aver
mai visto l'assassino, di non capire come abbia fatto ad
avvicinarsi tanto.  arrivato come un fantasma, ha piantato
un proiettile in corpo al loro capo, amico, moglie,
socio, e poi  sparito nel nulla.
Dicono che qualcuno deve aver tradito, e si guardano
l'un l'altro con sospetto, voltandosi di scatto ogni
volta che un'ombra attraversa la soglia, ogni volta che
passano davanti all'imboccatura di un vicolo buio.
Ma la verit  che hanno visto benissimo il killer,
forse gli hanno stretto la mano, hanno fatto affari con
lui, o gli hanno offerto una birra in un piccolo bar di
Little Italy.
Se non potevo incontrare Levine di persona, potevo
fare conoscenza con i suoi scagnozzi. Potevo scoprire le
sue radici, il posto da dove veniva, prima di rintanarsi
in quella casa sulla collina in fondo alla strada. Era diventato
quello che era partendo da dove Ponts e Gorti
si trovavano ora. Immaginavo che fosse pi spietato dell'allibratore
medio. Non sapevo se esigesse la stessa cosa
dai suoi uomini, ma intendevo scoprirlo.
Tutto cominci ad andare male non il giorno dell'omicidio,
ma la sera prima. Dovevo un sacco di soldi a Ponts
e Gorti. Avevo cominciato da subito a fare scommesse
stupide. Scommettevo immediatamente qualsiasi vincita
che mi capitava per caso di incassare, chiedevo credito,
e in tre settimane dovevo a Ponts quattromilaottocento
dollari.
Lo fermai mentre usciva da Antonio's.
Dimmi, ragazzo...
Posso avere un credito per questo weekend?
Quanto?
Voglio raddoppiare quello che ti devo.
Lui emise un fischio basso. Quattromila e otto?
Gi che ci siamo, facciamo cinque.
Perch invece non mi dai i soldi che mi devi e ripartiamo
da l?
Andiamo, Ponts. Avevi detto che mi garantivi un
credito di cinquemila dollari.
Ragazzo...
Quattromila e otto  meno di cinquemila, no?
Gi, ma poi me ne dovrai dieci...
Non se vinco.
Non lo so, ragazzo...
Va bene, allora ne punto solo duecento su tre risultati:
i B.C. segnano almeno tre punti, l'over e il Virginia
Tech vince contro il Michigan.
Davvero ne vuoi duecento?
Ne voglio cinquemila. Sei tu a volermi fare credito
solo per duecento.
Lui mi guard di traverso, poi tir fuori un blocchetto.
Se vuoi cinque testoni, avrai cinque testoni.
Speriamo che la fortuna sia dalla tua, stavolta.
Ne sono certo. Ho una buona sensazione.
Lui sorrise e mi strizz l'occhio. Lo spero proprio.
Vinsi la scommessa sui B.C., ma persi le altre due,
l'over e quella sui Tech. Ora dovevo a Ponts e Gorti
novemilaseicento dollari, e stavo per scoprire come reagivano
sotto pressione. Non mi feci vedere da Antonio's
per due settimane, tanto per tenerli sulle spine. Forse
pensavano che fossi fuggito e non sarei pi tornato.
Quando entrai nel bar, la bocca di Ponts divent una
linea sottile, senza nessun accenno di cameratismo. Non
ero pi suo amico, ero un debitore.
Dove sono i miei soldi? disse subito, raggiungendomi
al banco. Gorti si mise dall'altra parte.
Lasciami prima finire la birra. Stavo giocando allo
studente viziato.
Ponts mi strapp la bottiglia di mano e la vuot in
due lunghi sorsi. Ora  finita. Dove sono i miei soldi?
Tirai fuori dai pantaloni un rotolo di banconote.
Qui ce ne sono cinquemila. Se mi lasci scommetterli
sulla partita di stasera...
Lui me le tolse di mano e le pass a Gorti, che le cont
rapidamente, poi annu.
Hai cinque giorni per portare il resto disse Ponts.
Ehi! Ma perch sei cos ostile?
Ostile? Vedrai cosa vuol dire essere ostile se venerd
mattina non ti presenti qui con i miei soldi.
Cristo, sono solo stato via qualche giorno. Adesso
ti ho pagato, no?
Hai pagato la met.
Comunque non vedo perch...
La voce mi si secc in gola. Era appena successa l'ultima
cosa che mi aspettavo, la cosa contro la quale Vespucci
mi aveva messo in guardia.
Jake era entrata nel bar con una sua amica.
Ora, il mio piano era di presentarmi il venerd chiedendo
una dilazione, dicendo che non avevo i soldi, per
vedere fino a che punto sarebbe diventato cattivo Ponts.
Stavo cominciando a capire cosa voleva dire entrare
nella testa del bersaglio. Il mio lavoro era quello di cercare
il male nelle persone. Tutti hanno un lato oscuro,
e una volta scoperto qual , il mio compito  manipolarlo,
sfruttarlo, ingrandirlo. Devo infilarci dentro il
dito, come Tommaso nella piaga di Cristo, in modo che
l'atto di uccidere diventi meno grave, qualcosa di necessario.
E un trucco, un'illusione creata dalla mente
per tenere lontano l'orrore di questo lavoro. Volevo
vedere cosa mi avrebbe fatto Ponts, cos quando avrei
ucciso Levine avrei saputo ci che lui aveva fatto ad
altri. E mi sarei allontanato dal luogo del delitto sentendomi
un angelo vendicatore invece di un assassino
prezzolato.
Ma tutto cambi nel momento in cui Jake entr nel
bar e mi vide.
Si diresse subito verso di me e mi baci sulle labbra,
pronunciando il mio nome. Un nome diverso da quello che avevo dato a Ponts e Gorti.
Feci per dire qualcosa, sperando di poterla allontanare
in tempo, ma Ponts mi lesse nel pensiero e si rivolse
subito a Jake.
Ciao, bellezza! Io sono Ponts, lui  Gorti. Siamo
amici del tuo ragazzo. Tu come ti chiami?
Lei gli sorrise. Jake. Jake Owens.
Il sorriso di Ponts si allarg tanto che sembrava volesse
inghiottirla. E sei iscritta all'universit qui, Jake
Owens?
Si, ho quasi finito. Voi come vi conoscete?
Oh, siamo amici da molto tempo, noi. Poi disse il
mio nome, quello che Jake gli aveva rivelato.
S mormorai. Ascolta, Jake, lasciami finire un attimo
con loro, poi vengo a sedermi con voi.
Va bene disse lei, come se avesse capito di aver interrotto
qualcosa.
 stato un piacere conoscerti, Jake Owens disse
Ponts, calcando sulle parole.
Appena lei si fu allontanata, il suo sguardo si fece
duro. Non me ne frega niente se ci hai dato un nome
falso, n se ti credi molto furbo. Mi interessano solo i
miei quattromilaottocento dollari. Ora sappiamo di Jake
Owens. Se venerd non ci sono i soldi, qualcuno passer
un brutto quarto d'ora. Ci siamo capiti?
Annuii. S... Certo, Ponts.
Non fare stupidaggini, ragazzo disse lui. Mi diede
una pacca sulla schiena e si volt verso il banco. La conversazione
era finita.
Sudavo. Ero seduto nel mio appartamento, con la
brezza marina che entrava dalla finestra aperta, eppure
sudavo.
Avevo ignorato il consiglio di Vespucci, avevo mantenuto
una relazione con la ragazza che mi amava, e ora
l'avevo messa in pericolo. Due scagnozzi del mio bersaglio
conoscevano il suo nome, e c'era una cosa ancora
peggiore: conoscevano anche il mio.
Dovevo rimettere a posto la situazione. Dovevo farlo
da solo, senza dirlo a Vespucci, e dovevo fare presto.
Non sapevo cosa avrebbero fatto Ponts e Gorti, potevano
anche decidere di mandarmi un messaggio prima
di venerd. Perci dovevo comprimere in pochi giorni
le sei settimane che mi restavano.
Andai ad appostarmi nel buio sotto una pensilina, da
dove potevo vedere la porta di Antonio's. Pioveva a intermittenza
e le gocce si raccoglievano sulla visiera del
mio berretto da baseball, prima di cadere a terra. Il mio
sguardo era duro, attento, concentrato. Ignoravo ogni
cosa, meno la porta del bar, senza neppure pestare i
piedi per combattere il freddo.
A mezzanotte, Ponts e Gorti uscirono. Non barcollavano.
Avevo notato che nessuno dei due beveva pi di
un paio di birre, anche se passavano ore da Antonio's.
Volevano dare l'impressione di essere l a divertirsi, ma
quel bar per loro era lavoro, era il loro ufficio. Perci
quando uscivano erano sobri.
Poich nelle ultime due settimane li avevo pedinati,
sapevo che andavano via insieme in una Oldsmobile
a quattro porte, il tipo di macchina che continuano a
comprare solo gli ex carcerati di una certa et. Appena
salirono davanti, aprii la portiera posteriore e scivolai
alle loro spalle.
Si voltarono a guardarmi, sorpresi.
Che stai facendo, ragazzo? chiese Gorti, un attimo
prima che gli sparassi attraverso il sedile. Apr la bocca
in cerca d'aria, il proiettile gli aveva perforato il polmone
sinistro, ma io non pensavo gi pi a lui. Puntai la
pistola verso Ponts, ingobbito sopra il volante con il
respiro grosso.
Cristo santo, ragazzo, non spararmi.
Metti in moto e parti.
Ho una moglie a casa...
Ho detto metti in moto e parti.
Certo, ragazzo. Certo.
Infil la chiavetta, accese il motore e lentamente si
immise sulla strada. A quell'ora di notte Little Italy era
vuota e buia. Il freddo e la pioggia tenevano lontani i
pedoni.
Prendi la statale in direzione sud. Ti dico io quando
uscire.
Ponts cerc di avviare una conversazione lungo la
strada. Mi disse che in fondo si trattava solo di cinquemila
dollari, e che poteva abbonarmeli. Disse che sua
moglie si era finalmente decisa a fare un figlio. Che non
ricordava pi il nome della mia ragazza, se era questo
che mi preoccupava.
Lo lasciai parlare finch cap che era inutile e si limit
a guidare in silenzio. Mi tenevo fuori dal suo campo
visivo nello specchietto, lasciando che la paura si espandesse
come un'esalazione tossica nella sua mente. Non sapeva
dov'era la pistola, n dov'erano i miei occhi: non
sapeva quando sarebbe potuto arrivare lo sparo.
Segu le mie indicazioni e poco dopo arrivammo davanti
all'edificio abbandonato della Columbus Textile
Warehouse, dove avevo tolto la vita a Peter Cox e ne
avevo trovata una nuova per me, risorgendo come una
fenice dalle mie stesse ceneri.
Dentro, la fabbrica era come la ricordavo. Niente nastro
della polizia, niente polvere per rilevare le impronte
digitali. Tutte le tracce del delitto erano state cancellate
meticolosamente dagli uomini di Vespucci.
Feci sedere Ponts su una sedia davanti a un vecchio
tavolo da cucire. Gli tremavano le gambe, ma almeno era
riuscito a non svenire, anche se il suo respiro si faceva
sempre pi ansimante, come quello di un vecchio cane.
Cosa ci facciamo qui, Columbus?
Era tornato a usare il nome che gli avevo dato all'inizio.
Era un buon segno. Gli diedi un foglio di carta e
una penna che mi ero portato dietro uscendo di casa.
Devi disegnare una mappa dissi. Lui fece per dire
qualcosa, poi ci ripens e io continuai. Voglio il disegno
esatto della casa di Richard Levine: stanze da letto,
soggiorno, cucina, bagni, lavanderia, dove mangia, dove
dorme, dove caga. Marca con una X i punti in cui sono
le guardie, dove vanno quando fanno una pausa, da dove
entrano, da dove escono. Devi scrivere ogni particolare
che ti viene in mente sulla casa e sulle persone che
ci abitano.
Merda. Sei quello che hanno contattato per ucciderlo.
Sei tu il killer. Ponts mi guard con stupore, come
avessi appena eseguito la pi grande magia di tutti
i tempi proprio davanti a lui.
Risposi con uno sguardo duro. Scrivi.
Mancava un'ora all'alba quando Ponts e io arrivammo
davanti al portone della casa di Levine. Sapevo che
eravamo ripresi dalle telecamere, ma conoscendo la loro
posizione, e con la visiera del berretto abbassata,
riuscivo a tenere fuori vista la mia faccia e la pistola
puntata contro le costole di Ponts. Mancavano venti
minuti al cambio della guardia, e alle 5,30 del mattino
gli uomini dovevano essere stanchi. Pensavano al letto
caldo che li attendeva dopo una lunga e noiosa notte
di pioggia.
Arrivammo alla porta e Ponts suon il campanello.
Dal citofono fissato a una colonna una voce latr: Che
ci fai qui, Ponts?.
Devo chiedere un favore a Dick.
Torna dopo colazione.
 una cosa che non pu aspettare, Ernie. Con me c'
il figlio di mia sorella. Lavora al porto, primo turno del
mattino, e cerca un secondo lavoro. Ne ho gi parlato con
Dick, e so che  sveglio e sta leggendo il Daily Racing
Form... Avanti, prima apri, prima ce ne andiamo.
Levine sa della tua visita?
Gliene ho parlato due settimane fa. Ha detto che
avrebbe trovato qualcosa per il ragazzo, proprio perch
gliel'avevo chiesto io.
Gli avevo detto che se avesse recitato bene la sua
parte non lo avrei ucciso, ma naturalmente non era cos.
L'ultimo suono che Ponts ud in questa vita fu il clic del
portone che si apriva. Ormai non mi serviva pi.
Tutta la faccenda dur otto minuti. Sparai a Ponts e
spalancai la porta con un calcio, travolgendo la guardia
che stava arrivando a perquisirmi. Mentre cadeva gli
sparai alla testa, mandando la parte posteriore del suo
cranio ad atterrare su una begonia in vaso. Il silenziatore
faceva s che gli spari risuonassero come piccoli
colpi di tosse.
Superai la sala da pranzo, svoltai a sinistra e sparai
alle due guardie sedute in cucina prima che riuscissero
a estrarre le pistole. Due colpi al petto, il sangue che
disegnava sulle loro camice due macchie ovali in corrispondenza
del taschino.
Salii le scale, ricaricando allo stesso tempo la pistola.
Prima sparai in faccia all'uomo assonnato sul pianerottolo,
seduto a leggere Usa today. Il suo viso divenne
una indistinguibile maschera rossa. Da uno dei bagni
emerse un uomo grande e grosso, un'altra guardia del
corpo di cui Ponts non mi aveva parlato. Era logico che
non mi avesse detto tutto, tenendosi qualche informazione
da usare per cogliermi di sorpresa. Ma il grassone
aveva avuto la sfortuna di andare a fare la sua cagata
di fine turno proprio mentre io stavo arrivando. Un
colpo al cuore e non ebbe neppure il tempo di aprire
la bocca.
L'ultimo rimasto era Richard Levine, ex corriere delle
lotterie clandestine di Boston, Massachusetts, e ora
pezzo da novanta. Lo odiavo. Non per ci che faceva,
o per il male che doveva aver commesso per poter salire
al livello in cui si trovava.
No, lo odiavo per ci che significava quell'incarico,
per ci che mi aveva rivelato, per ci che mi sarebbe
costato. Vespucci aveva ragione. Non potevo tornare da
Jake, n ora, n mai. Non potevo controllare dove si trovasse
in ogni momento, non potevo tenerla chiusa in
casa, quindi non potevo proteggerla. Sarebbe sempre stata
in gioco, sempre in pericolo, coinvolta in una partita
di cui non sapeva nulla. E per tutto questo io odiavo
Richard Levine con ogni singola cellula del mio corpo.
Quando entrai nella sua stanza da letto, lo vidi seduto
nel patio posteriore, intento a bere succo d'arancia
e a leggere il Racing Form. Si volt, incroci il mio
sguardo e seppe all'istante perch ero l e cosa avrei
fatto. Per un attimo, una frazione di secondo, abbass
gli occhi, come rassegnato al fatto che la sua corsa fosse arrivata al traguardo.
Ma un attimo dopo la rassegnazione era scomparsa,
sostituita dalla dura determinazione che lo aveva sostenuto
negli ultimi vent'anni. Rovesci il tavolo, facendo
volare a terra piatti e succo d'arancia, sperando di distrarmi
quel tanto che bastava a raggiungere la pistola
che teneva nascosta sotto il cuscino di una sedia di vimini.
Il primo proiettile lo colp sotto il braccio, rompendogli
le costole, togliendogli la forza. Ruot su se stesso
e cadde sul pavimento, in mezzo a fette di pane tostato,
succo d'arancia e vetri rotti. Rovesci la sedia di
vimini nella caduta, e la pistola nascosta sotto il cuscino
rotol fuori, andandosi a fermare a meno di due metri
da lui. Levine la guard come un uomo lussurioso guarda
la moglie del vicino di casa, cos a portata di mano,
cos lontana. Sono certo che pens: Se solo fossi stato un po' pi veloce.
Il secondo proiettile gli imped di continuare a pensare. In modo permanente.
...
.
...
Capitolo 8.
...
.
...
Confuso tra il pubblico di un comizio, a Indianapolis,
osservo Abe Mann. E in piedi sul podio, con un
centinaio di bambini alle spalle su una piattaforma rialzata.
Parla di finanziare una fondazione per l'apprendimento,
parla di affidabilit, responsabilit, facilitazioni
per accedere alle scuole private, riduzioni fiscali
per le famiglie. Parole vuote, pronunciate senza sentimento.
Come se stesse gi cominciando ad affondare
sotto il peso di cento discorsi elettorali davanti a folle annoiate.
Io faccio parte di quella folla, ma l'espressione annoiata
 una finzione, una maschera, uno scudo dietro il
quale nascondermi mentre osservo e registro ogni particolare.
Su ciascun lato della piattaforma dei bambini
ci sono quattro insegnanti. Due uomini bianchi, due
donne nere. Indossano magliette verdi con la scritta
JAMES A. GARFIELD ELEMENTARY SCHOOL. L'appartenenza
ai servizi segreti dei due uomini  cos ovvia da risultare
minacciosa, ma sono vestiti in quel modo perch le
foto sull'Indianapolis Star di domani non mostrino
un leader che ha bisogno di protezione costante.
In prima fila tra il pubblico ci sono i fotografi, in una
piccola area segnata da transenne di metallo. Sono quasi
tutti uomini, di cui molti con pizzo e codino, e pochissime
donne. Scattano sbadigliando: per loro  un lavoro
di routine. Chiunque tra loro potrebbe uccidere facilmente
Abe Mann, ma la fuga sarebbe un problema.
L'omicidio  solo met dell'opera. Scomparire dopo
aver colpito il bersaglio  la cosa pi complicata.
A occhio ci saranno cinquecento persone. Io sono
vestito come la maggior parte degli uomini: completo
grigio, cravatta scura, scarpe nere e cintura nera. Normalmente
avrei messo anche gli occhiali da sole, ma oggi
il cielo  nuvoloso e non voglio attirare l'attenzione.
Come ho gi detto, c' un modo di stare in piedi, di
vestire, di pettinarsi, di incrociare le braccia, di sbadigliare
quando qualcuno ti guarda, che ti rende invisibile
in mezzo a una folla, in una stanza e persino in ambienti
ristretti, come ad esempio un corridoio.
Conto otto uomini dei Servizi Segreti mescolati tra il
pubblico. Si notano dal rigonfiamento della pistola sotto
la giacca e perch si guardano sempre intorno invece
di tenere gli occhi fissi sul politico che parla. Immagino
che ce ne saranno sempre di pi man mano che ci sposteremo
a ovest, avvicinandoci alla convention democratica.
Con quanti di loro dovr avere a che fare alla fine
 un dato ancora da scoprire.
Attendo la fine del discorso, quando la folla si disperde
in massa. Molti se ne sono andati alla spicciolata
gi prima, tuttavia io preferisco seguire il gregge, cos
mi si nota meno. Getto un'ultima occhiata al candidato
Mann, che stringe mani mentre lascia il podio. Ha la
faccia stanca e dietro il sorriso si intravede una nota di malinconia.
Da Indianapolis il tour elettorale si sposta a Little
Rock, Oklahoma City e Santa Fe. Io lo seguo in ogni
tappa, ma non vado pi ai comizi, n alloggio nello stesso
albergo di Mann. Passo ore davanti alla tv e ripeto le
parole dei suoi discorsi fino a impararle a memoria. Comincio
a comprendere che non c' quasi nulla di improvvisato.
Mann comincia sempre con una battuta di
sapore locale, per far capire alla folla che si interessa
alla loro citt, ai loro problemi. Poi parte con le stesse
frasi gi usate milioni di volte. Capisco la sua faccia annoiata.
 quasi impossibile mettere un po' di passione
dentro parole che non hanno peso.
A Santa Fe, prendo una stanza al La Fonda, un hotel
del centro in stile ispanico. Un'insegna sopra l'ingresso
avvisa che si tratta della Locanda alla fine della pista,
ma non  cos, almeno per me. La mia strada  ancora
lunga. Entro in camera e aspetto di sentir bussare alla porta.
Pooley arriva tre ore dopo. Ho avuto il tempo di fare
un sonnellino e mi sento riposato quando lo faccio entrare.
Ha in mano una busta gialla rigonfia.
Cos'hai trovato? chiedo, subito dopo i saluti.
Una tessera del puzzle. Il committente ha contattato
davvero altri due killer per questo lavoro. Il primo 
uno spagnolo, Miguel Cortega. Ha lavorato a New York
e a Chicago, poi si  stabilito a Washington. Non so cosa
abbia fatto prima di attraversare l'Atlantico.
Sai qualcosa di pi su di lui?
Pooley scuote la testa. Ho contattato alcuni mediatori
che conosco. William Ryan, di Vegas, mi doveva un
favore. Ha fatto qualche telefonata ed  venuto fuori il nome di Cortega.
Ryan  un mediatore di alto livello della West Coast,
che si occupa di entrambi i lati dell'accordo: killer e
committente. Pooley e io abbiamo gi lavorato con lui,
e siamo rimasti impressionati dalla sua professionalit.
Ryan si  gi servito di lui?
Due volte. Due omicidi da lunga distanza, con fucile da cecchino. Entrambi andati a segno.
Uno in gamba.
Pooley annuisce. Cos sembra.
Cortega sa che ce ne sono altri due sullo stesso bersaglio o  all'oscuro di tutto?
Ho detto a Ryan di provare a tastare il terreno con
discrezione. Mi ha risposto che non pu essere certo
della risposta, ma crede che Cortega al momento non
sappia degli altri due.
Sappiamo se Cortega ha una data precisa per l'omicidio
o deve agire quando ne ha l'opportunit?
Deve uccidere il candidato durante la settimana della
convention, proprio come te.
Lascio andare il fiato. Bene, almeno una buona notizia.
 un professionista, quindi non agir troppo presto.
Il che significa che ho ancora un po' di tempo a disposizione.
Forse s. E forse no.
Continua.
Non so come si chiami il secondo killer, ma so chi  il suo mediatore.
Chi?
Non ti piacer.
Chi , Pooley?
Vespucci.
Fisso il mio amico a lungo, con occhi duri, mentre il
passato mi avvolge come una nube tossica. Non sentivo
quel nome da parecchio tempo, e mi ero persino
chiesto se quell'italiano scuro di pelle non si fosse ritirato
dal gioco. Sembra di no, e una parte di me prova...
cosa? Orgoglio?
L'orgoglio di poter provare di nuovo a quel bastardo
quanto valgo? L'orgoglio di uccidere uno dei suoi
uomini e completare l'incarico al posto suo? L'orgoglio
di costringerlo ad affrontare il fatto che sono ancora
vivo? Oppure mi confondo, e l'emozione che provo,
per la prima volta dopo tanto tempo,  paura?
Pooley si porta una mano davanti alla bocca e tossisce.
So che il suo nome porta un altro elemento personale
in questa missione, ma credo sia meglio che tu
abbia davanti tutte le carte in gioco.
Certo. Scaccio i pensieri del passato e torno a concentrarmi.
Ma non sai chi l'ha contattato per questo lavoro?
Ho provato a chiedere, ma ho sbattuto contro un
muro. Non so quanto potere abbia quel vecchio italiano,
ma molte bocche si chiudono quando si tratta di lui.
Va bene, Pooley. Ottimo lavoro.
Lui sorride. Questo lavoro sta portando a galla parecchia roba, eh?
Gi.
Puoi mollare, se vuoi. Ci sono tanti altri incarichi disponibili.
Scuoto la testa. Questo  mio, Pooley. E c' un motivo
perch sia cos, anche se al momento non so qual .
Stai diventando filosofo?
Forse.
Allora ti lascio alle tue riflessioni dice, con un sorriso ironico.
Puoi fare un paio di cose per me prima di ripartire per Boston?
Naturalmente.
Voglio un'altra macchina. Un SUV, qualcosa di grosso.
Consideralo fatto.
E voglio che tu vada a parlare con lo staff di
Mann. Racconta loro che sei un manager, che organizzi
eventi speciali in tutta la nazione. Scopri qual  il
metodo che seguono per decidere a chi affidare gli
eventi del candidato. Vedi se usano una ditta locale o
nazionale. Qualcuno monta le piattaforme, qualcuno
coordina i bambini, gli operai, i poliziotti e i soldati.
Voglio sapere di chi si tratta e come ha ottenuto il
lavoro.
Okay. Penso di farcela per domani in tarda mattinata,
o al massimo per venerd.
Si avvia verso la porta, poi si volta e mi porge la busta.
Quasi me ne dimenticavo. Tieni.
Che cos'?
I risultati di alcune ricerche aggiuntive che ho fatto.
Non chiedermi come. E un po' di materiale che ti aiuter
a concentrarti.
Cosa ti fa pensare che abbia bisogno di concentrazione?
Te lo si legge negli occhi, Columbus.
Sono seduto in un McDonald's, il fast food pi americano
che ci sia. Ho letto che Abe Mann ogni tanto
viene qui a mangiare un Big Mac, una cosa che ha copiato
da Bill Clinton. Consumando hamburger unti in
un fast food popolare vuole dare l'impressione di essere
uno di noi un uomo del popolo, e non un aristocratico
che spende cinquecento dollari per tagliarsi i
capelli e va a fare surf a Nantucket. Il suo staff sta lavorando
bene e il gradimento di Mann nei sondaggi  in
ascesa. Ormai viaggia con il pilota automatico, attento
a non commettere errori appena prima della convention,
perci la sua campagna  priva di vita proprio come
l'hamburger sul vassoio davanti a me. Siamo entrambi
in missione, diretti verso lo stesso posto.
Un cane marrone gira nel parcheggio fuori dalla vetrata.
Sembra non appartenere a nessuno e si muove
con circospezione. Deve aver preso abbastanza calci da
diventare diffidente. Annusa i bidoni della spazzatura,
ma non sembra trovare quello che cerca.
Apro la busta che mi ha dato Pooley e ne tiro fuori
dei fogli. Si tratta di un altro puzzle, ma questo  gi
completo, con tutti i pezzi al posto giusto. Ritagli di
giornale, ricevute d'albergo, estratti conto bancari, note
su un'agenda, tutto sistemato in ordine cronologico per
raccontare una storia. Come abbia fatto Pooley a mettere
insieme questi dati,  una domanda alla quale non
sono certo di volere la risposta. Vengo a sapere che mia
madre, La Wanda Dickerson, non  l'unica donna che
Abe Mann ha mandato al creatore.
L'altra si chiamava Nichelle Spellman. Era vicepresidente
per la pianificazione regionale della
Captain-McGuire-Magness, una multinazionale agroalimentare il
cui ufficio centrale si trova a Topeka, in Kansas. Conobbe
Abe Mann una volta che le tocc parlare davanti a un
comitato del Congresso per un'inchiesta riguardante un
accordo segreto sui prezzi. Per otto anni si incontrarono
spesso, in segreto, durante vari eventi in tutto il mondo.
Nichelle Spellman era sposata da undici anni e aveva
una figlia di sette. Era graziosa senza essere bella, un
po' sovrappeso, con i capelli e gli occhi scuri. Una donna
normale del Midwest, insomma, ma con una formazione
di alto livello e con il dono di saper mettere a
proprio agio la gente. Come vicepresidente della CMM,
inoltre, gestiva carrettate di soldi da destinare alla corruzione.
Aveva iniziato con poco, piccole bustarelle che i
deputati potevano ancora definire regali: biglietti pei
spettacoli a Las Vegas, eventi di golf pieni di celebrit,
eccetera. Cose che a volte facevano inarcare le
sopracciglia dei comitati etici, ma che non sollevavano
inchieste. Mann era diventato bravo a nascondere il
denaro, usando mediatori, aprendo conti segreti in tutto
il mondo. La sua relazione con Nichelle and avanti,
mentre le quantit di denaro versato diventavano
enormi. In cambio, il Congresso non si immischiava
negli affari della CMM. I comitati speciali si dissolsero.
Il controllo dei prezzi in agricoltura non aveva lo stesso impatto
mediatico del doping nello sport o delle
oscenit a Hollywood, cos non era difficile chiudere un
occhio. Soprattutto in cambio di cifre con sei zeri.
Il rapporto tra i due fin all'improvviso quando
Nichelle Spellman fu beccata in flagrante tentativo di
corruzione dall'FBI. Mann venne a sapere del coinvolgimento
dei federali solo dopo il fatto. Cerc di contattare
Nichelle undici volte, ma le sue telefonate non ricevettero
risposta. Aveva bisogno che lei restasse in silenzio.
Doveva essere certo che non facesse il suo nome, soprattutto
ora che era stato appena nominato Portavoce
del parlamento, Speaker of the House. Intanto l'FBI continuava
a preparare il processo, e si parlava di Gran
Giur, di testimonianze, di confessioni registrate.
Il 16 maggio di quell'anno, una settimana prima che
Nichelle testimoniasse davanti al Gran Giur, sua figlia
Sadie fu rapita. Un uomo and a prenderla a scuola,
dicendo all'insegnante di essere stato mandato dal signor
Spellman. Sembrava sicuro di s, colto, niente
affatto pericoloso, e la maestra lasci andare la bimba
senza esitare. Una settimana dopo, Nichelle si appell
al Quinto Emendamento. Era provata ma risoluta. Le
chiesero se avesse bisogno di un po' di tempo in pi, in
considerazione della tragedia che l'aveva colpita, ma lei
rispose di no. Quella era la sua testimonianza, quella era
l'unica registrazione che avrebbe autorizzato. Il Gran
Giur non pot fare nulla, e il nome di Abe Mann non
usc mai dalla bocca di Nichelle.
Un mese dopo, un agente di polizia sotto copertura,
Nichelle, suo marito e la bambina, furono trovati morti
in una fossa piena di neve, in un campo di aviazione
abbandonato. Gli assassini avevano sparato molte volte,
da distanza ravvicinata. I giornali dissero che la consegna
del riscatto per la figlia di Nichelle era finita male.
Il corpo della bambina mostrava segni di violenza. Non
fu mai fermato nessun indiziato.
Metto gi i ritagli di giornale, riflettendo su quello
che ho letto. Abe Mann ormai ordina la morte delle
persone senza farsi problemi. Nichelle non aveva parlato,
non lo aveva tradito, eppure lui ha voluto assicurarsi
che non cambiasse idea. Mai pi.
Quante altre esecuzioni avr ordinato? Quanti scheletri
ci sono nel suo armadio? Gli piace farlo? Forse si
sente Dio, quando decide della vita o della morte di qualcuno.
Sembra che io somigli a mio padre pi di quanto credessi.
A un tavolo poco lontano c' un uomo che mangia da
solo, in attesa di qualcuno. Batte il piede sul pavimento,
fissa la porta ogni due secondi. Finalmente entra una
donna agitata, di corsa, con due bambini al seguito. Abbasso
la testa sul fascicolo, masticando metodicamente il
mio hamburger, mentre loro cominciano a litigare.
Avevamo detto alle dodici e mezza. Sono qui da un'ora.
Provaci tu a mettere in valigia tutta la loro roba per
il weekend, senza nessuno che ti dia una mano!
Ho cercato di chiamarti al cellulare.
Forse avevo da fare, non ti  venuto in mente?
Un bell'esempio, Amy. Proprio un bell'esempio stai dando ai tuoi figli.
Non darmi lezioni, per favore.
Dopo un altro paio di battute del genere, la donna
se ne va, lasciando il padre con i due bambini, ciascuno
con lo zaino sulle spalle e la vergogna in faccia.
Finisco di mangiare e vado a vuotare il vassoio nel
bidone della spazzatura. Ho ancora un sapore unto sulla
lingua, e non riesco a mandarlo via neppure a forza di Coca-Cola.
Quando esco nel parcheggio,  impossibile evitare la
piccola folla raccolta intorno alla mia auto a noleggio.
Non voglio incrociare lo sguardo di nessuno, solo salire
in macchina e andarmene, ma  troppo tardi. Tutti
mi guardano, scuotendo la testa. Vogliono che mi avvicini
anch'io, che condivida il loro dolore.
La donna che aveva lasciato dentro i bambini con il
padre  scesa dal suo minivan, lasciando il motore acceso.
Non l'ho visto. Mi  saltato davanti all'improvviso.
Il cane marrone  steso a terra davanti al minivan, con
le gambe posteriori spezzate, gli occhi pazzi di dolore.
Cerca di rialzarsi, ma non ce la fa e si lascia andare di
nuovo, respirando rapidamente per raccogliere le forze
e provarci di nuovo. Un ciclo che si ripete: tentativo, fallimento,
riposo, tentativo, fallimento, riposo. Tentativo. Fallimento.
Entro nel cortile interno del La Fonda, passando accanto
a uomini e donne d'affari intenti a finire il pranzo,
e vado verso il corridoio al pianterreno dove si trova la mia stanza.
A un tratto il mondo rallenta, i rumori scompaiono,
tutto si concentra in una singola immagine, come quando
si guarda verso la luce alla fine di un tunnel. L'immagine
 perfettamente a fuoco: un uomo sta uscendo
dalla mia stanza, con la pistola in mano e del sangue fresco
sul viso. I nostri sguardi si incrociano. Lo riconosco
all'istante, anche se non lo vedevo da anni. Caricavo il
suo camion di birra. Lui mi ha presentato Vespucci. Lui
ha portato Cox in quella fabbrica abbandonata. Ho
sempre saputo che Hap Blowenfeld era un killer reclutato
da Vespucci prima di me, che il suo lavoro di camionista
era una copertura per un incarico. E in questo
momento di chiarezza mentre ci guardiamo negli
occhi, noto ogni particolare di questo Hap. Ha in mano
una Beretta, deve pesare ancora sugli ottantacinque
chili e ha una cicatrice sulla fronte che prima non c'era.
Inoltre, ha il sangue di Pooley sulla faccia.
Poi, wham, tutto ritorna a velocit normale, anche se
la nitidezza resta impressionante, i colori pi saturi, gli
odori pi forti. Hap non esita. Mi punta contro la pistola
con il silenziatore e spara, ma io mi muovo con la
rapidit di un leopardo che ha incontrato nella giungla
un predatore pi grosso. Scatto indietro verso il patio
e il proiettile si pianta nel muro a pochi centimetri dalla
mia testa. So che Hap non mi seguir, perch come me
 stato addestrato a confondersi tra la gente. Attraverso
Ja lobby a passo rapido ma abbastanza normale e nel
parcheggio salgo sull'auto che Pooley mi ha procurato
stamattina. Forse riuscir a non farmi notare, e forse,
solo forse, potr inseguire quel bastardo se riesco a
vederlo prima che tagli la corda.
Faccio il giro dell'edificio a tutta velocit e vedo una
Audi nera che esce sgommando su San Francisco Street.
Finalmente una cosa buona in questo giorno terribile,
tra quel povero cane davanti al McDonald's e Pooley
che  rimasto a Santa Fe mentre avrebbe dovuto tornarsene
a est. Avrei potuto procurarmi da solo le informazioni
che mi servivano, invece le ho chieste a lui. Pooley
 restato e ora  morto, povero Pooley. Ha ricevuto la
peggiore mano di carte della sua vita.
Non ho bisogno di vedere il cadavere per sapere cosa
 successo. Vespucci  bravo nel suo lavoro, e deve aver
subodorato il fatto che ci fossero pi killer sullo stesso
obiettivo. Hap mi ha individuato sulla pista di Mann
perch anche lui stava facendo la stessa cosa che facevo
io: cercare di entrare nella testa del candidato, creare la
connessione per poi poterla spezzare. Cos mi ha visto
e ha deciso di eliminarmi. E andato nella mia stanza
pensando di trovare me, invece c'era Pooley che mi
stava aspettando, e si  preso una pallottola in testa non
appena ha aperto la porta. Se non  andata esattamente
cos, non  andata neppure in un modo troppo diverso.
Hap sta guadagnando terreno, perch ha una Audi e io avevo chiesto a Pooley di trovarmi un SUV, pensando di avere tutto il tempo del mondo per pianificare ogni cosa con calma.
Dopo un'ora, mi rendo conto di aver perso definitivamente l'Audi e di essere solo.
...
.
...
Capitolo 9.
...
.
...
Buio, oscurit.
E dolore.
Ho preso una stanza in un albergo anonimo e sono
seduto sul letto, al buio, ascoltando il rumore dei grossi
camion con rimorchio che passano sulla statale 84. E penso.
Un notiziario locale ha gi parlato dell'omicidio al La
Fonda. La vittima  un giovane che si era registrato
come James Singleton, ma la sua identit non  ancora
confermata. La polizia indaga, ma io so che il caso rester
irrisolto. I proiettili recuperati non saranno rintracciabili,
l'arma sar gi stata distrutta e l'uomo che
conosco come Hap Blowenfeld deve essere gi lontano,
forse sulla strada per il Nevada, dove Abe Mann far la
prossima tappa. Forse le telecamere nel corridoio hanno
ripreso sia me che Hap, ma poich entrambi sapevamo
dov'erano siamo stati attenti a non farci mai inquadrare in viso.
Perch Hap ha cercato di uccidermi? Il suo movente
 lo stesso per cui io uccider lui e Miguel Cortega.
La partita finir con la morte di Abe Mann alla convention
di Los Angeles, e nessuno di noi pu permettersi
di avere l'altro alle spalle. Il nostro cliente ha assunto
tre killer per essere certo della riuscita, ma alla fine solo
uno premer il grilletto.  un rischio del mestiere: se si
assumono pi assassini, ci saranno pi omicidi.
Hap non  riuscito a uccidermi, ma ha ucciso una
parte di me, il mio unico amico, mio fratello, e per questo pagher con la vita.
Oscurit. E dolore. E Pooley.
Dopo aver ucciso Levine e tutte le sue guardie del
corpo, fui chiamato da Vespucci. Ci incontrammo al
piano superiore di un parcheggio vicino all'acqua. Faceva
freddo e la neve imbiancava tutta Boston. In quel
parcheggio scoperto in alcuni punti era alta fino al ginocchio.
Il vento implacabile frustava le acque del porto
e i nostri vestiti.
Vespucci era solo, infagottato in una giacca a vento
ma a capo scoperto. Mi fissava con occhi duri, trattando
il freddo come se fosse soltanto un fastidio di poca importanza.
Cosa  successo? mi abbai contro appena mi avvicinai.
Ho spezzato la connessione.
Spezzato! il disprezzo nella sua voce era evidente.
 stato un bagno di sangue! Hai ucciso sette dei suoi
uomini. Ti sei lasciato alle spalle un massacro.
Ho portato a termine la missione.
No, Columbus! No. Ti sbagli. La tua missione era
uccidere Richard Levine e lui soltanto!
Ho fatto ci che era necessario per riuscirci.
Lui stava per dire qualcosa ma si ferm, gli occhi penetranti
fissi su di me. Io avevo il viso rosso, ma non a
causa del vento. Quando Vespucci parl di nuovo, il suo
tono era grave, addolorato.
Columbus, tu non sei l'uomo giusto per questo tipo
di lavoro. Mi dispiace doverlo dire.  colpa mia. Io
non... come posso dire... non ti ho saputo consigliare
come avrei dovuto. Me ne assumo la responsabilit.
Pest i piedi per liberarli dalla neve, ma non mi tolse
gli occhi di dosso. Io non dissi nulla, aspettando che andasse avanti.
La tua... impresa mi ha causato dei problemi. L'enormit
della strage ha costretto la polizia ad assegnare
un'intera task force all'indagine. Non solo, ma alcune
famiglie importanti della malavita di Boston si sono
messe in moto per scoprire chi ha fatto una cosa del
genere a Levine e ai suoi uomini.
Il suo sguardo si addolc. Credo mi avesse letto in
faccia il dispiacere per i guai che gli avevo causato.
Adesso capisco, signor Vespucci. Non avrei dovuto...
Non avresti dovuto continuare a uscire con Jacqueline
Owens dopo che ti avevo detto di lasciarla.
Restai a bocca aperta. Non mi aspettavo che parlasse
di Jake. Come faceva a saperlo?
Ah, s. So perch hai fatto tutto questo. Quegli uomini
avevano scoperto la tua ragazza. E partendo da lei
avrebbero potuto scoprire chi eri davvero. Ti avevo avvisato,
Columbus, ma non mi hai ascoltato... Sput a
terra, nella neve. Dove ci porta questo, secondo te?
Devo rimediare.
Lui scosse la testa. Ormai  tardi per rimediare. Ti auguro buona fortuna.
Infil la mano sotto la giacca a vento, e in un istante
io avevo la pistola in mano, puntata contro la sua testa.
La mia velocit lo sorprese. Anche se pieno di vergogna,
ero pronto a difendermi.
Vespucci fece una faccia confusa, poi si rese conto di
quello che potevo aver capito. Lentamente tir fuori da
sotto il parka una grossa busta gialla.
A causa di quello che hai fatto, verranno a cercarci.
Questa  l'ultima volta che ci vediamo. Spero che capirai.
Lasci cadere la busta nella neve e si avvi verso le
scale in un angolo del parcheggio.
La busta conteneva abbastanza denaro da permettermi
di lasciare il mio appartamento e di trasferirmi in un
residence ammobiliato a Framingham, a circa cinquanta
chilometri fuori citt. Una volta era un piccolo albergo,
riconvertito in una serie di miniappartamenti con
un letto estraibile Murphy, il frigo nell'unica stanza e il
lavello per i piatti nel bagno. Il fornello per cucinare
dovetti comprarlo a parte.
Quattro giorni dopo venne a stare da me anche
Pooley. Comprai una utilitaria Honda e andai a prenderlo a Waxham quando lo rilasciarono. Era uguale, magro
e trascurato, ma sembrava pi in salute. Gli ultimi due
anni nel carcere minorile gli avevano fatto bene. Era
diventato abile e si era messo in societ con alcune guardie
per gestire il mercato delle merci illegali a Waxham.
Aveva reclutato guardie del corpo tra i detenuti pi duri,
e ormai lo trattavano come un boss. Usc dal carcere con
cinquemila dollari in contanti, nascosti in una scatola di
caff che una guardia aveva sepolto poco lontano dai muri esterni.
La mia cella era pi grande disse, quando aprii la porta del mio appartamento.
Ci credo.
Hai della birra?
Guarda in frigo.
Trov una bottiglia, l'apr e bevve un lungo sorso.
L'unico mobile era un divano sfondato da un lato che
avevo comprato a una svendita casalinga. Pooley ci si
sedette sopra mentre io mi sedevo a terra, con la schiena
contro il muro.
Sono felice di vederti.
Anch'io. Ti trovo bene.
Restammo l per qualche secondo, a nostro agio, tornando
a provare l'empatia che ci univa. Poi gli raccontai
ogni cosa, tutto quello che non avevo scritto nelle lettere,
cominciando dal giorno in cui Jake mi aveva scambiato
per suo fratello fino all'ultimo incontro con Vespucci
in quel parcheggio sopraelevato pieno di neve. Lui
faceva domande, chiedeva chiarimenti sui particolari.
Quando arrivai a parlare del mio lavoro per Vespucci le
domande arrivarono a pioggia. Qual era la sua percentuale?
Come reperiva le informazioni che gli servivano?
Come incontrava i suoi contatti? Quanti killer lavoravano
per lui? Faceva le ricerche sui bersagli da solo o aveva
degli aiutanti? Come vestiva? Che aspetto aveva?
Gli dissi ci che sapevo e ci che potevo supporre.
Pooley non mi giudicava. Al contrario, sembrava affascinato.
Chiese di vedere le mie armi, e gliele mostrai.
Gli feci vedere come funzionava la camera di scoppio,
come inserire un caricatore, dove nascondere la pistola
in modo che non si notasse sotto i vestiti.
Penso che potrei farlo anch'io disse alla fine, dopo
un lungo silenzio rotto solo dal rumore di uno spazzaneve in strada.
Non saprei, Pooley. Uccidere un bersaglio...
No, non quello. Lo so che non ho lo stomaco per
farlo. Intendevo dire che potrei essere il tuo mediatore.
Fare per te quello che faceva Vespucci.
Io ero perplesso. Ma come farai a...?
Non lo so. Partir da zero, immagino.
Non sono certo che sia una buona idea.
A Waxham ho dimostrato di saperci fare, Columbus
disse lui, pronunciando quel nome come se lo
stesse assaporando. Da quel momento in poi non us
mai pi il mio vero nome, ma solo quello che mi aveva
dato Vespucci. Il mio nome da assassino. Parlo sul serio
prosegu. Sono affidabile, preciso, adattabile. So
sopravvivere. Nell'ultimo periodo praticamente ero io
a dirigere Waxham, come ti ho detto. Posso fornirti
tutti i dettagli di cui hai bisogno per fare quello che fai.
Sar come Vespucci, e anche meglio.
Ma da dove comincerai a crearti i contatti? Mica
puoi andartene in giro a chiedere alla gente se ha bisogno di un killer.
Di questo lascia che sia io a preoccuparmene.
Non posso. Sarei preoccupato anch'io.
Dammi sei mesi. Tra quello che hai tu e i miei risparmi,
non abbiamo bisogno di soldi per almeno un
anno. Se funziona, bene. Se non funziona, abbiamo tutto
il tempo di trovare un'alternativa. Lavorare in un
fast-food, caricare camion di birra, eccetera.
Non dissi nulla. Bevvi un sorso di birra, con la schiena
poggiata al muro, e ci pensai su. Alla fine alzai gli occhi
e guardai Pooley. Rideva, con gli occhi brillanti.
Sei certo di voler prendere questa strada?
Ne sono certo. Come lo eri tu quando hai lasciato
cadere quella macchina da cucire sulla testa di cazzo di Pete Cox.
Allungai il braccio e facemmo cincin con le birre.
Allora facciamolo.
Tre settimane dopo, vennero a cercarmi.
Tre uomini sono appena scesi da una Mercedes.
Cosa?
Pooley era seduto sul divano, con una mano davanti
agli occhi per schermarli dal sole. Aveva guardato
fuori dalla finestra proprio al momento giusto.
Tre neri in giacca e cravatta. Si stanno separando.
Uno va sul davanti della casa, uno verso le scale, uno si
dirige sul retro.
Neri, giacca e cravatta, Mercedes. Tre cose che non
quadravano con quel residence malandato. Tre cose
che segnalavano pericolo come un faro su un promontorio.
In un attimo mi alzai, aprii la valigetta delle armi e
in cinque secondi avevo una Glock in ciascuna mano,
con i caricatori inseriti. Pooley si precipit dietro il
divano, e gli lanciai due caricatori vuoti. Lui apr una
scatola di proiettili e riemp i caricatori come se non
avesse mai fatto altro nella vita. In un altro momento
avrei sorriso, apprezzando il modo in cui le sue dita
agili come quelle di un pianista manovravano i proiettili.
Andai ad acquattarmi a lato della porta d'ingresso, e
puntai una pistola contro il legno, proprio al centro.
Pooley si stese a terra in modo da poter sbirciare sotto
la porta. Un'ombra oscur la poca luce del corridoio, e
Pooley vide due scarpe bordeaux avvicinarsi all'appartamento.
Al momento giusto, abbass la testa per darmi il
segnale di sparare. Io premetti il grilletto sette volte,
riempiendo la porta di buchi, mentre si diffondeva
odore di polvere da sparo, fumo e sangue.
Aprii la porta e balzai in corridoio, scavalcando il
cadavere ridotto a un colabrodo dell'uomo che era venuto
a uccidermi. Era steso a terra con uno sguardo
di... Sorpresa? Confusione? Non mi fermai a pensarci.
Mi diressi rapido verso le scale che portavano sul retro dell'edificio.
Arrivai al pianerottolo mentre un altro nero saliva di
corsa. Spar per primo, colpendomi alla spalla destra.
Persi l'equilibrio e lui mi venne sopra per finirmi, ma
commise l'errore di fermarsi un attimo prima di premere
di nuovo il grilletto. Pooley gli spar in testa da vicino.
Una nebbia di spruzzi rossi schizz sul muro e sul mio
viso. Il killer non si aspettava che avessi compagnia, non
si era dato la pena di sorvegliarmi per un po' di tempo
e scoprire se potessi avere in serbo delle sorprese. Di
fatto, il modo dilettantesco in cui avevano gestito la
cosa mi fece pensare che non era stato Vespucci a mandarli.
Oppure, se era stato costretto a tradirmi dalle famiglie
mafiose di Boston, aveva fatto in modo di non
dire tutto, per lasciarmi un vantaggio. E aveva mandato
dei killer di basso livello per lasciarmi una chance.
Sfondai con un calcio la porta di un appartamento al
pianterreno. Sapevo che l'inquilino, un elettricista, a
quell'ora era al lavoro. L'appartamento aveva una finestra
che dava sul davanti dell'edificio. Pooley e io ci
acquattammo per osservare il terzo uomo della squadra,
il quale controllava l'orologio, batteva i piedi per
il freddo e guardava verso la mia finestra con preoccupazione crescente.
Pooley tolse il caricatore dalla mia Glock, ne inser
uno pieno e me la mise in mano. Poi apr di due centimetri
la finestra, giusto abbastanza per la canna della
pistola. Il nero tir fuori un pezzo di carta da una tasca
della giacca, controll l'indirizzo, poi l'orologio, poi di
nuovo l'indirizzo, aggrott le sopracciglia e in quel momento
io sparai un colpo solo, distruggendogli la faccia.
Barcoll all'indietro, poi cadde sull'asfalto coperto di neve.
Pooley e io radunammo la mia roba, portando tutto
quello che riuscimmo a ficcare in una grossa borsa da
viaggio e corremmo nel parcheggio, dove avevo lasciato
la macchina. Il terzo uomo era ancora steso l, con il
sangue coagulato come un'aureola intorno alla testa.
L'edificio si trovava in una stradina lontana dalla statale,
in cui il traffico era quasi inesistente. Per fortuna
nessuno era entrato nel parcheggio nei pochi minuti
che ci avevamo messo a risalire in casa, a prendere la roba e a scendere di nuovo.
Gli occhi mi caddero sul foglietto che il morto aveva ancora in mano.
Andiamo, Columbus, non sfidiamo la fortuna.
Pooley aveva ragione, ma volevo sapere cosa cera
scritto su quel pezzo di carta. Forse conteneva una traccia
per capire chi aveva ordinato la mia morte. Volevo solo essere prudente.
Lo raccolsi e lessi il mio indirizzo, scarabocchiato a
matita. Nient'altro. Poi lo girai dall'altra parte.
C'era scritto un altro indirizzo, nella stessa grafia maschile.
Pooley doveva avermi visto impallidire. Cosa c'?
E l'indirizzo di Jake.
Non parlavo. Con l'acceleratore a tavoletta, sfrecciavo
come un missile sulla statale in direzione di Boston.
Ignoravo il dolore crescente alla spalla, concentrato
su una sola cosa: arrivare da Jake. Non avrei rallentato
neppure se Dio in persona avesse cercato di fermarmi.
Non sappiamo se siano andati prima da lei.
Non risposi e Pooley smise di provare a parlarmi. Si
lasci andare contro il sedile come se lo sforzo fosse troppo.
Entrai a Boston, schizzando da un incrocio all'altro
fino a inchiodare sgommando davanti casa di Jake.
Lasciai l'auto in doppia fila e scesi.
Columbus! Columbus! Sembri un pazzo, lo capisci?
Udivo appena le parole che Pooley mi gridava dietro,
mentre correvo verso il portone. Non persi tempo a
suonare il campanello: ruppi il vetro con un pugno,
infilai la mano e feci scorrere il chiavistello. Quasi volando
salii le due rampe di scale fino alla porta di Jake,
e bussai con il pugno insanguinato. Non riuscivo a sollevare
l'altra mano, a causa del proiettile nella spalla.
Dov'era Jake? Dio, fa' che non... Bussai di nuovo,
con forza, bam, bam, bam, bam. Fa' che non l'abbiano
toccata. Vespucci mi aveva detto di lasciarla e io l'ho
fatto, ho lasciato la citt senza dirle nulla, non l'ho chiamata,
non le ho scritto. Fa' che non l'abbiano toccata.
Bam, bam, bam, bam.
A un tratto la porta si apr, e apparve Jake. Stava
bene, non era ferita, il suo bel viso era intatto, sorpreso
di vedermi, sul punto di arrabbiarsi, ma poi vide il
sangue sulla mia camicia, sulla mano...
Cosa ti  successo?
Mi tir in casa, era il ritratto della preoccupazione.
Ero sopraffatto dal sollievo, non riuscivo a parlare.
Parl lei al posto mio. Sono stata malissimo. Neppure
una parola, una telefonata, per settimane. Non so
cosa ho fatto di male. Ti amo tanto, e non riuscivo a capire...
Mi stava sbottonando la camicia e spalanc la bocca
quando vide la ferita alla spalla. Senza fermarsi a pensare
corse in cucina, prese uno straccio e lo inzupp di acqua calda.
Sapevo che avrei dovuto fare una cosa difficilissima,
pi difficile che uccidere un uomo. Troncare con lei,
per sempre, per essere certo che nessuno andasse mai
a cercarla. Non potevo fuggire e lasciarmela dietro.
Torn con lo straccio bagnato e cominci a lavare la
mia ferita. Ma io l'afferrai per un polso, spingendola indietro.
Devi fuggire.
Cosa?
Devi lasciare questa casa. Prendi la tua roba, quello che riesci a portare con te nei prossimi cinque minuti.
Va' dove vuoi, ma lascia Boston e non tornare.
Ma cosa stai dicendo?
Fallo e basta!
Il mio tono la colp come uno schiaffo. Le si riempirono
gli occhi di lacrime.
Non capisco.
Io sono un uomo cattivo, Jake! Peggio che cattivo.
Sono un incubo! Tu non sai un cazzo di me!
Cosa... Cosa...? balbett lei.
Non ti ho mai amata. Ti ho usata solo per scopare.
Una donna con cui dormire per dimenticare la merda
che c' nella mia vita.
Si pu sapere di cosa parli? La sua voce era appena
un sussurro, mentre le lacrime scendevano libere.
Credi che mi importi qualcosa di te? Credi che non
abbia scopato una ventina di ragazze proprio come te?
Di cosa parli? ripet, con voce rotta.
Ci sono persone che vogliono farti del male, Jake.
Persone con le quali io ho a che fare. Ho dato loro il
tuo indirizzo e ora vogliono vedere cosa sai fare, se sei
davvero bella come ho detto.
Lei fece un passo indietro, singhiozzando.
Non posso impedire loro di venire a cercarti, Jake.
E stanno venendo. Non so perch sono venuto a dirtelo,
forse volevo solo essere sportivo, darti una possibilit
di scappare.
Non capisco...
Non me ne frega un cazzo se capisci o no! Se non
vai via subito, verranno a prenderti.
Io ti amo disse lei, debolmente.
Devi andartene subito.
Ma io ti amo! grid, stavolta con forza. Non so di
che stai parlando, ma questo non sei tu. Non so chi sia,
ma non sei tu. Se mi dici cosa  successo, forse posso...
In quel momento la colpii. Il mio pugno insanguinato
sulla sua faccia. Jake cadde a terra.
Noooooo... gemette.
Allora le sferrai un calcio nello stomaco. La voce mi
usc come se non fosse la mia. Questo  tutto ci che
devi sapere, Jake. Non sto scherzando. Per le persone
con cui lavoro, questo sarebbe solo l'antipasto. Se non
schizzi via da Boston nei prossimi dieci minuti, loro verranno
a prenderti. Capito?
Perch...? Perch...?
Dieci minuti. E dimentica tutto di me. Dimentica di
aver mai sentito il mio nome. Se dovessi vederti di nuovo,
la mia faccia sar l'ultima cosa che vedrai, te lo
giuro.
Le gettai in faccia lo straccio bagnato e uscii dall'appartamento,
lasciandola a singhiozzare sul pavimento.
Pooley e io restammo a osservarla in silenzio nascosti
in un vicolo, mentre si avviava zoppicando verso la sua
auto, gettava nel bagagliaio la federa di un cuscino piena
di oggetti vari, faceva inversione e scompariva in
fondo alla strada.
Non la vidi mai pi.
...
.
...
Capitolo 10.
...
.
...
La violenza definisce gli uomini. In qualche momento
della loro vita, gli uomini vengono messi alla prova.
Una frustata dal padre con la cintura dei pantaloni, uno
schiaffo in faccia, una rissa fuori da un bar, un naso
rotto, un occhio nero, una pistola puntata in faccia, un
coltello tra le costole. La reazione di un uomo alla violenza
 un imprinting. Pu rannicchiarsi in un angolo,
fuggire, restare impassibile. Potrebbe addirittura piacergli.
O potrebbe diventare violento a sua volta.
E qual  l'antitesi alla violenza? L'amore. La compassione?
Entrambi questi opposti, gentilezza e violenza,
Caino e Abele, risiedono in parti uguali in ogni
uomo? Oppure un lato combatte contro l'altro, come
eserciti nemici in una lunga guerra? E se  cos, qual 
il lato pi forte?
Sto andando in Nevada, ferito nell'anima e affaticato.
Al momento, non sto pi seguendo la pista dell'uomo
che devo uccidere. Inseguo una preda diversa.
Sto dando la caccia ai cacciatori.
Il candidato Abe Mann non parler a Las Vegas. Diffida
dell'immagine di quella citt nella mente degli elettori,
 consapevole che farsi fotografare nella mecca del
gioco d'azzardo e della prostituzione potrebbe alienargli
la simpatia delle masse. Far una sola tappa in Nevada,
a Carson City, la capitale. Poi si sposter a nord,
verso lo stato di Washington. La sua campagna stampa
menzioner solo vagamente il Nevada e la sua cena nella
capitale sar privata e senza giornalisti.
Non conosco il modus operandi di Miguel Cortega,
ma sono abbastanza sicuro che Hap Blowenfeld seguir
da presso i movimenti del candidato. Per questo motivo,
ma non solo, Hap sar il primo a morire.
Entro a Las Vegas. Conosco un uomo che vive qui.
Esito a definirlo un amico. Il lavoro di Pooley ... era...
quello di conoscere altri mediatori, uomini in cerca di
killer a contratto a cui affidare incarichi. Spesso io incontravo
direttamente queste persone, come era successo
con Archibald Grant, quando mi aveva consegnato
la valigetta che aveva cambiato la mia vita. I mediatori
preferiscono vedermi con i loro occhi, valutarmi, come
vecchie signore che annusano e scuotono un melone
prima di acquistarlo. Pooley diceva sempre che cinque
minuti in una stanza con me erano abbastanza da far
passare a chiunque la voglia di fregarmi. Spero sia ancora cos.
Prendo Flamingo Road in direzione ovest, verso Summerlin,
fino a raggiungere un quartiere dal nome inappropriato
di Wooded Acres, acri boscosi. Tutte le case
sono esattamente uguali, un paradiso della villetta a
schiera, un mare di beige e maioliche in stile ispanico.
Ogni casa ha davanti un prato formato francobollo,
punteggiato da qualche palma scheletrica.
La cosa interessante riguardo a Vegas  che la discrezione
 parte integrante dell'ambiente. Tutti camminano
evitando di incrociare lo sguardo dei vicini, come se
il caldo e la desolazione del paesaggio avessero infettato
i loro cuori. O forse  perch troppe persone qui sono
implicate in troppe occupazioni poco pulite.
Fermo la macchina davanti a una casetta a un piano,
al numero 506. Sono stato qui altre due volte. Ma adesso
 diverso. Stavolta cerco aiuto.
Un piccolo indiano apre la porta prima che possa
bussare. Scuro di pelle, un po' pelato e con grandi orecchie.
 piccolo ma compatto e muscoloso come un pitbull.
Si chiama Max e ha la voce rauca.
Columbus...
Max.
Non hai un appuntamento con il signor Ryan.
Ho bisogno del suo aiuto.
Max sbatte le palpebre alcune volte, in modo involontario.
Poi aspetta chiarimenti.
Posso entrare?
Dipende dal tipo di aiuto che cerchi.
Il mio mediatore  morto.
Max spalanca la porta e io entro nell'ingresso, dove mi
perquisiscono due uomini nerboruti, di pelle scura come
lui. Potrebbero essere suoi figli, o nipoti. Hanno la stessa
pelata in cima alla testa. Mi indicano una sedia, io mi
accomodo e aspetto. I due si mettono ciascuno da un
lato, mentre Max si allontana a piedi nudi sul pavimento
di marmo. Fisso un punto sulla parete di fronte. 
umiliante dover chiedere aiuto, e voglio che sul mio viso
ci sia la giusta misura di supplica, quando vedr Ryan.
Mi fa aspettare, per chiarire che  lui ad avere il potere,
in questa situazione. Vuole farmi sapere che conosce
il suo vantaggio. Io non tossisco, non tamburello le
dita, non stiro le gambe. Me ne sto seduto e fisso il
punto sul muro. Le due guardie del corpo vogliono
parlare con me, cercano un'apertura, ma io resto impassibile.
Mezz'ora dopo torna Max. Il signor Ryan ti
riceve nel suo studio.
Lo studio  illuminato da una grande finestra che d
su un giardino posteriore immacolato. Una donna poco
vestita  distesa su un divano di pelle. Non riesco a
capire se dorme, se  sveglia o solo annoiata. Ryan 
seduto a guardare un televisore a schermo piatto fissato
al muro sopra la ragazza. Il volume  al minimo, ma
lo schermo mostra grafici che illustrano l'andamento
dei mercati mondiali. Ryan  in costume da bagno.
Come posso aiutarti? chiede, senza distogliere gli
occhi dal televisore.
Pooley  morto.
Max me l'ha detto.
Sto cercando informazioni.
E cosa sei disposto a darmi in cambio?
Ti dovr un favore.
Ryan finalmente si volta a guardarmi, anzi, a squadrarmi,
con molta attenzione. La ragazza sul divano si
muove ma io non mi volto a guardarla. Fisso Ryan come
se i nostri occhi fossero collegati da cavi. So di avergli
fatto penzolare una grossa carota davanti alla bocca.
Immagino si tratti di informazioni difficili da reperire,
visto il pagamento che offri.
Non  un'offerta che faccio a cuor leggero.
Capisco. Cosa vuoi sapere?
A Carson City, un killer cercher di far sparire una
Beretta 92F nove millimetri, e di sostituirla con un'altra
arma. Devo sapere di quale fornitore si servir.
Hai un problema con questo killer?
Come ho detto, Pooley  morto.
Capisco.
Si avvicina al divano e d una pacca alla ragazza sul
fianco nudo. Lei si alza senza una parola, si stira ed esce
dalla stanza. Le sue lunghe gambe tagliano l'aria davanti
a me. Ryan si lascia cadere sul divano.
Ora capisco. Non si tratta di una cosa difficile da
scoprire, ma di un'informazione che per me sarebbe
imprudente darti.
Nel nostro lavoro, la prudenza  un concetto relativo.
Ryan fa una risata secca. Sono d'accordo. Ecco le
mie condizioni. Non mi dovrai un favore. Voglio che
una volta portato a termine il tuo incarico attuale, tu
lavori per me. In modo permanente. Sar io il tuo nuovo
mediatore.
Con quali accordi?
Gli stessi che avevi con Pooley.
Perch?
Sto pensando di ridurre la mia attivit, e tu sei quello che i russi chiamano un orso d'argento. Hai mai
sentito questa espressione?
Scuoto la testa.
Non hai mai mancato di portare a termine un incarico.
Accetti un lavoro dietro l'altro senza lunghi periodi
di riposo e le tue quotazioni sul mercato sono tra le
pi alte. Un orso d'argento. In societ con te guadagner
pi di quanto abbia guadagnato in tutta la vita. E ho
messo insieme abbastanza soldi.
Mi prendi in contropiede.
Per usare le tue parole, non  un'offerta che faccio
a cuor leggero.
Ti prometto questo: in cambio del nome del fornitore,
prender in considerazione la tua offerta di entrare
in societ con me. Non puoi aspettarti pi di questo.
Ryan mi rivolge un ampio sorriso. Sarebbe imprudente.
Ricambi il sorriso. Il rispetto tra noi  come
denaro contante. E non saresti un orso d'argento se
avessi risposto in un altro modo.
Forse hai ragione.
Si alza e incrocia le braccia sul petto. Okay, Columbus.
Accetto. Vai all'angolo tra Desert Inn Road e Paradise.
C' un centro commerciale con cabina telefonica
sul lato nord, fuori da un 7-Eleven. Quando arriverai
avr gi il nome del fornitore.
Carson City  una capitale poco interessante, nel
punto di giunzione tra le interstatali 50 e 395. E una piccola
citt, che ha l'unico scopo di servire Reno e il lago
Tahoe e gli sciatori che frequentano Squaw Valley, Diamond
Peak e Heavenly. Sembra una specie di sorella
minore costretta a indossare i vestiti smessi delle sorelle
pi grandi. Gli edifici sono vecchi e malmessi.
Seguo l'interstatale fin dentro la citt e mi dirigo a
sud, oltre un centro commerciale e un cimitero, finch
trovo l'uscita per Colorado Street. Sto cercando uno stabilimento
industriale, un blocco di cemento senza finestre,
uno di quegli obbrobri che sembrano sparsi a caso
nel paesaggio, senza nessuna progettazione. Lo trovo
con facilit: l'uomo che mi ha chiamato a quel telefono
pubblico di Vegas mi ha dato istruzioni impeccabili.
Trovo un parcheggio fuori vista e fermo la berlina
beige. Prima di lasciare Vegas ho restituito il SUV alla
McCarran e ho noleggiato una Taurus. Attraverso il
parabrezza vedo l'unica porta dell'edificio. Una porta
d'acciaio, solida, con un tastierino elettronico sul muro
accanto. Io sono un assassino: ho imparato quando colpire,
come scoprire le vulnerabilit. Un bersaglio fortificato,
come Richard Levine nella sua villa,  il pi difficile
da abbattere. Un fornitore come quello con cui
desidero parlare lavora dall'interno di un bunker, ben
protetto, difficile da assaltare.
Per questo non cercher di penetrare in questo edificio,
che  una fortezza mascherata. Preferisco aspettare,
e aspetter tutto il tempo necessario.
Parecchie ore dopo, una donna con uno zucchetto e
occhiali dalla montatura in metallo emerge dalla porta.
Nel parcheggio c' solo un'auto, una Mustang vintage
blu. Lei sale a bordo e si dirige a nord, verso le montagne.
Quella macchina  un errore. Salta all'occhio ed 
facilissima da seguire. Non so se sta andando a casa, a
fare la spesa o a un appuntamento con un cliente, ma
non importa. Prima o poi rester sola, e io sar pronto.
Non ci vuole molto. La donna entra nel parcheggio
di un Caribou Coffee, spegne il motore e scende. Non
sta in guardia. Immagino che sia relativamente nuova
del mestiere, e non abbia ancora capito quanto sia necessaria
la prudenza. Quando esce dal locale con un
bicchiere di polistirolo fumante, la chiamo.
Tara?
Lei fa un salto, sorpresa. Mi fissa, cercando di ricordare se ci conosciamo. S?
Devi venire con me.
Il suo sguardo  attraversato da mille pensieri, tutti
neri. I suoi occhi sfrecciano dal caff nella destra alle
chiavi della macchina nella sinistra, poi tornano a fissarsi
sul mio viso.
Se provo a bruciarti con il caff o a piantarti le chiavi in faccia sarai pronto a reagire, immagino.
Infatti.
Si tratta di qualche affare che ho condotto?
Vuoi davvero parlarne qui?
Mi guarda, riflette e scuote la testa. E la mia auto?
Dovresti procurartene una meno colorata.
Hap  distante meno di un paio di chilometri. Deve
incontrare Tara tra mezz'ora e fare lo scambio, pistola
nuova contro soldi. Non sa che ci sar io ad attenderlo,
ma questo non lo rende meno pericoloso. Gli assassini
sono diffidenti per natura e per addestramento. Pu
aver rilevato qualcosa nella voce di Tara, un'esitazione
o altro, e ha immaginato che era minacciata mentre telefonava.
Di fatto, aveva una pistola puntata alla testa. O
forse lei ha pronunciato qualche parola in codice per
avvertirlo, qualcosa che avevano concordato in precedenza,
una parola innocua per segnalare problemi. Io
credo che abbia giocato pulito, ma io non sono Hap, e
non mi lascer cogliere impreparato.
Ho scelto il cimitero come punto di incontro, lo stesso
cimitero che avevo superato mentre cercavo l'ufficio
di Tara. E mezzanotte passata, ed  pi buio di quanto
pensassi. La luna  solo un graffio nel cielo notturno.
Sono qui da ore, per abituarmi all'oscurit. Non  un
gran vantaggio, ma a volte basta poco per far pendere
il piatto della bilancia in tuo favore. Non mi preoccupa
la possibilit che Tara avverta Hap della trappola.
Non parler per almeno un mese, dopo ci che le ho fatto.
Il cimitero  pi freddo di quanto credessi. Dalle
montagne scende una brezza gelida che mi entra nelle
ossa. Le lapidi, piccole e disposte in file ordinate, non
offrono nessuna protezione dal vento. Mi acquatto a terra,
con la schiena contro una lapide a nome di Michael
Matheson, 1970-1979, e sorveglio l'ingresso, con due
pistole in grembo, entrambe con il proiettile in canna.
Hap ha vissuto un po' pi a lungo di questo bambino
morto a nove anni, ma stasera lo raggiunger.
Quello che non avevo previsto,  che Hap in questo
lavoro ha un partner. Pooley mi aveva detto che c'erano
tre killer sullo stesso obiettivo, ma non sapevo che
due di loro, Miguel Cortega e Hap Blowenfeld, lavorassero
in team. Lo scopro due minuti pi tardi.
Sono io il terzo incomodo, a quanto sembra.
...
.
...
Capitolo 11.
...
.
...
Sanguino in un cimitero.  il posto adatto, la terra sembra
chiamarmi, per coprirmi come ha fatto con tanti altri.
Ho due buchi in corpo, uno nel fianco, dove il proiettile
 entrato spaccando una costola, e l'altro nella
schiena, da dove  uscito. La camicia  inzuppata di
sangue e ammetto di essere preoccupato.
Non credo che morir, non ancora, almeno, ma ho
paura di perdere conoscenza a causa della perdita di
sangue prima di aver potuto abbattere il secondo killer.
Credo di averne ucciso uno, ma non ne sono certo.
Cazzo, all'improvviso sono stanchissimo, come se avessi
gli occhi pieni di sabbia.
Questa non  la prima volta che vengo colpito nel
corso di un incarico.
Era il mio settimo lavoro con Pooley. Oramai avevamo
preso il ritmo. Lui era stato bravo a tessere una rete
di contatti e si era dimostrato pieno di risorse nel trovare
le informazioni di cui avevo bisogno per eliminare
il bersaglio. Aveva un talento naturale, ed era riuscito
a superare Vespucci sotto ogni aspetto. A Waxham
aveva acquisito l'occhio del cacciatore e l'astuzia necessaria
per sopravvivere, e il nostro rapido successo era
in gran parte merito suo.
Una cliente era rimasta particolarmente impressionata.
Avevo gi ucciso per lei a New York un agente di
borsa, uno che aveva comprato quando avrebbe dovuto
vendere. L'uomo si faceva proteggere da un'agenzia
di sicurezza privata, ma le sue guardie del corpo erano
poco professionali.
Pooley venne a trovarmi alcune settimane dopo che
il bersaglio era stato ritrovato, fatto a pezzi, lungo il
George Washington Bridge.
Questo lavoro  stato una cosa grossa, Columbus.
La nostra cliente  come uno squalo in un acquario... 
una di quelle persone che influenzano il mercato azionario.
Bene. Ma ora rilassati, non voglio che lavori troppo.
Pooley sorrise. Stavo pensando di fare un viaggetto.
Di vedere un po' di mondo.
Ti meriti una vacanza.
Non vado in vacanza. E un viaggio d'affari.
Dove?
In Italia.
Lo fissai, scettico.
Ti ho detto che la nostra cliente  rimasta impressionata,
no? Vuole affidarti un altro lavoro. Subito.
Il bersaglio  in Italia?
S. Avr bisogno di un mese per mettere insieme il
fascicolo. Poi avrai sei settimane per portare a termine
l'incarico. L'omicidio deve avvenire in una data specifica:
il 6 giugno, in piena notte.
La cliente paga un extra per la data specifica?
Ci ho gi pensato.
Usai il mese in cui Pooley era assente per entrare
nella giusta disposizione mentale, come mi aveva insegnato
Vespucci. Trovavo conforto in una routine rigida.
Sette chilometri di corsa ogni mattina, diverse
ore di lettura, tra classici e contemporanei: Wolfe,
Mailer, Updike, Steinbeck, Maugham, Hemingway. Un
pasto leggero, poi boxe in una palestra nel sud della
citt, dove si pagava in contanti e nessuno faceva
domande. Cena a casa davanti ai notiziari. Poi a letto.
Tutti i giorni cos. Conforto nella rigidit. Cos non
avevo tempo di pensare a Jake. Non volevo pensare a
lei.
Al suo ritorno, Pooley mi consegn la busta gialla.
Com' andata?
Lui scroll le spalle. Hanno un modo del cazzo di
fare le cose, laggi. Non gli piacciono gli stranieri, a meno
che non spendano un sacco di soldi. E anche cos,
continuano a non piacergli. Per si mangia bene.
Hai saputo quello che ci serve?
 tutto nella busta. La nostra cliente ha molta influenza.
Prevedi problemi?
Pooley scosse la testa. No. Non sar una passeggiata,
a causa della data specifica in cui deve essere eseguito
il lavoro, ma puoi farcela tranquillamente.
Dovr giocare su un terreno che non conosco.
Questo  vero. Non avrai il vantaggio della scelta di
campo.
Bene, allora. Grazie, Pooley,  un piacere rivederti.
Anche per me, Columbus.
Il nome in cima alla pagina era Gianni Cortino. Cinquantadue
anni, viveva tra Roma e Positano. Si occupava
di immobili, ma aveva le mani in pasta in molte altre
cose: servizi, alberghi, ristoranti. Era un uomo ricco.
Valeva centinaia di milioni di dollari.
Pooley aveva fatto bene il suo lavoro. Come tanti ricchi,
Cortino era tirchio. Forse aveva fatto molta fatica
per accumulare il suo denaro e detestava separarsene. Il
suo unico vizio erano i sigari cubani Cohiba. Era devoto
alla famiglia, composta da moglie, due figli e dal primo
nipotino, un bimbo di undici mesi di nome Bruno. Cortino
era stato implicato in uno scandalo con un politico
socialista di Firenze, ma la cosa si era sgonfiata quando
si era scoperto che le voci erano state messe in giro da
un rivale in affari. Da quanto Pooley aveva potuto appurare,
Cortino era un tipo a posto. Niente gioco d'azzardo,
niente puttane, niente merci illegali. Solo un uomo
di successo in una nazione che diffida del successo.
Aveva anche una guardia del corpo, Stefano Giorgio.
Giorgio aveva passato dieci anni nelle forze speciali,
poi era stato mercenario in Serbia. Suo zio aveva fatto
affari con Cortino, e i due si erano incontrati dopo il
ritorno di Giorgio in Italia. Su proposta del giovane,
Cortino aveva disdetto il contratto con l'agenzia di sicurezza
di cui si era servito fino a quel momento e aveva
incaricato Giorgio di occuparsi della sua protezione.
Erano insieme da sette anni.
Giorgio si era preso due proiettili in una spalla quando
lo stesso rivale che aveva diffamato Cortino aveva
cercato di ucciderlo. Giorgio lo aveva strangolato a mani
nude, nonostante la spalla ferita.
Nel fascicolo c'erano pagine e pagine di dettagli volti
a individuare dei pattern nella vita di Cortino. Mangiava
tutti i giorni allo stesso ristorante? Seguiva sempre
lo stesso itinerario per andare al lavoro? Si spostava da
Roma a Positano ogni mese negli stessi giorni? In auto?
In treno? La rigidit d conforto, ma pu dare anche la
morte.
Arrivai a Roma alle tre del pomeriggio, e presi un
taxi fino al mio albergo, l'Hotel Mascagni, nel centro
storico. Era un piccolo albergo di propriet di Cortino,
uno dei primi che aveva acquistato quando si era trasferito
a Roma con un'eredit da investire. Nei ventanni
in cui aveva costruito la sua fortuna, Cortino aveva
comprato e venduto molte propriet, ma si era tenuto
l'Hotel Mascagni. Non sapevo bene cosa mi avrebbe
rivelato quel posto per aiutarmi a creare con lui la connessione
che poi avrei dovuto spezzare, ma era il primo
approccio con l'uomo che ero venuto a uccidere.
Il Mascagni aveva solo quattordici stanze disposte su
sei piani, ai quali si accedeva tramite un minuscolo
ascensore a due posti. C'erano un bar e un ristorante,
che insieme erano grandi come il soggiorno di una casa
americana, e uno staff ridotto che non faceva altro
che annuire e gesticolare. L'edificio comunicava calore
umano, lo stesso che avevo provato leggendo il fascicolo,
e mi chiesi se non fosse stato un errore prendere
alloggio l. Cercavo il lato cattivo di quell'uomo, per poterlo
sfruttare a mio vantaggio, ma finora avevo trovato
solo calore e gentilezza.
Usai le prime due settimane per familiarizzare con la
citt, non come avrebbe fatto un turista, ma come avrebbe
fatto un ricco uomo d'affari. Evitai le antichit: il
Colosseo, il Pantheon, il Vaticano, e mi concentrai sulle
strade commerciali. Mangiai nei ristoranti che Cortino
frequentava, posti specializzati in pasta e pesce, ma feci
in modo di non incrociarlo mai. Volevo prima mettere
radici, imparare a pensare come uno del posto.
La terza settimana presi un treno per Napoli, dove
avrei noleggiato un'auto per andare a Positano, seguendo
la stessa strada che seguiva il mio bersaglio. Anche
se era scomodo per un ricco come lui spostarsi in macchina,
Cortino amava vivere come quando era povero.
Immagino fosse un modo per non dimenticare quanto
aveva dovuto lottare, per non perdere contatto con se
stesso. Era un tratto che ammiravo.
Il treno era confortevole e il viaggio non fu spiacevole,
un misto di turisti e locali diretti verso la costa. La stazione
di Napoli fu l'esatto opposto, una latrina sporca in
un cesso di citt. Uomini scuri di pelle dall'aspetto poco
raccomandabile scrutavano i turisti in cerca di facili prede,
ma quando guardarono me lasciarono perdere.
Un autista mi port a Positano in Mercedes, sulla
strada costiera tutta curve. Parlava un inglese molto limitato
e io ne fui felice, perch non avevo nessuna intenzione
di chiacchierare. Avevo letto che Positano si
trovava sul fianco di una collina che scendeva verso il
mare, ma non ero preparato alla realt: si trattava di una
citt verticale. Gli edifici sembravano costruiti l'uno addosso
all'altro, su una pendenza ripidissima. Palazzi rossi,
rosa, gialli, bianchi, marrone e color pesca emergevano
dal fogliame come se fossero parte integrante del
pendio, si fermavano solo in riva al mare. La casa di
Cortino era in cima alla collina. Poich Positano contava
solo quattromila abitanti, immaginavo che Cortino l
fosse una figura nota.
C'erano turisti dappertutto. Grassi tedeschi con marsupi
legati in vita si urtavano a vicenda passando da un
negozio all'altro, mentre sciami di motorini sfrecciavano
per le strade. Tutti si dirigevano nella stessa direzione...
Verso il mare. Mi piacque subito quel luogo. Mi piaceva
la sua semplicit e la sua logica singolare, le campane
delle chiese, la sabbia scura e i negozi tipici e i vicoli
stretti e le caffetterie, le gelaterie, i ristoranti, ed ero contento
di dover uccidere Cortino l. Non nel chiasso di
Roma, dove la fuga sarebbe stata molto pi facile. Non
nella stazione di Napoli, che puzzava di sporcizia e disperazione.
No, ero contento di poter creare una nuova
leggenda in quella cittadina che sembrava nuova ma era
antica. Non so perch mi sentivo cos bene. Forse era
perch, per la prima volta, provavo una forte emozione
per un luogo, e per il posto che occupavo in quel luogo.
Come se il mio lavoro e la vita che conducevo si riflettessero
in qualche modo in quella cittadina che si inerpicava
verso l'alto, sempre sull'orlo del precipizio, sempre
a rischio di precipitare in mare. C'era qualcosa di
artistico e di infinitamente triste in Positano. Trasmetteva
calore, non solo in senso fisico, ma anche psicologico.
Se non potevo avere Jake, se non potevo avere
qualcuno che mi facesse sentire bene come sotto una
coperta, potevo almeno trovare sicurezza, comprensione
e profondit in quella citt impossibile.
In un hotel, presi una suite con vista sul mare e sul
pendio. Seduto al buio dentro la stanza, dovevo solo
alzare gli occhi per vedere la casa di Cortino, una villa
color salmone dalle finestre ad arco, in cima alla collina.
Secondo il fascicolo di Pooley, il bersaglio sarebbe arrivato
a Positano una settimana prima della data in cui
dovevo ucciderlo.
Mi presi il tempo necessario per adattarmi alla cittadina.
Ero solo un turista in un posto che ne era pieno,
e mi mescolai a loro gradualmente, come una velatura
di colore su un acquarello. Comprai un cappello di paglia
e me lo misi in testa un po' storto. Pranzai in ristoranti
appollaiati sulle rocce sopra l'oceano, girai per i
negozi di souvenir e avvicinai il viso al vetro dei banconi
nelle pasticcerie. Presi un traghetto per Capri e tornai
indietro scottato dal sole. Mi integravo nell'ambiente,
senza dimenticare il motivo della mia presenza.
Caff, cappuccino, Coca-Cola?
La cameriera era affabile. Aveva gli occhi celesti e il
viso abbronzato.
Un caff, grazie.
Prego. Da dove viene? Parlava inglese abbastanza
bene, anche se con molte esitazioni.
Da Los Angeles.
Andarci  il mio sogno...
Il sogno degli americani invece  venire qui.
Ah... guard il mare, una vista che per lei aveva
perso tutta la magia. Vado a farle il caff.
Aspettai che tornasse e le sorrisi. Il locale era mezzo
vuoto. Quanti abitanti ha Positano?
Circa quattromila, se non sbaglio.
E tutti si conoscono?
Oh, s.
Ci sono anche degli americani?
S, alcuni hanno qui la casa per le vacanze. C' anche
una coppia di inglesi.
Quanto costa comprare una casa qui?
Dipende da quanto  in alto... o da quanto  vicina
al mare.
Bevvi un sorso di caff. Lei non sembrava avere fretta
di andarsene, cos continuai. Per esempio, quella
casa lass.
 dei Cortino. Una famiglia ricca.
Sembra molto grande.
Lo . Ci sono cinque stanze da letto. Non so quanto
costa. Se dovessi tirare a indovinare direi... due milioni
di euro.
Fischiai tra i denti.
S, sono un sacco di soldi. Ma i Cortino sono una
brava famiglia. Hanno contribuito alla ricostruzione
della chiesa. La signora Cortino... le sue gambe... come
si dice... non funzionano. E un gran peccato.
Usa una sedia a rotelle?
S.
Deve essere difficile, in un posto come questo.
Gi. Ma il signor Cortino si prende cura di lei, e fa
in modo che non resti sempre chiusa in casa.
Sembra davvero un brav'uomo.
Lo .
Entr una coppia di turisti austriaci molto rumorosi.
La cameriera si conged con un sorriso e and da loro.
Bevvi il mio caff.
Per una paralitica la vita l doveva essere molto difficile.
Non era il posto migliore per girare in carrozzina.
Quella informazione non era nel fascicolo di Pooley.
Come mai? L'aveva lasciata fuori per evitare che mi
influenzasse? Era preoccupato che Cortino fosse un uomo
buono, senza un lato oscuro da poter sfruttare?
Vidi Cortino e la sua guardia del corpo una settimana
dopo. Venne a visitare una chiesa vicino al mio albergo,
un edificio in pietra dello stesso colore delle rocce
alle quali si appoggiava. La facciata era sobria, senza
l'iconografia che spesso adorna le chiese cattoliche. Sapevo
che Cortino sarebbe andato in chiesa. Secondo il
fascicolo, era una delle prime cose che faceva, ogni volta
che tornava a Positano. Entrava, accendeva due candele
e si inginocchiava davanti all'altare. Non sapevo per
chi fossero le candele. Forse per i suoi genitori, morti da
tempo.
Mi sedetti a mangiare un piatto di gamberoni in un
ristorante l vicino. In silenzio, attento a non attirare l'attenzione.
Cortino aveva un'aria grave, entrando in chiesa.
Trascorsero venti minuti prima che uscisse. Il suo viso era
trasformato, quasi beato. Questo mi sorprese. L'atteggiamento
di un uomo poteva davvero migliorare in modo
cos radicale solo perch si era inginocchiato? Cosa ci trovava
Cortino? Quali parole aveva sussurrato? Restai a osservarlo,
affascinato, e quando spostai lo sguardo sulla
guardia del corpo, notai che Stefano Giorgio mi fissava.
Che stupido errore. Guardai oltre l'uomo, come uno
sciocco turista intento a godersi il sapore locale. Giorgio
sembr soddisfatto e raggiunse il suo datore di lavoro,
aiutandolo a salire su una Mercedes a due posti. Non
alzai pi lo sguardo dal piatto finch udii il rumore del
motore che si allontanava. Merda. Giorgio era in gamba,
un professionista. E si sarebbe ricordato di me, se mi
fossi fatto vedere nei dintorni della villa.
Tornai in albergo e spensi la luce. Ero incazzato, con
me stesso, con Pooley per l'informazione mancante, incazzato
perch ogni cosa che scoprivo su Cortino mi
causava... invidia.
L'intuizione arriv come un lampo. Ecco cosa potevo
sfruttare. La mia invidia. Non il male in lui, ma quello che era dentro di me. L'idea si andava precisando
come una polaroid che lentamente prende forma davanti
agli occhi del fotografo. Come pu un assassino uccidere
un uomo buono? Deve far leva sulla propria malvagit,
misurarsi su quell'uomo e sentirsi inferiore. Ma
dove mi avrebbe portato quel sistema, al momento di
spezzare la connessione? Che prezzo avrei pagato per
aver focalizzato il mio odio su me stesso?
Restai rintanato tra l'albergo e i pochi ristoranti l
intorno fino al 6 giugno, la data in cui dovevo eliminare
Gianni Cortino. Quella mattina noleggiai uno scooter
in un posto per turisti in centro, entrando in un momento
in cui c'era una gran folla e nessuno mi not. Ero
solo un americano in un mare di facce americane.
Presi la strada che saliva in cima alla collina, con il
casco nero che mi copriva la faccia. Volevo dare un'occhiata
alla villa di Cortino dalla strada, ma evitai di guardarla
direttamente, usando invece la visione periferica.
Per fortuna non c'era nulla che somigliasse a un giardino.
Il tetto della casa era al livello della strada, e una
scalinata in pietra scendeva fino al portone. Niente cancello
n telecamere. Positano era un posto troppo isolato
e tranquillo perch ci si preoccupasse di queste cose.
Un'illusione che l'indomani sarebbe tramontata. Dal
fascicolo di Pooley sapevo che c'era anche una porta
laterale. Il mio socio credeva che si trattasse della stanza
di Stefano Giorgio. Proseguii con il motorino a velocit
costante.
Alle due del mattino lasciai l'albergo con un piccolo
zaino sulle spalle. Spiegai che avevo un'auto in attesa in
fondo alla collina, e l'impiegato del turno di notte si
limit a farmi firmare le carte necessarie. Poi si rimise
a leggere il giornale francese Le Monde. Poich negli
ultimi giorni mi ero sempre vestito di nero, non gli sembr
strano che indossassi abiti neri anche al momento
della partenza. Mi avviai a piedi, a passo svelto. A Positano
mancava la vita notturna. La strada era deserta,
l'unico rumore era il latrare intermittente di un cane.
Ci misi un'ora a scendere dalla collina e a risalire lungo
la strada che portava a casa di Cortino. Quando sentii
avvicinarsi un'auto mi nascosi tra gli alberi e la lasciai
passare. Arrivando alla curva nella quale si annidava la
villa di Cortino, scavalcai la siepe che separava la casa
dalla strada. Aggrappandomi ai rami mi calai verso la
porta laterale dall'alto, in modo da non dover passare
davanti alle grandi finestre che davano sul mare.
La porta era socchiusa. Come mai? Forse era il modo
in cui Stefano Giorgio si difendeva dal caldo, lasciando
entrare la brezza notturna? Non mi sembrava un comportamento
logico, da parte di una guardia del corpo.
Nella mia testa cominciarono a squillare campanelli d'allarme.
Mi avvicinai, restando in ascolto per un minuto buono,
ma non udii nulla. N un suono, n un respiro. Impugnai
la pistola, lasciai lo zaino sotto la siepe e aprii la
porta un po' di pi. I cardini per fortuna erano ben
oliati. Nessuna reazione. Infilai dentro la testa per dare
un'occhiata e la tirai fuori subito.
La stanza era vuota. Al centro c'era un letto a due piazze,
intatto. Entrai in silenzio, osando appena respirare,
con tutti i sensi all'erta come un animale in trappola.
I peli delle braccia erano ritti come antenne. Perch la
porta era aperta? Perch proprio quella notte? Per la
prima volta mi resi conto della leggerezza con cui mi ero
accostato a quell'incarico. Non avevo scoperto nulla di
riprovevole sul mio bersaglio, nulla che potessi odiare,
e cos avevo sottovalutato la difficolt del compito, avevo
fallito prima ancora di cominciare. Giurai a me stesso
che non avrei mai pi commesso un errore simile.
La stanza da letto di Cortino era sullo stesso lato
della casa. Mi diressi da quella parte, pistola in pugno.
Adesso finalmente lo odiavo, proprio perch non mi
aveva fornito nulla da odiare. Nel corridoio c'era un
odore pungente, che non riconobbi subito. Entrai nella
stanza senza fare nessun rumore.
L'odore del sangue mi colp in piena faccia. Cerano
due cadaveri sul letto: Cortino e la moglie paralitica,
seduti con la schiena appoggiata alla testiera, sembravano
fissarmi. Contro la parete di fronte c'era un terzo
cadavere, quello di Stefano Giorgio. La maggior parte
del suo viso non c'era pi.
Ero venuto a uccidere un uomo morto.
Nel mezzo secondo in cui stavo digerendo quelle informazioni,
udii un rumore e mi voltai di scatto. Nel corridoio
c'era una donna, con una pistola in mano. Sorrideva.
Merda. Per questo aveva fissato una data specifica
per l'omicidio, pagando anche un extra. Cos ora aveva
il capro espiatorio perfetto, uno straniero con una pistola,
un quarto cadavere da lasciarsi dietro. La polizia
italiana avrebbe avuto una giornata piena.
Pooley mi aveva detto che sei in gamba disse. E molto puntuale.
Con quelle parole, mi spar al petto.
...
.
...
Capitolo 12.
...
.
...
Sono passati una ventina di minuti, e mi rendo conto
di essere rimasto solo in questo cimitero di Carson City,
Nevada. Uno dei due, Hap Blowenfeld o Miguel Cortega
 ferito, e forse hanno pensato di rimandare la fine
del lavoro a un altro momento.  un errore che rimpiangeranno.
Mi alzo in ginocchio, con un dolore quasi insopportabile.
Appoggiandomi alla lapide del bambino, riesco
a mettermi in piedi e mi guardo intorno. Nulla. Il cielo
a est comincia a schiarire, appaiono nuvole come dita
rosate. Devo andare via di qui. Zoppico verso il cancello dove ho lasciato la macchina, sperando di trovarla
ancora l. Il sole spunta all'orizzonte e una lapide alla
mia sinistra attira il mio sguardo.  spruzzata di gocce
di sangue, che catturano la luce come gemme preziose.
Allungo il collo per vedere meglio. Non voglio perdere
tempo, ma devo guardare. Prima vedo una mano, immobile
al suolo, poi un torso e infine un viso sconosciuto,
che respira ancora.
Mi avvicino con prudenza finch vedo che ha lasciato
cadere la pistola, e tiene la mano sulla ferita aperta
nella pancia. Il modo peggiore di andarsene. In qualche
modo ha superato la notte ed  ancora vivo.
Miguel Cortega?
I suoi occhi si fissano su di me, ma non parla. Il respiro
gli esce con un suono sibilante. E stato colpito due
volte, e uno dei proiettili gli ha bucato un polmone.
Tu e Hap lavoravate insieme a questo incarico?
Non risponde.
Dove andr lui dopo? Dove avr luogo l'omicidio?
Cortega mi fissa con uno sguardo vuoto, le pupille dilatate.
Un rivoletto rosa gli scende da un lato della bocca
e si divide in due sulla guancia. Deve avere al massimo
un'ora da vivere. Potrei finirlo e risparmiagli la sofferenza,
ma non ho piet. Come non ne avr per Hap.
Mi allontano zoppicando, il dolore come un ferro incandescente
premuto contro il fianco. Per fortuna la
mia macchina  ancora nel parcheggio, intatta.
Ormai le stazioni di servizio hanno quasi tutte il minimarket
annesso, e riesco ad acquistare bende e pomata
antibatterica. Per il momento  abbastanza. L'impiegato
ovviamente mi fissa, ma i suoi tatuaggi da prigione
in inchiostro blu mi fanno capire che si far gli affari
suoi. Proseguo finch trovo un Motel Six. Prendo una
stanza, controllo la ferita, la bendo meglio che posso,
poi mi stendo sul letto e spengo la luce. Dormo diciotto
ore filate.
Il paesaggio tra il lago Tahoe e Seattle  secco e spoglio.
La parte orientale dello stato di Washington  un
deserto sempre uguale. Dopo trecento chilometri il dolore
pulsante al fianco  cos forte che potrei svenire.
Per fortuna alla convention manca ancora una settimana,
e Abe Mann passer qualche giorno a Seattle e
a Portland, per riposarsi prima del grande evento. La
sua apparizione  programmata per la penultima sera,
quando salir a sorpresa sul palco per dare un bacio
alla moglie dopo che lei avr finito il suo discorso. Ovviamente
si tratta di una sorpresa pianificata nei minimi
dettagli, come una sceneggiatura di Broadway. Il
candidato torner sul palco la sera dopo, per fare il discorso
pi importante di tutta la sua carriera politica.
La sorpresa autentica, in questo caso, sar che non arriver mai a quel palco.
Mi registro in un Economy Inn di Walla Walla, stato
di Washington. Si trova su una strada con altri quattro
hotel dello stesso tipo, posti di ristoro per uomini stanchi
e derelitti. Alla tv, Mann  inquadrato mentre si
trova al porto di Seattle, con migliaia di container colorati
sullo sfondo. Parla di aumentare la sicurezza del
porto, di nuove misure antiterrorismo, di restrizioni sui
container e di investimenti per rendere pi sicuri i nostri
confini. Il suo gesto da predicatore punteggia le
frasi chiave, e la sua espressione  severa e determinata.
Ha trovato un argomento in cui crede, glielo si legge
negli occhi. Mi chiedo cosa esprimeranno quegli occhi
quando lo uccider, a distanza ravvicinata. Mi chiedo
se riuscir a ucciderlo mentre  solo, cos da potergli
dire che il suo assassino  anche suo figlio. Mi chiedo se gliene importer qualcosa.
Su una collina dalla parte opposta della cittadina c'
una farmacia. Senza Pooley, senza un mediatore, non
ho modo di procurarmi un dottore o una ricetta. Perci
devo curarmi con medicine in vendita libera, ma sono
nel mestiere da abbastanza tempo e so cosa fare. Conosco
i dosaggi, so come fasciare una ferita in modo che
non si infetti. Riempio il cestino di gel disinfettante,
rotoli di garza e cerotti, flaconi di Tylenol, scatole di
cotton fioc. Ho la febbre e ignoro lo sguardo diffidente
del commesso. Pago in contanti ed esco in fretta.
Accanto alla farmacia c' una piccola chiesa. Prima
non l'avevo notata, ma ora mentre getto gli acquisti in
macchina il sole che si riflette nelle vetrate cattura il mio
sguardo. Ricordo la faccia di Cortino quando usc da
quella chiesa a Positano. La pace che aveva trovato l
dentro. Senza sapere bene cosa sto facendo, vado verso l'ingresso.
Dentro non c' nessuno. Appena una ventina di banchi
sono allineati davanti a una piattaforma con un pulpito.
Una semplice croce di mogano  appesa al muro. Il
sole del pomeriggio filtra dai vetri colorati, immergendo
la chiesa in una luce morbida, eterea. Penso a Pooley e
sento all'improvviso una grande stanchezza. Mi siedo,
respiro lentamente finch il senso di nausea passa. Non so quanto tempo resto l a riposare.
Buongiorno.
Un giovane  in piedi nel corridoio tra i banchi, illuminato
dalla luce delle vetrate. Indossa una camicia blu infilata in un paio di pantaloni grigi.
Buongiorno a lei rispondo.
Si sente bene?
Stavo solo riposando.
Allora  venuto nel posto giusto.
Provo a restare immobile, nella speranza che se ne
vada. Invece si siede nel banco davanti al mio e si volta
per guardarmi in faccia.
E nuovo qui?
Sono solo di passaggio. Mi scusi per essere entrato
cos...
Lui agita la mano. Una chiesa con la porta chiusa
sarebbe come un sommergibile con le finestre. Del tutto
inutile. Io sono il dottor Garret dice, tendendo la
mano. Io la stringo. Non saprei dire perch non mi
sono alzato lasciandolo l da solo. Cristo, sono davvero
stanco.
Sembra giovane per essere un predicatore.
 gentile a dirlo. Ma faccio questo lavoro da una
ventina d'anni.
Sorrido debolmente.
Facciamo cos prosegue. Parli pure con il Signore
tutto il tempo che vuole. Se ha bisogno di me mi trova
in ufficio, dietro quella porta.
Si alza.
Mi scusi dico.
S?
Non la preoccupa l'idea che possa entrare gente
pericolosa? Sono io a dirlo, ma la voce non  la mia.
O almeno, non sembra.
Il pastore mi guarda, pensoso. No. Questo  un luogo
di pace e rifugio, e...
Scatto in piedi e lo afferro alla gola. I suoi occhi perdono
quell'espressione fiduciosa, passando dalla sorpresa
al terrore. Non sono io che li guardo, non sono
io che tiro fuori la pistola infilata nella cintura dei pantaloni
dietro la schiena, non sono io che lo colpisco con
la canna sul viso, ancora e ancora, con furia. Bam, bam,
bam...
Perch? riesce a dire lui, mentre cade tra i banchi.
Non so rispondere. Non so perch, non so chi  la
persona che sta riducendo a una maschera di sangue il
viso di quel predicatore indifeso.
Vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo mormora quella
persona che non sono io. Poi sputa sul prete accasciato
al suolo.
Cinque minuti dopo sono di nuovo sulla strada, diretto
a ovest attraverso il deserto, la linea bianca della
statale che scivola sotto le ruote. Non sono io che stringo
il volante, senza pi pensare al dolore al fianco. Quel
viso sogghignante non  il mio.
Le nuvole basse sono come un tetto sopra Seattle, un
tetto grigio e minaccioso. A sud, il monte Rainier spunta
all'orizzonte come una verruca sul paesaggio. C'
qualcosa di sbagliato in quella montagna, come se fosse
scappata via da una catena montuosa per starsene da
sola. Stamattina  bendata, con la cima persa tra le nuvole.
 ora di concentrarsi. Devo ancora mettere a punto
il piano per l'omicidio e la fuga. Da Positano, da quella
notte in cui riuscii a strisciare fino alla strada con due
proiettili in corpo, rubando una Vespa e arrivando fino
a Napoli senza essere fermato dalla polizia, nascondendomi
fino all'arrivo di Pooley, da quella notte, dicevo,
pianifico con cura i miei omicidi. Vespucci dava
importanza soprattutto all'aspetto psicologico dell'uccidere,
trascurando un po' l'aspetto tecnico. Del resto,
il suo lavoro era quello di mettere insieme la maggior
quantit di informazioni possibili sul bersaglio. Metodo
e strategia di esecuzione li lasciava ai suoi uomini.
Avevo pensato di togliere di mezzo Abe Mann durante
il discorso che doveva tenere a Los Angeles il giorno
prima dell'inizio del congresso. L'omicidio deve avvenire
durante la settimana della convention del partito, ma
a parte questo, giorno, ora e luogo posso deciderli io.
Sapevo che pensava di parlare con un centinaio di pompieri
alle spalle, e avevo chiesto a Pooley di scoprire chi
aveva preparato la scenografia dell'evento. Una volta
ottenuta l'informazione, avrei manipolato l'organizzatore
o uno dei pompieri in modo da farmi includere tra
loro. Cos avrei potuto sparare al candidato comodamente,
dalla piattaforma alle sue spalle. Sapevo che i vigili
provenivano da almeno dieci caserme diverse, e una
faccia in pi non sarebbe stata notata, soprattutto se mi
fossi procurato le credenziali giuste. Avrei usato una pistola dei servizi segreti.
Ma quel piano si era sbriciolato quando Hap aveva ucciso Pooley a Santa Fe.
Hap. Ovviamente, adesso era diventato un fattore
dell'equazione. Il fattore risolutivo. Togliendomi ogni
opzione, era diventato lui l'opzione. Lo avrei localizzato,
e invece di farlo fuori avrei sfruttato il suo piano per
uccidere il candidato. Con un po' di fortuna, lo avrei
lasciato morto e pronto a fare da capro espiatorio, proprio come quella donna a Positano voleva fare con me.
...
.
...
Capitolo 13.
...
.
...
Per fortuna il proiettile ha attraversato il fianco senza
spezzare costole o danneggiare organi interni. La ferita 
pulita, non sanguina pi e anche il dolore  diminuito.
Mi sento meglio. Non bene, ma meglio.
Devo trovare Hap. Il primo tentativo  fallito in modo
spettacolare. Ora devo seguire un'altra strada. Stavolta
non voglio ucciderlo: mi basta trovarlo e seguirlo.
Mi alzo, mi faccio una doccia, cambio le bende sulla
ferita e indosso jeans e maglietta neri. Prendo l'interstatale
5 verso il centro citt, esco a Madison e mi dirigo
verso il mare. Voglio vedere il Pacifico, fissare l'orizzonte
dove l'acqua scura incontra il cielo chiaro. Trovo un
parcheggio con parchimetro e attraverso una striscia
d'erba dove uomini e donne sono stesi a godersi il sole intermittente.
Guardo l'acqua per un'ora. Acqua scura, cielo chiaro.
 ora di portare a termine l'incarico. Non ho bisogno di
altro tempo per costruire la connessione con Abe Mann.
Noi due eravamo legati da molto prima che trovassi il
suo nome in cima alla prima pagina del fascicolo. Devo
solo spezzare questa connessione, una volta per tutte.
A un tratto, mentre osservo la luce e l'oscurit fondersi
l'una nell'altra, mi rendo conto che la connessione
che devo spezzare non  quella tra me e Abe Mann,
ma quella che continua a ostacolarmi.
Trovo un telefono pubblico e compongo il numero
di Ryan, a Las Vegas. Risponde Max e dopo aver scambiato
poche parole con me, mi passa il suo capo.
Accetto l'offerta.
Ti farai rappresentare da me in esclusiva?
Hai trovato il tuo orso d'argento.
Ryan lascia andare il fiato, lentamente.  raro un momento
di emozione in un uomo del suo tipo. Mi sento
lusingato di esserne la causa.
Sono molto contento. Non te ne pentirai.
Ne sono certo. Anch'io sono contento di questa decisione,
Ryan.
Chiamami William. Ora siamo soci.
Benissimo, William.
Stai lavorando, adesso?
S. Sar libero a partire dalla fine di questa settimana.
E quando pensi di poter accettare un altro lavoro?
Dammi un paio di mesi.
Dove preferisci lavorare?
Nel nordest.
Vivi da quelle parti?
S, sono di Boston.
Ah. C' molto lavoro a New York, ultimamente.
New York va bene.
Avr un fascicolo per te tra due mesi.
Perfetto.
Ryan aspetta, sapendo che c' dell'altro.
Ho bisogno di una cosa anche per questo lavoro,
William. Pooley non c' pi, e verser a te la sua commissione.
Bene. Cosa ti serve?
Dovresti preparare un incontro.
Con chi?
Con un mediatore di Boston. Si chiama Vespucci.
Ho lavorato per lui all'inizio,  stato lui a insegnarmi il
mestiere. Ci siamo lasciati con un po' di cattivo sangue.
E allora?
Devo incontrarlo.
Dove?
A Seattle.
Sar un po' difficile.
 per questo che ho accettato la tua offerta. Hai la
reputazione di saper gestire molto bene le cose difficili.
Capisco. Quando?
Al pi presto possibile.
Come posso contattarti?
Ti chiamo io tra dodici ore.
Bene. Sar fatto.
Cammino fino al mercato di Pike Place, a meno di
mezzo chilometro dal mare. E una trappola per turisti,
ma non delle peggiori. C' poca gente a quest'ora, in un
giorno feriale. Compro un giornale, mangio del salmone
alla griglia, fisso il nulla e non penso a nulla. Il pesce
 insipido. Fuori comincia a piovere.
L'incontro  in un bar all'aeroporto Sea-Tac. Il motivo
per cui Vespucci ha scelto questo posto  ovvio. Gli
assassini preferiscono incontrarsi negli aeroporti. Tra i
metal detector e tutto il resto,  quasi impossibile portarsi
dietro un'arma. I bar dei terminal aerei sono i posti
pi sicuri in cui uomini pericolosi possono incontrarsi
per scambiare chiacchiere o informazioni.
Acquisto un biglietto per Toronto che non user e
arrivo con un'ora di anticipo per studiare il luogo. Il
bar si chiama C.J. Borg, un locale piccolo vicino al terminale
della Alaskan Airways, con un unico ingresso,
luci soffuse e non troppi clienti. Scelgo un separ da
dove posso controllare la porta d'entrata. Preferisco
non correre rischi.
Vespucci  inconfondibile. Entra, strizza gli occhi e
mi vede in un angolo. Non  cambiato, ha ancora i capelli
neri ed  sovrappeso. L'unica differenza  nello
sguardo: c' una stanchezza che prima non c'era, come
se il piacere di vivere fosse evaporato da un pezzo.
Columbus.
Signor Vespucci.
Come va? Tutto bene?
Non proprio.
Lo so. Ho saputo del tuo mediatore. Mi dispiace.
Il dispiacere purtroppo non basta.
Capisco.
Ecco cosa voglio. Deve consegnarmi Hap Blowenfeld,
o come diavolo si chiama in realt. So che in questo
lavoro siamo stati ingaggiati in tre, so che nessuno di
noi l'aveva chiesto, e so che stiamo passando pi tempo
a cercare di eliminarci a vicenda che a preparare l'eliminazione
del bersaglio. Ho gi ucciso Miguel Cortega.
Ora uccider Hap.
Perch io dovrei... come posso dire... servirti il mio
uomo su un piatto d'argento?
Perch io lo uccider comunque, in un modo o nell'altro.
E porter a termine questo incarico. Lo fisso
negli occhi. Se non mi aiuta, uccider anche lei.
Vespucci apre la bocca, ma io lo precedo.
Jurgenson ad Amsterdam. Sharpe a Washington,
Korrigan a Montreal, Cole ad Atlanta. Sa di loro?
Lui annuisce.
Li ho uccisi tutti io. Si diceva fossero bersagli impossibili.
Non ho mai ucciso nessuno se non per lavoro,
ma lei sar il primo, se non mi aiuta.
Lui resta in silenzio, riflette.
Sei cambiato dice alla fine.
 stato lei a cambiarmi.
Affonda un po' di pi sulla sedia, come se avessi reso
pi pesante il suo fardello. Si china in avanti, sembra
scegliere con cura le parole.
So dove vive lei.
Per un attimo non dico nulla. Non ha bisogno di spiegare
a quale lei si riferisce. E una mossa calcolata da
parte sua, ma se si aspetta una reazione si sbaglia.
Non mi importa.
Ah... io credo che ti importi, invece, Columbus.
Credo che ti piacerebbe molto sapere quello che so
io.
Non crede che avrei potuto scoprirlo da solo in mille
modi se avessi voluto? Sono stato io a lasciarla. Non
lo dimentichi.
L'hai mandata via perch ti importa di lei. L'hai
presa a calci nella pancia perch ti importa di lei. E non
l'hai rintracciata perch ti importa di lei. Forse non sei
cambiato molto, dopotutto.
Comincio a ribattere, ma  il suo turno di interrompere.
Minacci la mia vita, Columbus, ma posso dirti con
sincerit che non me ne frega un cazzo della mia vita.
Finir presto comunque, e io sono in pace. Qualunque
sia il castigo che mi aspetta, non sar in questa vita. Se
mi farai soffrire, me lo sar meritato. Ho molti... rimorsi.
Ha gli occhi rossi e le palpebre pesanti. Sono certo
che non stia fingendo. Sta cercando la verit in una vita
piena di morte, e ci che vede nell'abisso gli fa impressione.
Ha ancora qualcosa da dire.
Credi che premere il grilletto sia difficile? Pensa a
quello che faccio io, a quello che faceva Pooley. Entriamo
in contatto con questi uomini, con queste donne.
Scopriamo anche i dettagli pi intimi della loro vita, in
modo che un altro possa privarli della vita. Disegnamo
la mappa della loro morte. Li priviamo del libero arbitrio.
Conosciamo il futuro. Sappiamo che mentre li osserviamo
hanno poco da vivere. Noi lo sappiamo, ma
loro no, capisci? E un potere raro, riservato a Dio.
Sposta la sua tazza di caff da un lato all'altro del tavolo.
Bah, lascia perdere. Sono vecchio e stanco. Non
so spiegarmi bene e le mie parole non riescono a rappresentare
ci che penso.
Mi sembra di vederlo per la prima volta. Il vecchio
che mi ha trascinato in questa vita e ora vive di rimpianti.
Non avevo mai pensato al peso che anche il mediatore
deve sopportare, per compilare i suoi fascicoli.
Io creo la connessione e poi la spezzo, ma lui deve crearla
e poi lasciarla spezzare a qualcun altro. E paga sia
dal punto di vista psicologico, sia da quello fisico. Lo
vedo ora nei suoi occhi iniettati di sangue.
In questo bar, in questo momento, capisco che fallir.
Ho lasciato che questo incarico mi dominasse, prendendosi
il meglio di me. Ho lasciato emergere il mio
passato, ignorando tutti i segnali di pericolo a causa
della mia hubris, della mia superbia. La mia minaccia a
Vespucci  vuota, e lui lo sa. Non perch mi abbia manipolato:
mi ha disarmato dicendo la verit.
A un tratto mi rendo conto che sono passati interi minuti
in cui non ci siamo detti una parola. Lui mi guarda
come uno scolaro guarda il maestro, in attesa della punizione.
Una punizione che non verr.
Finalmente mi alzo in piedi, confuso.
Abbiamo finito?
S.
Sospira e si alza anche lui. E stato bello vederti, Columbus.
Dico sul serio.
Non rispondo e Vespucci si allontana. Fuori  buio
quando esco dall'aeroporto. La pioggia  incessante.
Torno in albergo come un sonnambulo. Non ho un
piano B, non ho appoggi, non ho nulla se non la mia
sicurezza di riuscire a piantare un proiettile in corpo ad
Abe Mann, ma non ho preparato la fuga. Non sono un
attentatore suicida,  solo che ho esaurito le idee.
Dovr andare a sud, a Los Angeles. Dovr stare attento
e sperare che Hap non mi scopra per primo. E
dovr aspettare l'occasione giusta. Se avr la possibilit
di sparare sparer, e mi affider all'istinto per non
farmi prendere. Non ho altra scelta.
Sto sistemando la poca roba che ho nella borsa da
viaggio quando bussano alla porta. Afferro la pistola,
mi acquatto accanto alla porta e chiedo chi .
Arriva la voce sommessa di Vespucci. Sono io, Columbus. Sono... disarmato.
La voce ha un suono cavernoso, quello di un'anima dannata. Abbasso la pistola e apro la porta senza esitare.
Lui deve avermi seguito qui dall'aeroporto, ma il tono della sua voce non trasmette pericolo.
Ha in mano una busta. I suoi occhi sono senza vita, solo cerchi neri in una faccia scura.
Non ti consegner Hap.
Non dico una parola. Non  venuto qui per dirmi quello che gi sapevo. Tende la mano e io prendo la busta.
Il candidato Abe Mann sar solo in quella stanza d'albergo esattamente ventiquattro ore prima del suo discorso. Non chiedermi come o perch lo so.  un'informazione che ho dato a Hap e ora la do anche a te. Cos avete in mano le stesse carte.
Non so cosa rispondere, e mi limito ad annuire.
Non lo faccio perch credo di dovertelo. Lo faccio per me. Mi capisci?
S.
Annuisce a sua volta. Studia il mio viso, come se volesse ricordarlo bene, come se questa fosse l'ultima volta che mi vede.
Per me  troppo tardi dice. Poi si volta ed esce nel buio e nella pioggia implacabile.
...
.
...
Capitolo 14.
...
.
...
Mi trovo in un campo alla periferia di Portland, in Oregon, insieme a un migliaio di persone, ad assistere al
discorso di Abe Mann. Il congressista  irritato, e per
la prima volta da quando ho cominciato a tenerlo d'occhio
sembra parlare davvero a braccio, senza appunti di nessun tipo.
...La politica in questo paese  diventata un semidio
a due teste, una democratica e una repubblicana, dove
bisogna fare una scelta di campo su ogni argomento,
prima di poterne parlare. Ed  molto difficile tirare fuori
anche un solo pensiero originale.  un sistema costruito
sulla discordia, tutto bastone e niente carota. Parliamo
di offrire il ramoscello d'ulivo, di incontrarci a met
strada, ma non  vero. Sono tutte... sciocchezze, per non usare un termine pi forte.
La folla applaude nervosamente, notando che qualcosa  fuori squadra.
Mann continua imperterrito. Voglio dire,  come
avere due cani legati alla stessa catena, che tirano in direzioni
opposte. Non riusciranno ad andare da nessuna
parte, e continueranno a ringhiare, impotenti. Bene, io
vi dico questo:  ora che qualcuno riesca a far andare
quei cani nella stessa direzione, oppure  inutile continuare a tenerli in vita.
I membri del comitato sulla piattaforma cercano senza
riuscirci di attirare l'attenzione del candidato. Sembrano
sui carboni ardenti. Mann si volta verso di loro,
poi torna a fissare il pubblico. Un grassone con un
vestito che gli sta piuttosto male sembra sul punto di
avere un infarto, ma Mann continua a parlare.
Il problema, a Washington,  che ogni volta che il gioco
si fa duro, i deboli crollano. I migliori mancano di
convinzione, mentre i peggiori sono pieni di passione
ha detto qualcuno. Nessuno conclude mai nulla. Non
nel modo in cui dovrebbero concluderla, almeno.
I suoi occhi scrutano la folla, si soffermano su di me, poi passano oltre.
Cominciano tutti con le migliori intenzioni, ma poi,
con due partiti che saltano l'uno alla gola dell'altro ogni
volta che ne hanno l'opportunit, e con tutto il mangia
mangia che c', dopo aver preso cento o duecento calci
nei denti, quello che stai facendo finisce per trasformarsi
in qualcosa che non somiglia neppure lontanamente
a ci che era all'inizio. Nessuno conclude mai nulla. Il
centro non pu tenere. Nessuno vuole...
Il microfono si spegne. Lui pronuncia un altro paio
di frasi prima di capire che l'hanno castrato. Si volta
verso i suoi, li fissa con rabbia, poi sul suo volto appare
la sconfitta, come un virus. Mi ricorda quel cane fuori
dal McDonald's a Santa Fe, che cercava di rimettersi in
piedi nonostante le zampe spezzate. E naturalmente non ci riusciva.
Mann  stato soffocato dai suoi stessi uomini. Gli
hanno messo la museruola. Scrolla le spalle e scende
dal palco, a occhi bassi. E stato zittito, ma le sue parole
restano sospese nell'aria sopra di noi, finch in silenzio
cominciamo a disperderci, come dopo un funerale.
Una volta ho abbandonato un lavoro senza uccidere
il bersaglio, senza completare la missione.  stato l'inverno
scorso. Non volevo lavorare, avevo deciso di prendermi
una pausa per ricaricarmi, ma Pooley ricevette un'offerta
doppia del normale, e decisi che avrei riposato pi avanti, in primavera.
La tariffa doppia mi insospettiva. Poteva significare
solo che il lavoro sarebbe stato insolitamente difficile.
Dopo Positano ero diventato diffidente, e non avevo intenzione
di commettere due volte lo stesso errore.
Il bersaglio si chiamava Jaquelle Val Saint, una francese
che viveva in Texas, a Dallas. Era una mantenuta,
aveva cambiato nome e si faceva chiamare Monique, ma
Pooley non era riuscito a scoprirne il motivo. Il mediatore
tramite il quale aveva ricevuto l'offerta era stato
molto reticente. Ci nonostante, Pooley aveva fatto bene
il suo lavoro, scoprendo con pazienza tutti i particolari della vita di Monique.
Il suo amante, Jacob J. Adams, era un grosso immobiliarista
di Dallas. Aveva fatto fortuna comprando piccole
fabbriche, ristrutturandole e cedendole in leasing
a industriali del sud-ovest. Nel corso del tempo aveva
dovuto ungere tante ruote da cominciare a nutrire delle
aspirazioni politiche in proprio. Non ci voleva troppa
immaginazione per capire come mai Monique si era
trovata con una taglia sulla testa.
Dal fascicolo di Pooley, sapevo che la donna abitava
in un loft con vista e piscina sul tetto, in modo da poter
mantenere l'abbronzatura. Andava in palestra cinque
giorni alla settimana, ma durante l'ultimo periodo in
cui Pooley l'aveva sorvegliata ci era andata solo una
volta. Aveva messo su qualche chilo, e forse questo aveva
alimentato ulteriormente l'insoddisfazione del signor Adams.
Secondo il fascicolo, la moglie di Adams non sapeva
nulla dell'amante. Era un'informazione importante, perch
un confronto tra le due donne avrebbe potuto complicare
le cose al momento sbagliato, mettendo in gioco
vicini curiosi o peggio, la polizia. In quel lavoro io volevo
muovermi con rapidit: cominciare e finire al pi presto possibile.
Presi un aereo per Dallas, noleggiai un'auto e guidai
fino a un posto che si chiamava Deep Ellum. Era l che
abitava Monique, in una ex fabbrica convertita in una
serie di grandi loft. Ero certo che Adams le avesse procurato
l'appartamento a un prezzo di favore. Quando
arrivai lei stava uscendo di casa. La seguii con discrezione
fino a quello che secondo Pooley era uno dei suoi
posti preferiti, il centro commerciale di Northpark.
Parcheggiai un po' distante da lei e la osservai mentre si dirigeva verso l'ingresso.
Monique era molto bella, pi di quanto mostrassero
le foto. Aveva un viso perfetto, dagli zigomi alti. I capelli biondi erano pettinati con stile, non raccolti in cima
alla testa come la maggior parte delle texane che stavano
attraversando il parcheggio con lei. Aveva un fisico atletico e indossava vestiti comodi.
La seguii all'interno del centro commerciale, sorvegliandola
furtivamente attraverso i riflessi delle vetrine.
A un tratto entr in un negozio di mobili della catena Pottery Barn.
Attesi qualche minuto, poi visto che non usciva entrai
anch'io, viso inespressivo e mani affondate nelle tasche.
Udii subito gli strilli e mi avvicinai al banco. Monique,
il viso contorto dalla rabbia, stava insultando due
impiegati. La disputa aveva qualcosa a che fare con un
oggetto che lei aveva ordinato e che non era ancora arrivato.
I poveri commessi subivano in silenzio le angherie
di quella donna privilegiata, che li copriva di insulti
semplicemente perch poteva permetterselo.
I suoi attacchi di rabbia avrebbero presto avuto fine.
La seguii mentre tornava alla sua auto, cominciando
a odiarla. Nel fascicolo, Pooley parlava di un carattere
difficile ma io provo un odio particolare verso chi
tratta gli altri come pezzi di merda. Il nostro vero carattere
emerge nel modo in cui trattiamo le persone che
non possono fare nulla per noi: segretarie, cameriere,
impiegati delle poste, cassiere dei supermercati. Monique
mi stava facilitando il lavoro.
Dopo il centro commerciale and in una clinica e
l'aspettai nel parcheggio mentre si faceva visitare. Quale
che fosse la malattia che stava cercando di curare,
appena fosse tornata al suo appartamento non avrebbe pi avuto importanza.
Sembrava che avesse esaurito le commissioni da fare,
e si diresse di nuovo verso Deep Ellum. Io restai seduto
in macchina per un'ora buona, dopo averla vista entrare in casa.
La maggior parte degli omicidi su commissione hanno
luogo in casa del bersaglio.  importante che la preda
si senta a suo agio, che abbassi le difese, e questo succede
soprattutto quando si trova in casa propria, nel suo ambiente.
Controllai il caricatore della Glock, entrai nell'edificio
e presi l'ascensore fino al quarto piano.
La porta del loft aveva una serratura Fleer standard.
La forzai in meno di dieci secondi e scivolai dentro. Lei
non era nel soggiorno e neppure in cucina. Udii il suono
inconfondibile del rubinetto della doccia provenire
dalla stanza da letto e andai da quella parte.
Abbassai piano la maniglia e spinsi la porta. Feci un
passo avanti e abbassai la testa appena in tempo per schivare
un colpo vibrato con una mazza da golf. Monique
era mezza svestita, e la vista delle sue gambe nude, unita
alla sorpresa di essere stato scoperto, mi caus un momento
di esitazione. Lei ne approfitt per tirare indietro
la mazza e colpirmi sullo stinco sinistro. Udii il rumore
dell'osso fratturato e mi si oscur la vista, ma l'istinto
prese il controllo. Per quanto abile, quella donna non era
esperta nell'arte di uccidere.
Cerc di passarmi accanto per uscire dalla stanza da
letto e per poco non ci riusc. L'afferrai per un braccio,
torcendole il polso dietro la schiena, e la gettai a terra.
Da l in poi, fu tutto facile. Nonostante combattesse
con la disperazione di un topo in trappola, io pesavo
quaranta chili pi di lei. Le afferrai le gambe e le montai
sopra, mentre cercava di graffiarmi e di mordermi,
con uno sguardo da pazza. Mi piant un tallone sullo
stinco rotto, ma io ero concentrato e il dolore mi dava
forza. Riuscii a bloccarle le braccia con le ginocchia e
le strinsi le dita intorno alla gola.
Stavo per finire il lavoro, quando udii aprirsi la porta di casa.
Merda. Dovevo prendere una decisione, non potevo
permettermi di sbagliare i tempi. Mentre lei si contorceva
sotto la mia stretta, mi concentrai sul rumore di
passi che si avvicinavano alla stanza da letto. Anche con
la gamba rotta, potevo saltare su in un attimo e usare il
fattore sorpresa per gettare a terra il visitatore imprevisto,
sperando che Monique fosse abbastanza indebolita da non combattere pi.
Columbus!
L'ultima cosa che mi aspettavo di sentire era la voce di Pooley provenire dal soggiorno.
Columbus!
Sorpreso, allentai la stretta intorno alla gola di Monique.
Lei toss e rest immobile, come un opossum che fa il morto.
Pooley ud il colpo di tosse e apparve sulla soglia.
Era sudato e con il respiro corto. Lei... disse, mentre riprendeva fiato ...non  il bersaglio.
Cosa?
Scivolai via da sopra Monique. Lei indietreggi carponi
fino a mettersi di schiena contro il muro. Cominci
a singhiozzare e a tossire.
Ho fatto un casino. Io... La tariffa doppia... I due
nomi... Pensavo che fosse...
Stai dicendo che lei non ...
 incinta. Il bersaglio  la bambina che si porta dentro.
Merda!
Mi alzai in piedi. Monique grid, con le mani sullo
stomaco.
Sollevai le mani per calmarla, senza smettere di fissare
Pooley. Merda ripetei. Come hai potuto commettere
un errore del genere?
Non avevo capito... Appena ho potuto, sono corso
qui.
Mi voltai verso la donna, e lei ebbe un tremito di
paura.
Me ne vado dissi. Non uccider n te, ne la tua
bambina. Ma qualcuno ha pagato un killer professionista
per eliminarla, e non si  neppure curato di spiegare
che il bersaglio non eri tu.
Lei annu, mostrando una specie di ghigno. Sembrava
pronta a lottare ancora, se avessi fatto un passo nella
sua direzione.
Uscii zoppicando dall'appartamento e Pooley mi
aiut ad arrivare alla sua macchina.
Che tipo di persona metterebbe un prezzo sulla testa
della figlia quando avrebbe ottenuto lo stesso scopo
facendo uccidere la madre? A che gioco psicologico
stava giocando? Dare un nome alla figlia non ancora
nata, presentarla come se fosse la madre... Cos avrebbe
avuto meno rimorsi, sapendo che l'omicidio era poco
pi che un aborto forzato? Avrebbe potuto dirsi che
la morte della madre era colpa del killer, perch non era
lei il bersaglio a nome del quale era stato firmato il contratto?
Il peccato di omissione sarebbe stato pi facile
da sopportare? Forse era meglio non voler sapere la
risposta. Ma quel giorno non finii il lavoro, non uccisi
n la madre, n la figlia, perch non mi piace essere
manipolato.
A Portland, il cielo  sereno per la prima volta da settimane,
sembra come se qualcuno avesse sollevato un
lenzuolo da sopra la citt. L'orizzonte  libero, infinito.
Abe Mann sta andando a Sacramento, l'ultima tappa
prima della convention di Los Angeles dove non arriver
mai. Sto leggendo un articolo di giornale sulla presenza
di Mann al Today Show, mentre mi lavo i denti
davanti allo specchio. A un tratto un nome comincia a
solleticarmi la mente, cercando di attirare la mia attenzione.
Skyline Hall.
Skyline Hall, Sacramento.
Durante un lavoro, gli assassini a volte includono
nelle conversazioni qualche dettaglio della loro vita reale,
per aggiungere un tocco di autenticit alla copertura
che stanno usando. E una tattica che ha i suoi lati positivi,
perch di solito permette di guadagnarsi la fiducia
del bersaglio. Ma ha anche i suoi difetti, ad esempio
quando la si impiega con qualcuno che al momento non
 un bersaglio, qualcuno che in seguito potrebbe diventare
un nemico.
Skyline Hall, Sacramento.
La prima volta che incontrai Hap Blowenfeld, mentre
caricavamo casse di birra sul camion lui mi raccont
una storia. Mi parl di come aveva ucciso un ragazzino
a mani nude perch aveva rubato il portafoglio di
suo padre, ed era stato mandato a Skyline Hall, a Sacramento,
in California. Si trattava di un carcere minorile
come Waxham.
Se la storia  vera, in quel carcere potrebbe esserci un
segno del passato di Hap. Il suo vero nome, per esempio,
il luogo dove vive il padre o qualche altro parente...
Insomma, un modo per arrivare a lui.
...
.
...
Capitolo 15.
...
.
...
Ci sono due modi per ottenere informazioni che non
avresti il diritto di conoscere. Uno  rubarle di nascosto.
L'altro  costringere qualcuno a dartele.
Skyline Hall si trova alla periferia di Sacramento, su
un tratto deserto della statale, lontano dalle grandi
strade. Sembra una scuola circondata di filo spinato,
un posto costruito molto tempo fa a cui sono stati tagliati
i fondi per le riparazioni.
Lo sorveglio per un giorno intero, annotando i cambi
di turno. Come con le guardie del corpo di Richard
Levine, so che il momento migliore per colpire  quando
alcuni stanchi impiegati del governo passeranno le
chiavi ad altri stanchi impiegati del governo, che iniziano
un'altra giornata di merda in quel piccolo inferno.
Entro dalla porta principale e mi dirigo verso una
grassa segretaria intenta a fissare l'orologio a muro.
Posso aiutarla? chiede, senza spostare gli occhi dall'orologio.
S. Sono dello staff del senatore Vespucci. Pu indicarmi l'archivio?
Lei finalmente mi guarda in faccia. E incazzata, perch
io rappresento un lavoro extra proprio a fine turno. Il suo
viso si fa duro, la bocca scompare in una linea sottile.
Qual  esattamente il motivo della sua visita?
Sto svolgendo una ricerca per la concessione di finanziamenti.
Nessuno mi ha avvisata.
Be', abbiamo inviato un fax, qualche giorno fa.
Lei si volta verso un ufficio vuoto alle sue spalle, poi
torna a guardare me, come cercando di decidere se vuole
davvero spostare il suo grosso culo dalla sedia quando
mancano solo dieci minuti alla fine del turno.
Finalmente, sospira e si alza.
Va nell'ufficio, cerca il fax, ma non lo trova.
Ascolti, qui non c'...
Si interrompe di botto, perch io l'ho seguita senza
far rumore e ora le spingo una pistola contro le costole.
Fuori dall'ufficio c' un po' di movimento, perch stanno
entrando gli impiegati del nuovo turno, ma qui c' silenzio e tranquillit.
A bassa voce, riesce a dire: Oh, Signore....
Come ti chiami?
Roberta sussurra.
Roberta, devi prendere una decisione. Viviamo in
un mondo in cui possiamo scegliere, e ogni scelta ha le
sue conseguenze, nel bene e nel male. Ora tu devi fare la tua.
Per favore...
La scelta uno  fare esattamente tutto quello che ti
dir, e nessuno morir. N Lawrence il custode, n Bill
lo psicologo, n tu, Roberta. N quei bei nipotini le cui
foto ho visto sulla tua scrivania.
Oh, Signore...
La scelta due  gridare o attirare l'attenzione su di me
o su te stessa. In quel caso faccio una strage che a Sacramento
non si  ancora mai vista. Annuisci se hai capito.
Lei annuisce, fissandomi con la faccia rossa, come se
l'avessi schiaffeggiata.
Bene. Allora oggi non dovr sparare a nessuno.
Abbasso la pistola, per farle capire che ha fatto la cosa
giusta, che stiamo facendo progressi.
Roberta, ora devi accompagnarmi negli archivi. Una
volta dentro, devi indicarmi lo schedario che va dal 1984
al 1989. Puoi farlo, Roberta?
Annuisce di nuovo, poi si avvia come un automa fuori
dall'ufficio e lungo il corridoio. Nessuno ci guarda, nessuno
ci saluta, nessuno ci chiede cosa stiamo facendo. 
solo un marted come tanti in un posto dove a nessuno
importa nulla di nulla.
Trascorriamo un'oretta indisturbati nella stanza degli
archivi. Roberta ha abbassato la guardia e mi aiuta a
cercare, mostrandomi le foto segnaletiche di ciascun
ragazzo. Per fortuna sono stati schedati in base al reato,
cos posso restringere il campo ai crimini pi gravi e ai
bambini di razza bianca, il che rende tutto pi veloce.
Ma anche cos la ricerca  lunga: i crimini commessi da
minori, ai tempi d'oro delle gang giovanili californiane, erano moltissimi.
Proprio quando sto per esaurire la pazienza, pensando
che forse Hap ha raccontato una storia vera ma
ambientandola in un altro posto, la sua foto da adolescente
mi fissa dalla scheda. E una foto in bianco e nero,
e Hap ha uno sguardo di sfida. Il nome sulla scheda 
Evan Feldman e c' un indirizzo di Arcadia dove vive
suo padre. Sembra che Hap abbia cambiato solo il nome, e neppure del tutto.
 lui? chiede Roberta.
 lui.
Ora mi lascerai andare?
Quanti anni hanno i tuoi nipoti, Roberta?
Un lampo le attraversa lo sguardo. Si  lasciata andare
troppo con me e ora lo rimpiange. Il maschio ha
cinque anni bisbiglia. La femmina tre.
Bene, se vuoi che i loro anni continuino ad aumentare,
dimentica di avermi visto e non parlare della mia visita a nessuno.
Non lo far.
In caso contrario, la polizia cercher di arrestarmi, ma
non ci riuscir. O qualcuno cercher di uccidermi, ma non
ci riuscir. E io torner qui a Sacramento. E lascia che
ti dica una cosa: io non voglio tornare a Sacramento.
Non ce ne sar motivo. Una lacrima le scende lungo
la guancia, ma la sua voce non trema.
Ne sono sicuro. Mi porto via questo.
Prendo il fascicolo con la scheda di Hap ed esco
dalla stanza. Immagino che ci vorr molto tempo prima
che Roberta raccolga abbastanza forza da uscire dall'archivio.
Arcadia  una citt in cui lo sviluppo urbano si 
esteso senza controllo. Una massa di edifici, asfalto, cemento
e fogne a perdita d'occhio, intorno a una pista
da cavalli a cui impropriamente  stato dato il nome di
un santo. Il tutto a un tiro di sasso dalla parte pi brutta di Los Angeles.
L'indirizzo che cerco  in una strada residenziale di
case a un piano, separate tra loro dalla distanza minima
ammessa dal piano regolatore. Nessuna di esse sembra
fatta per resistere a un terremoto, in una zona dove
di terremoti ce ne sono parecchi.
Tom Feldman, il padre di Hap, dovrebbe abitare al
416 di Armstrong Road, una casa esattamente come le
altre. Prego che il vecchio viva ancora l, che questo
non sia un vicolo cieco. Non ora, che sono arrivato cos vicino.
Ci sono momenti, nella vita, in cui il destino ti sorride.
Momenti in cui chiedi un po' di fortuna e la fortuna
arriva in un pacco regalo. Come quando ho ucciso
quella prostituta in Pennsylvania, come cazzo si chiamava,
neppure me lo ricordo pi, ricordo solo l'odore del
suo chewingum all'uva nella mia macchina a noleggio.
Ora desidero che il padre di Hap non sia morto, o non
sia stato sfrattato per non aver pagato le rate del mutuo.
Ed ecco che succede. La fortuna ricompensa coloro che
si mettono in posizione di approfittarne, quando il pacco
regalo cade loro in grembo con nastro e tutto.
Il padre di Hap parcheggia nel vialetto, scende e va
a controllare la cassetta della posta. Somiglia molto all'uomo
che ha ucciso il mio socio: padre e figlio hanno
lo stesso naso piccolo, gli stessi occhi. Sento montare
dentro di me la rabbia e l'eccitazione.
Scendo dall'auto sbattendo la portiera e vado in fretta verso di lui.
Mi scusi...
Lui alza gli occhi. S?
Lei  Tom Feldman?
S.
Grazie a Dio... Come va?
Bene. La risposta  pi una domanda che un'affermazione.
Sono cos contento di averla trovata. Sono un amico di Evan.
Il suo viso si apre in un ampio sorriso. Davvero? Allora piacere di conoscerla...
Jack.
Bene, Jack. Evan dovrebbe essere qui da un momento all'altro.
Mi salta il cuore in gola. Lui sta venendo qui? Non ho
trovato solo il padre, ma anche il figlio. Il pacco regalo
diventa pi grande, con un nastro ancora pi brillante.
Ma ho bisogno dell'elemento sorpresa. Se Hap o Evan
o come cazzo si fa chiamare ora arriva in questo momento,
la situazione pu cambiare in pochi secondi.
Eccellente! dico. Sar felicissimo di vedermi.
Tom Feldman tira fuori un cellulare. Deve essersi
fermato a fare la spesa. Ora lo chiamo e gli dico che sei
arrivato, cos si d una mossa.
Io non cambio tono, non smetto neppure di sorridere.
Perfetto! Poi faccio una pausa, come se mi
fosse venuta un'idea. Sa una cosa? Evan non sa che
sono venuto a trovarlo. Perch non gli facciamo una sorpresa?
Suo padre ride. Certo. Ha perso i contatti con tutti
i suoi vecchi amici, sar una bella sorpresa.
Mi volto verso la strada, le orecchie tese per individuare
il suono di un motore in avvicinamento. Devo
togliermi di qui, devo essere dentro casa quando Hap entrer con le borse della spesa tra le mani.
Posso andare in bagno per favore?
Ma certo.
Mi precede sui gradini. Come ha conosciuto Evan?
Guidavamo camion per la stessa ditta, a Boston. Circa dieci anni fa.
Sul serio? Incredibile.
Si avvicina alla porta e il mio istinto mi inganna. Sono
cos sicuro che il destino sia dalla mia parte che non
noto i segni. Il padre che chiede di usare il cellulare. La
rapidit con cui sembra avermi trovato simpatico.
Appena apre la porta urla: Evan! C' un killer!. Io
lo colpisco su un lato della testa prima che possa dire
altro, ma ormai  troppo tardi.
Non avrei mai immaginato che Hap avesse confessato
al padre cosa faceva per vivere. Non credevo di trovarlo
in casa e non pensavo che il padre l'avrebbe avvisato,
mettendosi a urlare come una sirena.
Faccio in tempo a vedere due piedi sfrecciare sulle
scale. Se Hap in passato voleva cos bene a suo padre
da strangolare il ragazzino che gli aveva rubato il portafoglio,
ora i suoi sentimenti sono cambiati. Gli anni
passati a fare l'assassino professionista fanno in modo
che l'istinto di sopravvivenza abbia il sopravvento. Hap
fugge. Se uccider suo padre, pazienza.
Entro in casa e corro verso le scale, ma una pioggia
di proiettili mi ronza intorno, come vespe che difendono
il nido. Appena il fuoco si interrompe e sento i passi
di Hap al piano di sopra sparo attraverso il soffitto e
salgo facendo i gradini due alla volta.
Sbircio dietro l'angolo, aspettandomi un altro sparo.
Invece Hap sfonda una finestra e si butta di sotto. Quando
arrivo in fondo al corridoio lo vedo che rotola a terra
e si rialza come un gatto. Senza esitare mi butto anch'io,
smorzo l'urto rotolando sull'erba e salto in piedi.
Hap avrebbe dovuto aspettare e spararmi addosso
nel momento in cui toccavo terra, ma non l'ha fatto.
Sono pi veloce di lui e so che mentre attraversiamo un
giardino dopo l'altro dovr fare la sua mossa. Ma capisco
che qualcosa non quadra. Non ha sparato neppure
un colpo dopo la pioggia di proiettili iniziale. Non ha
provato a distrarmi in modo da potersi nascondere dietro
un muro, e mi rendo conto di avere avuto fortuna,
dopotutto: l'ho colto impreparato.  dovuto saltare via
di corsa dal divano e ha avuto appena il tempo di correre
al piano di sopra a prendere la pistola, ma non ha
preso un caricatore di riserva e ora ha finito i proiettili.
Una giovane coppia sta uscendo in quel momento.
Hap si volta di scatto e si fionda in casa loro. Io lo seguo
a venti passi di distanza. Il marito mi guarda e grida:
Ehi!. Poi vede la pistola, afferra la moglie per un braccio
e si tira da parte. Io corro dentro, sperando che quella
casa abbia una pianta diversa da quella di Hap, che lui
si trovi disorientato. Sento il rumore di un cassetto aperto
con violenza in cucina, mi precipito dentro ma Hap
mi sta aspettando e mi pianta un coltello nella spalla..
Ciao, Columbus! dice, con gli occhi pieni di fuoco.
Cado e la pistola rimbalza sulle piastrelle del pavimento.
Hap si lancia a raccoglierla ma gli metto lo sgambetto
con il braccio sano e cade a terra anche lui. Gli
sono sopra, e lo prendo a pugni nelle costole con tutta la forza.
Abbiamo solo una decina di minuti per ucciderci a
vicenda. Il giovane padrone di casa avr gi chiamato il
911, perci dobbiamo fare in fretta e poi tagliare la
corda ancora pi in fretta. Lo sappiamo entrambi, e
dobbiamo combattere a morte in questa cucina, perch
non c' tempo e non c' altro modo e allora va bene
cos. Hap colpisce con un pugno il manico del coltello
piantato nella mia spalla. Non svengo ma ci vado vicino.
Non posso permettermi di perdere conoscenza.
Non adesso. Non dopo aver attraversato l'America da
est a ovest, dal presente al passato e aver visto tante
cose e aver rinunciato a tante altre. Non adesso, quando
il traguardo  cos vicino che ne sento l'odore salato nell'aria.
Apro la bocca e gli mordo un fianco come un cane rabbioso. Il braccio che stava allungandosi a prendere la pistola sul pavimento scatta indietro per il dolore, ed  tutto ci di cui ho bisogno. Piego le ginocchia e balzo verso la pistola e l'afferro con la sinistra, la volto e la punto alla testa di Hap, con il dito sul grilletto. La vita scompare dai suoi occhi come se gli avessero tolto la corrente. Sa di essere stato sconfitto.
Merda.
Gi.
Vespucci mi ha venduto?
No.  stato leale con te.
Allora come hai fatto?
Una volta mi hai raccontato una storia. La prima volta che abbiamo caricato insieme il tuo camion di birra.
Una storia?
Mi hai detto di aver ucciso un ragazzo che aveva rubato il portafoglio di tuo padre, e che per questo avevi scontato una pena nel carcere minorile di Skyline Hall, a Sacramento.
Lui annuisce, rassegnato. Ho fatto questo?
S.
Avevo appena cominciato, all'epoca.
Immagino.
Mi dispiace di aver ucciso il tuo uomo. Ho fatto solo quello che avresti fatto anche tu.
Lo so.
Cerca di tirarsi a sedere ma fa una smorfia di dolore a causa del morso nel fianco. Allora, fai pure quello che de...
Gli sparo in testa e la sua faccia scompare prima che riesca a finire la frase.
Restano cinque minuti al massimo. Con un braccio insanguinato e un coltello piantato nella spalla, ma con una determinazione totale, mi alzo in piedi, apro la porta della cucina che d sul giardino posteriore ed esco nel sole, sbattendo le palpebre.
...
.
...
Capitolo 16.
...
.
...
Io sono il figlio.
Lo stesso lato, la stessa spalla, lo stesso braccio, cazzo.
Prima un proiettile, poi un coltello, e ora il braccio destro  inservibile. E diventato nero, e non so se riprender mai a funzionare come si deve. Ho lavato e fasciato la ferita e ingerito un cocktail di medicine, ma non sono un dottore e se adesso ne cercassi uno mi ritroverei fuori gioco.
Ce un morto di nome Evan Feldman nella cucina di una villetta, con il mio sangue sul pavimento. Stanno cercando un uomo ferito con gruppo sanguigno B positivo in tutti i reparti di pronto soccorso della citt. Devo tenermi il braccio cos com' e alla convention mancano solo due giorni. Ho diciassette ore fino al momento in cui il candidato Abe Mann sar solo al ventiduesimo piano dell'Hotel Standard a Los Angeles.
Io sono il figlio.
Pooley  morto e l'uomo che l'ha ucciso  morto e il signor Cox  morto e tanti altri sono morti. Vespucci  vivo ma pieno di rimorsi, e io sono vivo ma ferito.
Ho diciassette ore e non mi lascer sconfiggere adesso, per Dio. Non dopo tutto questo, non dopo aver permesso al passato di raggiungermi e di mettermi in ginocchio.
Dio Cristo, Cristo di un Dio, sto perdendo la presa sulla palla scivolosa della sanit mentale che galleggia nella mia testa. C' uno specchio in questa stanza d'albergo del cazzo, in cui l'impiegato non mi ha neppure guardato in faccia mentre prendeva i miei soldi e mi allungava la chiave. Sono pallido e provato, teso come una corda di chitarra. Fisso i miei occhi nello specchio e li costringo a fissarmi, li costringo a riempirsi della determinazione sulla quale ho sempre fatto affidamento.
La stessa determinazione che mi ha fatto uscire da quella camera da letto in Italia, che mi ha permesso di prendere a calci nella pancia Jake Owens a Boston. Io sono Columbus, un orso d'argento, e chi ha assunto tre assassini per assicurarsi che Abe Mann muoia nella settimana della sua nomination non rester deluso, perch io sono il figlio.
Come avvicinarsi a un uomo circondato da guardie del corpo e difeso dai Servizi Segreti? Come riuscirci anche se ho pochissimo tempo e sono ferito e non ho risorse su cui contare?
L'unica soluzione, l'unico modo di concludere questa storia mi viene in mente all'improvviso. L'ho avuto davanti agli occhi per tutto il tempo. Era nelle parole di Vespucci, nel mio stesso mantra. Ora lo vedo chiaro come il cielo dopo la tempesta.
Mi lego il braccio al collo usando una maglietta bianca, faccio una doccia e faccio il possibile per rendermi presentabile. Mi rado davanti allo specchio sporco, controllo di nuovo il mio viso e quello che vedo mi conforta.
Ho un aspetto anonimo e tranquillo. Il braccio al collo spicca come un drappo rosso, ma almeno non ho pi la faccia di uno che  fuggito dal manicomio.
Esco, salgo in macchina e guido fino all'Interstatale 10. Poi taglio per varie trasversali fino alla Grant e mi fermo davanti allo Standard.  un albergo moderno e spigoloso e disadorno, in quello stile tipico della West Coast, che privilegia il design a scapito del comfort. Un parcheggiatore in divisa prende le chiavi della mia auto, mi d in cambio un ticket e finalmente entro nell'atrio tutto bianco dell'Hotel Standard.
Non ci metto molto a trovare quello che cerco. Vicino agli ascensori c' un gruppetto di agenti dei Servizi Segreti, visi severi e occhiali scuri. Una bionda che avevo gi visto sul podio dietro il candidato a Indianapolis e a Seattle,  vestita in modo diverso da loro ma ha la stessa espressione grave. Tiene in mano un portablocco.
Le vado vicino e sento tutti gli occhi su di me. Tutti guardano il braccio al collo.
Mi scusi.
S? Mi fissa con un sorriso che sembra ottenuto con una pistola puntata alla tempia.
Come devo fare per vedere il candidato Mann?
Lei sbuffa e vedo due agenti infilare la mano sotto la giacca.
Mi spiace, il deputato non concede appuntamenti in questi giorni.
Io credo che a me lo conceder.
Lei ...?
Sono suo figlio. Subito due agenti mi afferrano per le braccia e mi conducono via.
Gli dica che sono il figlio di La Wanda Dickerson! Glielo dica!
Lei mi guarda strano mentre vengo spinto in una sala conferenze vuota. Dieci agenti dei servizi appaiono dal nulla e mi seguono nella stanza.
Il capo  un uomo sulla quarantina, calvo e dagli occhi duri. Ha una voce un po' acuta, ma il tono  calmo, rassicurante.
Bene, amico. Cominciamo con un'occhiata ai documenti.
Pu darmi il suo portafoglio?
Scuoto la testa. Non ce l'ho.
Non ha un documento di identit?
No.
Come si chiama?
John Smith.
Sorride, per farmi capire che non riuscir a fargli perdere il controllo.
Benissimo, John. L'uomo dietro di lei adesso la perquisir, mentre io le tengo una pistola puntata alla testa. Per lei va bene?
S.
Questa risposta gli dice due cose. Primo, non sono armato, perch non avrebbe senso mentire su questo prima di una perquisizione. Secondo, una pistola puntata non mi fa impressione, il che significa che ho gi avuto qualche esperienza del genere. Vedo che ci lavora sopra con la mente, ma riesce a mantenersi impassibile.
Estrae la pistola e la punta a meno di trenta centimetri dalla mia fronte.
Ha addosso una bomba?
Gli occhi di tutti i presenti sono fissi su di me.
No.
Cos'ha fatto al braccio?
Prima un proiettile, poi una coltellata.
Sembra un uomo molto occupato.
 cos.
Okay, John. Si alzi e si lasci perquisire da Larry.
Fate piano con il braccio, per favore.
Certo.
Mi alzo in piedi e l'uomo alle mie spalle mi perquisisce con attenzione, come fosse un sarto che deve prendermi le misure. Quando arriva al braccio bendato, senza andarci piano affatto, faccio una smorfia di dolore. Ho sbagliato a parlare:  logico che quello sia il posto dove cercher con maggiore attenzione.
Larry annuisce e il suo capo abbassa la pistola. Bene, John.  disarmato. Pu sedersi, ora.
Grazie.
Cosa vuole dal congressista Mann?
 una cosa tra lui e me.
Va bene. Le dispiace se le prendiamo le impronte digitali?
Fate pure.
Perfetto.
Qualcuno prende un tampone a inchiostro e io preparo la mano, ma prima di poter procedere la porta si apre e una voce femminile dice nella stanza silenziosa come un cimitero: Abe vuole vederlo.
 la bionda con il portablocco. Si morde l'interno di una guancia, ansiosa. L'agente al comando non esita. Negativo.
Abe insiste.
Negativo.
Vuoi parlarci tu, Steve? Perch quando gliel'ho detto io non ha voluto ascoltarmi.
Steve annuisce e va in un angolo della stanza. Prende un cellulare, parla a bassa voce. Discute con mio padre e presto diventa chiaro che sta avendo la peggio. Fa una faccia delusa, poi guarda me e il suo sguardo si indurisce di nuovo. Mormora un s al microfono e chiude il cellulare.
Dodici agenti mi accompagnano lungo il corridoio, con Larry alla mia destra e Steve alla mia sinistra. Sembra che mi stiano portando al patibolo. Raggiungiamo una doppia porta in fondo al corridoio. Si tratta della grande suite all'ultimo piano. Steve mi dice: Aspetti qui ed entra da solo.
Aspetto dieci minuti, mantenendo l'atteggiamento neutro che ho imparato a padroneggiare negli ultimi dieci anni. La porta si apre e Steve si avvicina.
Ascolti bene, John. Ci sono delle regole da rispettare. Se non le rispetta non esiteremo a ucciderla.
Non faccio commenti.
Entrer nella stanza e rester al di qua della linea che ho tracciato sul pavimento. Se prova ad attraversarla il candidato Mann premer il bottone del cicalino che tiene in mano. Se lo fa, io entro e la uccido. Mi crede?
S.
Ha dieci minuti per uscire da quella porta. Se dopo dieci minuti non  uscito, io entro e la uccido. Mi crede?
S.
Benissimo. La lascio entrare e faccio partire l'orologio. Per favore non alzi la voce. Ci renderebbe nervosi e non voglio che succeda. Okay?
Certo.
Allora entri pure.
Steve apre la porta ed entro nella suite. Un piccolo ingresso immette in una spaziosa zona giorno. Individuo la linea di nastro adesivo rosso sul pavimento, mi avvicino e mi fermo esattamente al di qua. Eccolo l, dopo tutti questi anni, seduto su un divano grigio a meno di dieci metri di distanza, che mi fissa senza riuscire a staccare lo sguardo da me.  pi grosso di come appare sullo schermo o sul podio, e non c' neppure un briciolo di apprensione sul suo viso.
Ciao, io sono Abe.
Io sono Columbus, e sono tuo figlio.
Lo dico con calma, come se stessi parlando del tempo che fa.
Come fai a esserne certo, Columbus?
Sono il bambino che LaWanda Dickerson, da te conosciuta come Amanda B., portava in grembo quando l'hai fatta uccidere durante il tuo primo anno al Congresso.
Lui non abbassa n distoglie gli occhi.  molto bravo a controllare lo sguardo, una capacit che lo ha aiutato molto in politica.
Non  stato cos, figliolo. Io volevo solo che lei lasciasse Washington, ma alcuni uomini che si occupavano di proteggermi presero il loro compito troppo sul serio.
Si alza in piedi, con le mani in tasca. Ma come fai a sapere che io sono tuo padre?
Lo so.
Lei era una prostituta...
Lo so dico, rispondendo sempre alla prima domanda.
Abe Mann mi guarda come un architetto guarderebbe il progetto finito, in cerca di errori e difetti. Ma non ne trova.
Lo credo anch'io. Basta guardarti. Sospira. Ma perch venire qui, proprio adesso? Cosa vuoi?
Sono stato pagato per ucciderti.
Lui deglutisce e toglie la mano dalla tasca. Mi mostra una scatoletta argentata con un bottone sopra. Per uccidermi?
S. Sono un killer professionista. Ho ucciso uomini e donne in tutto il mondo. Lo faccio perch sono nato per farlo. Mi capisci?
S. Si guarda la mano, poi torna a guardare me.
Lascia che ti chieda una cosa. Secondo te  una coincidenza che proprio tu sia stato scelto per uccidermi?
Qualcuno mi ha detto che il fato ha un suo modo di far incrociare le strade delle persone.
 vero. Ci muoviamo nel mondo come marionette attaccate alle corde del burattinaio.
Non io. Io ho il controllo di quello che faccio. Le nostre strade si sono incrociate perch io ho voluto arrivare fin qui.
Lui mi studia, come pensando a quello che ho detto.
Credi di essere stato fortunato ad arrivare in questa stanza?
La fortuna aiuta gli audaci.
E come mi ucciderai?
Improvviser.
Prima che io prema questo bottone?
S.
Lui annuisce e posa il cicalino sul tavolino di vetro accanto al divano.
Come pensi di riuscire a fuggire?
Non lo so.
Non mi sembra un gran piano.
No. Tuttavia sono arrivato fin qui.
Questo  vero.
Non hai idea di quello che mi  costato.
Presumo che tutta la tua vita, tutte le tue battaglie, ti abbiano condotto a questo momento.
 cos.
Quanto tempo hai?
Sei minuti.
Allora ascoltami. Ecco come fuggirai. Dopo avermi ucciso corri verso la porta della stanza da letto. La finestra  aperta e puoi scendere usando i balconi. Ma c' anche una terrazza per salire sul tetto. Sali e troverai un carrello per lavare le finestre, sul lato opposto dell'edificio. Regola la velocit al massimo e scendi tutti i venti piani fino a terra. Puoi essere gi lontano quando l'agente Steve entrer da quella porta.
Ho mantenuto una faccia da poker durante tutto il discorso, ma non riesco a comprendere. Perch mi stai dicendo questo?
Perch sono stato io ad assoldarti.
La verit entra nella stanza come un vento forte che disperde la nebbia.
Ma perch?
Come ho detto, sono solo una marionetta appesa a un filo.
Non  abbastanza.
Hai solo quattro minuti, figlio mio. Deve essere abbastanza, se vuoi sopravvivere.
Ma tu non vuoi vivere!
Credi che abbia scelta? Sono una brutta persona, ed esiste un solo modo per smettere di esserlo. Ho gi provato tutte le altre strade. Non sono io che comando. Non posso neppure creare uno scandalo per scendere dal treno. Non sono l'uomo che vedi in televisione. Sono un mostro.
Spiegati.
Si siede, anzi si lascia cadere sul divano, come se questa confessione gli avesse tolto le ultime energie. Tre minuti dice, debolmente.
Spiegati ripeto, a denti stretti.
Non ho ucciso io tua madre. Non sapevo che loro avrebbero fatto una cosa del genere. La politica... i politici... Noi non decidiamo nulla. Cazzo, non possiamo neppure metterci le scarpe senza che qualcuno ci dica esattamente cosa fare. Non capisci? Troppe persone si affidano a noi per far andare la macchina, troppe persone ci possiedono, per lasciare che i nostri vizi ci tengano incatenati. Il potere non  nelle grandi sale del Congresso, ma negli angoli, nei corridoi, tra lo sporco sotto i tappeti.
Sta prendendo forza, parla come a Portland, come quando credeva davvero in ci che diceva.
Quando ho avuto il mio... problema con tua madre, alcuni uomini in nero hanno fatto scomparire il problema. Tu sai di cosa parlo. Non avrei mai creduto che...
E Nichelle Spellman a Kansas City? E quante altre?
Abe Mann abbassa gli occhi. Non posso farci nulla.  come se in questi anni fossi stato risucchiato in un buco nero. Non c' via di fuga. Non per me. Ci sono persone corrotte alla guida di questo paese. Lo gestiscono come se fosse una loro propriet. Sono spinti dal denaro, dall'avidit. Mi taglieranno a pezzi, un pezzo dopo l'altro, finch non saranno rimasti che pochi avanzi per gli avvoltoi.
Ora parla con voce rauca, scossa, come se le parole fossero state prese a pugni prima di uscirgli dalla bocca. Ha gli occhi vuoti, sembra quasi parlare a se stesso, pi che a me. Cosa credi che succeder dopo che avr vinto? Cosa succeder quando controller la politica, i Servizi Segreti, quando sar comandante in capo dell'esercito? Credi che gli uomini in nero svaniranno nel nulla? Credi che mi lasceranno in pace? O piuttosto acquisteranno forza, si sentiranno galvanizzati, e si spingeranno ancora oltre? Scuote la testa. Non posso fermarli. Loro non si lasceranno fermare. La mia unica possibilit ... la fuga.
La mia voce  gelida. Puoi liberarti di loro. Costringerli a lasciarti fare a modo tuo.
No. Non capisci.
Scrollateli di dosso, getta una sedia contro una finestra, fuggi...
No.
Potresti almeno provarci. E se ti colpiscono, rialzati e provaci di nuovo.
Forse molto tempo fa avrei potuto farlo. Ora sono stanco.
Puoi restare nel presente, combattere il passato, diventare un uomo nuovo...
Impossibile.
Tu puoi controllare il tuo futuro. Puoi piegarlo alla tua volont.
Invece non posso.
Sei un codardo.
S.
Lo guardo e ora mi sembra meno imponente di quando sono entrato. Ho un'ultima domanda. Lo sapevi? Sapevi che sarei stato io a venire qui a ucciderti?
Studia il mio viso, stringendo gli occhi. Ti aiuterebbe se rispondessi di s?
Attraverso la stanza e gli sono addosso prima che possa prendere un altro respiro. Gli stringo la gola con la mano sinistra, visto che la destra  inutilizzabile. Siamo vicinissimi, ma lui ha chiuso gli occhi. Non oppone resistenza, si lascia andare mentre chiudo le dita intorno alla gola e gli strappo quasi la trachea, rompendo la pelle con una stretta molto pi potente di quanto immaginassi.
Cox e Pooley e Levine e Janet Stephens e Hap recedono nell'ombra, scompaiono e il sangue sprizza sul divano grigio come un geyser e gli occhi di Abe Mann si aprono di scatto e si rovesciano e lui soffoca nel suo stesso sangue, accasciandosi sul pavimento.
Corro nella stanza da letto. La finestra  aperta e so che mio padre non ha mentito, forse per la prima volta da molto tempo.
Dal balcone mi arrampico per un paio di metri e arrivo sul tetto a terrazza. Lo attraverso di corsa e dalla parte opposta lo vedo proprio dove mi aveva detto che sarebbe stato. Un carrello lavavetri che  come una barca per passare lo Stige. Spingo i bottoni e scende rapidissimo.
La spalla mi fa un male tremendo ma lo ignoro, e il vento mi punge la faccia e posso sentire il sapore del sale nell'aria che arriva dall'oceano, a ovest.
...
.
...
Epilogo.
...
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...
L'autista mi apre la portiera, scendo dalla Mercedes bianca e lui mi consegna la valigia. L'albergo  come lo ricordavo, addossato al fianco della collina come un pezzo del paesaggio. La mia stanza  ampia e confortevole. Esco nel patio con vista sulla cittadina e sul mare e guardo in alto, posando gli occhi sulla villa dei Cortino.
Mi chiedo chi ci abiti ora. Sono passati sei anni da quando Gianni Cortino, sua moglie e la guardia del corpo sono stati trovati assassinati in camera da letto, una mattina di giugno. E stato un crimine che ha sconvolto Positano, ma il t mpo e la risacca infinita del mare hanno cullato la cittadina, spingendola di nuovo nel suo sonno tranquillo. Tuttavia immagino che ora la gente chiuda a chiave la porta, di notte.
Los Angeles ha avuto una reazione simile, la seconda volta in cui un candidato alla presidenza  stato assassinato mentre era in citt. Ma non c' stato un Sirhan Sirhan sul quale vendicarsi. Solo un John Smith dalla faccia anonima, la voce piacevole e la capacit di scomparire nell'aria. Due anni dopo, il caso resta irrisolto, nonostante tutti gli sforzi.
Ora sono qui a Positano a rimettermi in sesto. Sta per finire l'estate e ho informato Ryan che stavolta avr bisogno di alcuni mesi di pausa prima del prossimo incarico.
Alcuni mesi in cui non voglio creare connessioni da spezzare in seguito. Alcuni mesi in cui voglio solo respirare, vivere e ricordare.
Dopo l'uccisione di Abe Mann ho lavorato solo in Europa, e Ryan si  trasferito a Parigi per svolgere meglio il suo ruolo.  contento di non vivere pi nel deserto, inoltre qui le forze dell'ordine sono pi rilassate, l'economia  forte, le richieste di lavoro infinite. Credo sia felice di avere un orso d'argento sotto la sua egida, anche se tra noi non parliamo mai del nostro privato. Il nostro  un rapporto d'affari in cui tutto  molto semplice.
Poco tempo fa Ryan si  recato in Colorado, su mia richiesta.  la prima volta che prepara un dossier su una persona che non  un bersaglio. Ho il fascicolo tra le mani proprio adesso, ma non l'ho ancora aperto. Ho voluto aspettare di arrivare in questo posto costruito sul fianco di una collina, che sembra sempre sul punto di precipitare in mare. Mi siedo nel patio, respiro l'aria fresca della sera e apro la busta con il pollice.
Il nome in cima alla pagina  Jaqueline Grant, cognome da nubile Owens, di Boston, Massachusetts. La foto mostra una donna di profilo mentre scende da un'auto per entrare in un supermercato. Ha i capelli pi lunghi di quando ci frequentavamo e il viso  un po' pi pieno. Sembra contenta o forse questa  solo una mia proiezione.
 sposata da tre anni. Suo marito ha un ristorante, un posto pulito e luminoso che serve hamburger a una clientela locale, ha la stessa et della moglie e la tratta bene. Mi chiedo come si siano conosciuti. Mi chiedo se  stata sfortunata con gli uomini dopo di me, o se ha semplicemente rinunciato a loro finch Alex Grant  apparso nella sua vita. Mi chiedo se si senta sicura
con lui. Mi chiedo se lo ama.
...
.
...
FINE.